Allen Iverson, This is it

Iverson END Allen Iverson ha annunciato il suo ritiro dall’Nba nella nottata scorsa. Notizia che non sorprende gli addetti ai lavori ma che lascia comunque a disagio gli appassionati di pallacanestro e i suoi milioni di tifosi nel mondo. Ecco chi era A.I

It’s all over!

Proprio come dissero i telecronisti americani quando, dopo la sconfitta dei Cavaliers in gara 6 degli scorsi playoff contro i Magic, la televisione inquadrava un affranto e distrutto LeBron James.

Questa volta non è non parliamo di una sconfitta, ma alla fine di una carriera di un piccolo ed immenso giocatore, Allen Iverson che, forse per la prima volta nella sua vita, ha dovuto alzare bandiera bianca.

I still have tremendous love for the game, the desire to play, and a whole lot left in my tank. I feel strongly that I can still compete at the highest level

Sono state le sue parole mercoledì, quando ha annunciato il suo ritiro, a rimostrare che a 34 anni, con una miriade di infortuni alla spalle, la voglia di giocare e di competere non gli manca e per chi lo conosce sa che non vede l’ora che il suo cellulare squilli per sentirsi dire “abbiamo bisogno di te!”, quindi attenzione, soprattutto quando ci si avvicinerà nel periodo dei Playoff.
Ora come ora però nessuna franchigia Nba è disposta ad accettare questa sfida: chi per problemi salariali (vedi Charlotte), chi per ruolo e minuti (il fallimento di Memphis) e chi per “futuri problemi” come i New York Knicks.

In testa al bastardo Una splendida carriera cestistica, la quale però non ha mai avuto la coronazione di un titolo: quel titolo che da solo avrebbe conquistato con i suoi Sixers se sulla sua strada non si fosse trovato il miglior Shaquille O’Neal di sempre e una squadra invincibile come quei Los Angeles Lakers.

Negli ultimi giorni la TNT ha lanciato un sondaggio su quale fosse la migliore prestazione individuale in una partita di playoff; i 48 punti di Gara1 delle NBA Finals 2001 di A.I allo Steaples Center dominano ancora oggi dopo quasi 8 anni sulle magie di LeBron, Shaq, Duncan e D-Wade.

Nel 2004 accettò la sfida di andare alle Olimpiadi di Atene con un Team USA formato appena un mese prima della manifestazione con James, Wade e Anthony che erano reduci dal primo anno Nba. Iverson e Duncan arrivarono da soli alle semifinali contro l’Argentina ma una fortunosa tripla di Montecchia infranse i sogni di gloria, facendo prima nominare come “Scream Team” e poi tartassando ogni singolo giocatore.

L’addio a Philly nel 2006 per approdare a Denver dove il rapporto (in campo) con Carmelo Anthony era una continua serie di alti e bassi; se erano in serata i Nuggets mostravano un basket-spettacolo unico e in casa erano praticamente imbattibili, come testarono i “Big Three” di Boston, che al Pepsi Center dovettero accettare la prima sconfitta della stagione a Ovest. Il problema era che il feeling non era sempre costante e lo “sweep” contro i Lakers nei playoff 2008 mise in evidenza tutti i limiti.

L’approdo ai Detroit Pistons faceva sperare bene per quella conquista del titolo, ma neanche il tempo di mettere piede al Palace di Auburn Hills e lo spogliatoio, guidato da una prima donna come Rip Hamilton e per giunta in panchina un coach senza polso come Curry, misero il figlio di Ann fuori dai giochi.

Dan Peterson, tanto per non perdere il vizio, 4135543262_0a25f1f374_o scrisse su Nba Italia l’ennesimo articolo-critica contro “Bubba Chuck” intitolandolo “Iverson, talento perdente”. Come solito fare metteva in evidenza il fatto che Iverson non fosse un giocatore vincente e che fosse solo uno spacca-spogliatoi alla Stephon Marbury. Ho sempre considerato queste esternazioni di Dan Peterson e di chiunque  come attacchi senza senso pronunciate da persone che si limitano solo a leggere il nome sulla maglia senza minimamente considerare le situazioni e il contesto in cui il giocatore, Iverson in questo caso, si trovasse.

Prima estate da Free-Agent, un calvario definita dallo stesso giocatore scelse i Memphis Grizzlies; appena 4 partite con una media minuti pari a 17.5.

No! Allen Iverson non è una riserva, è vero che non ha più l’esplosività o la velocità dei tempi d’oro, ma stiamo sempre parlando di un futuro Hall Of Famer che, anche se non in serata, può sempre risolverti una partita.

Adesso è tutto finito, Allen ha appeso le scarpe al chiodo dicendo basta: basta cross-over, basta tiri forzati al limite dell’impossibile, basta ricevere ogni notte la solita scarica di botte, basta infiammare le folle…per’ora

Non voleva diventare il nuovo Michael Jordan o il nuovo Magic Johnson, voleva solo essere se stesso come disse nella magica stagione 2000/01.

Lui è, era e resterà sempre Allen “The Answer” Iverson; il ragazzo uscito dall’inferno di Hampton, l’uomo del “We Talk About Practice!?”, l’Mvp più piccolo della storia, il secondo (per media punti) marcatore ogni epoca nei playoff con 29.7 punti, il rookie che si prese la briga di sbeffeggiare Michael Jordan, giocatore e uomo mai veramente compreso.

If it weren’t for Allen Iverson, a lot of guys in this league wouldn’t be who they really are

LeBron James

10 anni di NBA!!!

Francescomatteo Bertoli

F.M.B

F.M.B

Una vita passata nello sport specialmente nel mondo della pallacanestro, praticamente appassionato di tutti gli sport con una predilezione per quelli Made In USA. Non ho una squadra NBA preferita, tendo a simpatizzare quelli snobbati/odiati dalla comunità o i casi patologici, in NFL invece vi basti sapere TB12. Nickname: F.M.B