Melo e Flash alla riscossa!

2008 NBA All Star Game -5aMTv4Wh_Ql Occupiamoci adesso di altri due possibili contendenti al titolo di MVP di questa stagione e anche delle prossime, altri due giocatori usciti dal college nel 2003, scelti nello stesso anno di Lebron James: Carmelo Anthony & Dwyane Wade.

Un Draft che ha avuto al numero 4 Chris Bosh, un altro di cui occuparsi, mentre al numero 2…Darko Milicic, vabbè anche l’universo NBA non è perfetto. Ma torniamo ad occuparci di questi due straordinari talenti, entrati nella lega in chiaroscuro, visto che le attenzioni della lega e della stampa del periodo erano concentrati sul LBJ, ovviamente, e sull’incredibile scelta numero 2. Eppure entrambi nella loro esperienza al college avevano lasciato un impronta fondamentale per la loro carriera. Anthony, nell’unica stagione giocata a Syracuse University, portò l’università di coach Boeheim a vincere il titolo NCAA, Wade invece al college ha avuto un esperienza più lunga e tortuosa. Arrivato a Marquette non riuscì a giocare nel suo primo anno causa i voti non all’altezza, nonostante questo coach Crean decide di farlo allenare lo stesso con la squadra, nei successivi due anni questa mossa darà i suoi frutti, infatti Wade porterà l’università del Wisconsin alle Final Four NCAA nel 2003.

Paradossalmente il loro impatto nella lega è stato, almeno nel primo anno, superiore, da un punto di vista dei risultati, a quelli ottenuti da King James. Entrambi infatti contribuirono a portare le rispettive franchigie ai Playoffs con record vincenti nella  stagione 2004, franchigie che arrivavano da due stagioni perdenti, addirittura i Denver Nuggets con il peggior record della lega. Da li in poi i due sono diventati delle autentiche stelle della lega, e se questo per Anthony poteva anche essere messo in preventivo, l’escalation verso la gloria di Wade è stata quanto meno sorprendente. Difatti il nativo di Chicago ha avuto un impatto con la lega difficile, difficile da collocare in campo in quanto al college “Flash” giocava ala piccola, visti i 100kg di peso, ma nell’NBA i 193 cm scarsi gli impedivano di occupare quel ruolo, inoltre un infortunio gli fece perdere le prime 21 partite della stagione 2003/2004, poi al rientro fu uno dei grandi protagonisti della stagione, conclusasi con l’arrivo ai playoff. Dwyane fece subito vedere le sue grandi doti di attaccante, una guardia potentissima, 5afdd28cc9f8c136a4f42f638b7b7d03-getty-90043757fm013_heat_magicdotato di movimenti felini in avvicinamento a canestro con un atletismo impressionante che lo rende capace di sopportare i contatti anche più duri. Con l’arrivo di Shaq la carriera del prodotto di ha avuto un ulteriore impennata verso l’alto, difatti nella stagione 2004/05 Miami raggiunse addirittura la finale di conference ad est contro Detroit, la stagione successiva arriva addirittura il titolo NBA con il premio di MVP delle Finals, giocate in maniera tale da far si che qualcuno provò anche a paragonarlo al primo Michael Jordan. Poi due stagioni interlocutorie con quella 2007/08 addirittura tragica, sia per la squadra che per il giocatore stesso vittima di continui infortuni.

La stagione scorsa ha visto un Wade tornato nel pieno nella sua efficienza fisica, capace di portare gli Heat nuovamente ai playoff vincendo la classifica dei marcatori della lega, dimostrando di essere capace di migliorarsi ulteriormente nel suo gioco offensivo già notevole, infatti alla capacità di giocare in uno contro uno ed in avvicinamento a canestro ha unito anche una maggiore propensione nel trovare il canestro anche dalla linea dei tre punti.

Quest’anno il #3 sta continuando sulla falsariga della stagione scorsa, gli Heat sono esattamente una grande squadra ma grazie al suo apporto sono ancora in lotta per fare la post season, e Wade si è tolto la soddisfazione di vincere il titolo di MVP dell’ultimo All Star Game, facendo vedere un intesa con King James che ha fatto nascere parecchie domande circa il futuro della guardia di Chicago, visto che anche lui al termine di questa stagione sarà uno dei free agent su cui si discuterà nell’estate 2010.

Le stagioni di Carmelo Anthony nella lega, rispetto a quelle di Dwyane, sono state meno caratterizzate da alti e bassi, si può dire che Anthony anno dopo anno sta migliorando sia il suo gioco, che la capacità di far cresce la squadra intorno a lui. La critica si è aspettata grandi cose dal prodotto di Syracuse, come detto lui è entrato nella lega come il vero antagonista di LeBron James.

Personalmente inoltre la stagione da rookie di Melo è stata decisamente superiore a quella del “King” infatti Cleveland e Denver partirono entrambe dallo stesso numero di vittorie ottenute nella stagione 2002/03, ma i Nuggets chiusero la season 2004 con un record positivo nella Western Conference con un Anthony da più di 21 punti di media leader della squadra, cosa vista poche volte nella lega. Da li tutte stagioni vincenti, stagioni in cui Anthony si è dimostrato sempre un attaccante fuori dal comune, tiratore micidiale anche dall’arco dei tre punti, ma non sempre a questa sua capacità offensiva ha d39116d340b2465dbeba674b55d4ba79-getty-90043716rw012_warriors_nuggets unito quelle doti da leader che ad esempio James e Wade hanno dimostrato di avere da subito. Questo ha fatto si che la dirigenza dei Nuggets decise, all’inizio della stagione 2006/07 dopo i fatti accaduti al Madison Square Garden, di affiancare ad Anthony un altro attaccante come Allen Iverson, famoso anche per la sua leadership in campo e negli spogliatoi. Se questa unione poteva all’inizio far venire più di un dubbio a molti, si è rivelata invece salutare per l’ala nativa di Brooklyn che nelle due stagioni giocate vicino a Allen I ha visto migliorare il suo gioco offensivo e, probabilmente a nostro avviso, è stato capace di apprendere la capacità di diventare leader di una franchigia.

Con la partenza di Iverson e l’arrivo di Chauncey Billups Anthony è ritornato ad essere il leader offensivo dei Nuggets ma stavolta è stato capace di salire di un gradino nel suo gioco dimostrando finalmente di poter essere quel giocatore-franchigia che in Colorado stavano aspettando sin dal momento della sua scelta. Questa sua trasformazione l’ha reso capace di crescere anche difensivamente, cercando anche di difendere su giocatori di pari lignaggio, vedi la finale di conference del 2009 e i suoi duelli con Kobe Bryant, ha aumentato la sua capacità nell’andare a rimbalzo anche offensivo, sfruttando appieno i suoi 203 cm e i 105 k di peso un ala piccola fatta e finita. Che Anthony sia poi un grandissimo giocatore offensivo lo testimoniano le sue cifre ed i suoi record, primo tra tutti quello di più punti segnati in un quarto, 33, tolto al grande George “Ice” Gervin, attaccante a cui è stato spesso paragonato Melo. Per entrambi la carriera ha riservato il destino, beffardo, di essere in continua competizione con un personaggio che viene definito prescelto per un motivo.

Melo si è affacciato solo lo scorso anno alle finali di Conference contro i Lakers ove ha promesso la rivincita quest’anno e giurato battaglia ai giallo-viola anche nelle prossime stagioni in quanto resterà un Nuggets, D-Wade ha già vinto un anello (con titolo di MVP delle Finals) e quest’estate potrebbe condividere lo spogliatoio con l’idolo del figlioletto (James, ndr); che sia la volta buna che i due abbiano le luci dei riflettori e, come pronosticato 7 anni fa, essere insieme a LeBron la Lega stessa?

Ce lo dirà solo il futuro…poi c’è sempre quello che all’All Star Game vestiva il cardigan grigio in panchina nella Western Conference.

Marco Abbati

F.M.B

F.M.B

Una vita passata nello sport specialmente nel mondo della pallacanestro, praticamente appassionato di tutti gli sport con una predilezione per quelli Made In USA.
Non ho una squadra NBA preferita, tendo a simpatizzare quelli snobbati/odiati dalla comunità o i casi patologici, in NFL invece vi basti sapere TB12.

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