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“Go Time”, Ep.3
In passato era un arma poco utilizzata e poco studiata, oggi invece è alla base di quasi tutte le squadre nel mondo, diventando anche la prima opzione offensiva. In questo episodio di “Go Time” andiamo ad analizzare l’importanza e il valore del tiro da tre punti.
È una soluzione che è stata aggiunta al gioco per costringer le difese a non limitarsi a un arrocco intorno al canestro, premiando le prestazioni balistiche dalla lunga e creare più spazio anche per giocare al suo interno, aumentando la pericolosità, spaziature e situazioni di gioco.
Europa
Una delle scuole che meglio ha interpretato questa situazione fu la scuola serba con Divac, Nesterovic ,o Sabonis per i lituani; lunghi capaci sia di attaccare canestro che abili passatori in grado di ridar palla fuori a tiratori o taglianti.
Ora si e passati a non avere più quei centri dominanti e si cercano lunghi all’ epoca atipici alla Fucka, Nowitzki e Lewis: giocatori che tirino da tre e giochino fronte a canestro, ciò porta a creare più spazzi ma distrugge in parte l’idea per cui si era creata la riga da 3 punti invertendo diametralmente il problema. L’allungamento di essa dovrebbe limitar chi riesce a esser pericoloso dal dietro la riga, quindi riportare i palloni anche sotto le plance non solo per tagli e schiacciate ma anche qualche giro e tiro o gancio celo che ormai ci mancano.
In NBA…
USA
Utile per aumentare gli spazzi e quindi diminuisce gli aiuti che chiudevano la strada al ferro dando più possibilità di schiacciare.
Molte squadre giocano cavalcando il “run and gun” o giochi che portano a sbilanciarsi e giocare troppo sulla giornata dei tiratori sia piccoli che lunghi: Toronto con Tukoglu e il Mago; Chicago che non avendo dei veri lunghi deve giocar in rapidità e vive e muore con il gioco in velocità e tiro dalla lunga (anche se ciò e stato limato cedendo Gordon); la filosofia D’Antoniana con il famoso “7 seconds or left” e il primo beneficiario sembra il nostro Danilo Gallinari.
La miglior esponente del settore è la franchigia di coach Van Gundy, gli Orlando Magic. Howard sotto il cesto attrae sempre e di conseguenza le rotazioni difensive finiscono spesso con i raddoppi su Superman il quale, come l’anno delle NBA Finals, scaricava fuori per cecchini come Lewis, Turkoglu, Nelson/Alston e Pietrus.
Quindi…
…ci son più filosofie e punti di vista dal “run and gun” alle transizioni messiniane (coi 4 sull’arco perchè son tiratori da 3 formidabili) ai penetra e scarica di piccoli per punire gli aiuti e le rotazioni difensive finendo con i dentro fuori per punir i raddoppi sui lunghi; la cosa fondamentale sarebbe non fossilizzarsi e viver solo di questo ma solo sfruttarla per allargare il campo e stancare gli avversari costringendoli a concedere qualcosa. Se i tiratori sono in serata non c’è partita ma se invece pescano la serata “no”, il tiro da tre potrebbe diventare auto-distruttivo se in più non si ha un rientro difensivo efficace contro i contropiedi avversari.
Dati alla mano, nessuna squadra col credo nel tiro pesante ha mai vinto l’anello e l’ultimo esempio sono stati gli Orlando Magic, ma più andiamo avanti più avremo 5 giocatori perimetrali, stravolgendo totalmente i vecchi schemi della pallacanestro; Larry Brown nell’All Star Game del 2000 vinto dalla Eastern Conference di Iverson e Marbury, ci vide lungo; infatti giocò l’ultimo periodo con 4 guardie e un centro (Mutombo).
Goffredo Caravita



