Magic, manca ancora qualcosa, ma cosa?

howard Otto vittorie consecutive nelle prime otto partite di Playoffs, gioco autorevole e massacrante (chiedere agli Hawks), con fuori James erano dati favoriti per la finalissima ma sono crollati contro i Celtics. Una maledizione per Carter, Howard ancora acerbo e Lewis forse troppo valutato.

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Orlando saluta la compagnia, esigua, rimasta e se ne va, ad un passo dal riconfermarsi campione ad est e con più di un pronostico favorevole anche per la serie finale. Dopo l’eliminazione dei James-Cavs la sorte sembrava aver regalato alla squadra di coach Van Gundy, reduce da un’altra grande regular season, una chance notevole per chiedere la rivincita alla vincente di Lakers-Suns.

E invece quei vecchi volponi dei Boston Celtics hanno inflitto a Howard e compagni una cocentissima delusione, e la serie è finita in sei gare solo perché sul 3-0 Boston ha pensato bene di farsi un riposino di due partite non autorizzato. Certo a guardare bene le prime due gare giocate a Orlando, quelle che hanno indirizzato la serie verso i Celtics, ci sarebbe più di una cosa da dire sugli arbitraggi terrificanti pro Boston, come se ci fosse una volontà inconscia (???) di voler rivedere la franchigia del Massachussets in finale possibilmente contro i Lakers. Ma evitiamo di fare i “soliti italiani”, rubando l’affermazione a Federico Buffa, e cerchiamo di capire come Orlando sia riuscita  a sprecare una possibilità così grande di tornare alle Finals.

Orlando è parsa una squadra molto fragile caratterialmente, quando ha trovato una squadra che nei playoff ha giocato fisicamente (e sporco) è scomparsa dal campo senza riuscire ad imporre il suo gioco ma subendo continuamente quello degli avversari. E questo per colpa della scarsa fantasia dimostrata da coach Van Gundy, che non ha modificato di niente il suo gioco rispetto allo scorso anno risultando prevedibile per un genio della difesa come Tom Thibodeau.
Orlando è una squadra che vive o muore con il tiro da tre, lo scorso anno aveva demolito Boston prima e i Cavs dopo grazie alle percentuali da dietro l’arco, quest’anno solo Jameer Nelson e J.J. Redick hanno trovato il canestro dalla distanza con continuità mentre Pietrus è sembrato il fratello scarso di quello dello scorso anno, Carter e Barnes hanno francamente deluso nel momento chiave. E qui ci starebbero bene due parole su Vince Carter che per l’ennesima volta nei playoff ha fallito quando il gioco si è fatto di alto livello, così come aveva fatto già con Toronto contro Phila nel 2001, sculacciato in malo modo da Allen Iverson, e con i Nets nel 2007, dimostrandosi quindi tutt’altro che un vincente. A questa squadra poi è mancato un leader, quello che lo scorso anno era stato l’incredibile Hedo Turkoglu.
Una parola anche su Rashard Lewis dal quale ci si aspettava molto di più, visto anche il contrattone (altre tre stagioni con $20 milioni annui); l’ex Sonics ha ammesso che un virus lo ha deficitato, infatti le cifre sono bruscamente crollate nella serie contro i Celtics, ma l’impressione che hanno avuto molti è che quando la posta in palio si alza, Rashard tende a sparire (vedere la serie vs i Lakers dell’anno scorso), ad Orlando la gente si chiede, ne valeva la pena investire così tanto?

Ci si aspettava che questo ruolo sarebbe stato occupato da uno tra Carter e, più possibilmente, Dwight Howard, ma se “Vincredible” ha fallito, anche il centro dei Magic non è riuscito a dare la leadership necessaria in una squadra di questo livello, cosa ancora più grave se sei ritenuto da molti, oltretutto, il miglior centro della lega. Guardando le fredde statistiche Howard il suo lo ha detto, ma il Basket nei Playoff NBA non è solo statistiche e troppe volte il centro dei Magic, specie nelle prime tre gare, si è trovato in difficoltà se non con Perkins, che non si capisce come faccia a stare in questa lega , con quell’incredibile mago della difesa che è, quando ha voglia, Rasheed Wallace e addirittura a volte con Glenn Davis, che avrebbe dovuto essere spazzato via senza problemi. E nella mancanza di leadership di Dwight Howard un po’ di colpa potrebbe avercela anche Stan Van Gundy, che non è mai sembrato essere un grandissimo estimatore del suo centro, visto lo scarso numero di giochi chiamati per cercare di far giocare Howard non da fermo spalle a canestro ma in maniera dinamica, come spesso si è visto solo in gara 5. Orlando chiude qui, adesso ci sarà un’altra estate ma se lo scorso anno la delusione per la sconfitta nelle finali poteva essere mitigata dall’idea di essere arrivati là dove nessuno pensava possibile arrivare, quest’anno l’eliminazione lascia un bell’amaro in bocca e si dovrà capire bene da dove e da chi ricominciare, coach Van Gundy in primis.

Marco Abbati

F.M.B

Una vita passata nello sport specialmente nel mondo della pallacanestro, praticamente appassionato di tutti gli sport con una predilezione per quelli Made In USA. Non ho una squadra NBA preferita, tendo a simpatizzare quelli snobbati/odiati dalla comunità o i casi patologici, in NFL invece vi basti sapere TB12. Nickname: F.M.B