Arma Letale Ep.4: Lamar Odom

Chiudiamo col botto la nostra mini rubrica di 4 episodi sui giocatori letali e quale miglior esempio del 2 volte campione NBA e Campione del Mondo 2010 Lamar Odom? La carriera, la vita dentro e fuori dal campo non erano riassumibili come nei precedenti episodi, quindi preparatevi e godetevi questo post omaggio a 5 stelle

EP.1 : DEJUAN BLAIR

EP.2: GLEN DAVIS

EP.3: MIKE MILLER

2 Novembre 1999. Ai più potrebbe sembrare una data anonima, anzi qualcuno visto quel 2 Novembre magari farà anche qualche scongiuro. Ma per molti di noi ha significato l’ingresso nella lega di un autentico genio del basket, e non solo, uno che ha portato una nuova concezione filosofica dell’attitudine alla pallacanestro.
E’ la data in cui Lamar Odom ha fatto la sua apparizione, ed il termine non è usato a caso, sui parquet della NBA, in maglia Clippers, la metà oscura di Los Angeles, contro i Seattle Supersonics . Box score, per la mera cronaca numerica, 30 punti, 12 rimbalzi, 3assist, 2 stoppate e 2 palle recuperate, in 44 minuti di gioco. Per la cronaca dell’impatto sul mondo del basket professionistico, basterebbe guardare un filmato di quella partita, che per chi aveva avuto la fortuna di veder giocare Odom all’università di Rhode Island non sembrava poi così diverso: un grande che gioca con dei bambini, solo che qui il rookie sarebbe dovuto essere lui…appunto. E qui è doveroso fare un passo indietro per spiegare cosa diavolo ci facesse un newyorchese del Queens all’università di Rhode Island. Ma per spiegare le fasi adolescenziali della vita cestistica, e non solo, di Odom probabilmente non basterebbe un libro come si può riuscire a farlo in un articolo? Diamo alcune indicazioni di massima. Il nostro già a 15 anni era una star delle High School della grande mela, per citare Federico Buffa giocava 5 ruoli perché nel basket non ne esiste un sesto. Solo che allora la testa ancora non era così vicina alla filosofia quindi gestire il successo, la notorietà e gli studi non doveva essere facilissimo.

Secondo voi cosa è venuto meno?
E questo malgrado una nonna, vera genitrice del nostro visto che il padre ha lasciato a Lamar solo il cognome e la madre era morta già da un po, che a 44 anni prese la brillante idea di iscriversi all’università, quindi attenta all’educazione ma con pochi consigli cestistici. Quindi Lamar tenta comunque la carta dell’università, provando ad andare a Unlv, University Nevada Las Vegas, si non è uno scherzo Odom goes to Las Vegas, solo che dopo aver superato le classiche prove di ammissione universitarie, certo con domande non proprio difficilissime, sulla questione Odom si muove addirittura Sport Illustrated per dimostrare la falsità della prova sostenuta. E qui si cominciano a intravedere le doti filosofico-attitudinali dell’Odom attuale, messo sotto accusa Lamar non replica, anzi se ne va riuscendo in una cosa riuscita a pochi: ricevere il foglio di via da Las Vegas come ospite indesiderato!
Solo questo basterebbe per renderlo il nostro idolo, ma siamo solo agli albori della sua carriera. A questo punto gli rimane aperta la via del Rhode Island, dove coach Harrick, un altro bel personaggio nella vita di Odom, tanto per dire il tipo è stato allontanato dalla Ucla di coach Wooden per aver falsificato una nota spesa di una cena per due…, gli insegna la via della pallacanestro dove prima viene il passaggio e poi il tiro. Qui riesce a starci tre anni tre, che la nonna c’entri qualcosa, prima di rispondere alle sirene NBA.

E dopo questa lunga, ma importante, divagazione torniamo a momenti più recenti. Odom spende quattro stagioni ai Clippers, avarissime di soddisfazioni da un punto di vista dei risultati di squadra ma che lasciano vedere un talento cestistico che poche altre volte si è visto nella lega. Anche perché pure a questo livello lui continua a poter giocare cinque ruoli, grazie alla sua altezza 208 cm, alla sua velocità di piedi, alle sue mani sartoriali ed ad un ball handling che a quelle stature non si è mai visto. Un anno a Miami ed il salto di qualità e fatto, con grandissima stagione splendidi playoff. Poi il viaggio a ritroso, Miami-Los Angeles ma per approdare in sponda Lakers nello scambio che porta Shaq a Miami.
Le prima stagione sembra sinistramente ricalcare la precedente esperienza losangelina di Odom, addirittura i Lakers non raggiungono nemmeno i playoff, e Odom stesso lascia perplessi molti suoi estimatori per la pochezza tecnica del suo gioco in quella sciaguarata stagione. La svolta arriva con il ritorno di coach Phil Jackson sulla panchina dei Lakers. Quale miglior stimolo per un filosofo del basket che avere un coach a sua volta filosofo con cui poter discutere, da pari ovviamente, non solo di basket? Da qui in poi la carriera di Odom (ri)decolla come tutti noi ci aspettavamo. Odom diventa pedina fondamentale nello scacchiere Lakers, tre finali con due titoli negli ultimi tre anni, con Lamar sempre decisivo, soprattutto quando lui ritiene di doverlo essere, cosa molto importante.

Odom nelle serie playoff non sempre è sembrato essere quel giocatore di talento eccelso che è. Questo solo perché è lui che decide quando prendere in mano la partita, con un apporto che va al di la delle pur ragguardevoli cifre statistiche. Guardando le cifre degli ultimi anni sembrerebbe esserci un calo nelle prestazioni, se uno dovesse guardare ad esempio le Finals 2009 e quelle del 2010 capirebbe che il basket e soprattutto il gioco di Odom vanno entrambi e di pari passo al di là delle semplici cifre. Come sempre del resto nella vita di Lamarvelous.

Aggiungiamo ancora una cosa, quest’anno la stagione dei Lakers sembra essere meno brillante delle due precedenti, e qui ritorna il senso filosofico del gioco insito in Odom, squadra in difficoltà, bisogno di una spinta anche da un punto di vista numerico ed ecco che improvvisamente arrivano statistiche come non se ne vedevano da anni per punti e rimbalzi, con la miglior percentuale al tiro nella carriera ad esempio.
E se i Lakers sono ancora in corsa per il primo posto ad Ovest molto lo devono a lui.

L’impatto di Lamar sulle sorti giallo viola è assolutamente unico. Da sesto uomo poi riesce a cambiare il ritmo della partita in attacco come in difesa con insospettabile facilità, grazie a quelle caratteristiche sopra citate, che gli consentono di essere un giocatore assolutamente unico nel panorama della lega. Il suo punto debole è e rimarrà un mistero, non perché non ci sia o perché non lo si conosca, ma perché Odom rimane indecifrabile per alcuni momenti della partita, come se si chiedesse in continuazione “..ma io che ci faccio qui?” aggiungendo a questa domanda anche “ e questi che vogliono da me?..” senza riuscire a darsi le giuste risposte. Poi improvvisamente quando uno meno se lo aspetta riesce da solo a mettersi in modalità “partita” ed a diventare decisivo con delle giocate paradisiache, anche qui basterebbe guardarsi la finale dei mondiali FIBA 2010 per capire di cosa stiamo parlando. Un alieno per tre quarti, un fenomeno in quello decisivo.
Ma d’altra parte la mente dell’ex Miami Heat non è facilmente intepretabile. E come non definire così il suo matrimonio con una delle sorelle Kardashian, Khloe, attore nel reality della famiglia, tra cui spicca la mitica puntata in cui Odom non vuole acquistare una casa del valore di 5 milioni di dollari perché….costa troppo…….Recentemente la creazione, insieme alla moglie, di un profumo: Unbreakable.

In ultimo lasciamo un episodio che già da solo basterebbe per definire il Lamar pensiero. Domenica 7 giugno 2009, gara 2 Finals NBA. Se a qualcuno di noi fosse capitato di avviarci verso lo Staples Center per vedere la partita avrebbe assistito ad una scena paradossale per chiunque frequenti un minimo qualunque sport professionistico anche solo come appassionato. Confuso, ma neanche tanto, in mezzo ai fans che si stavano avviando allo Staples spiccava la figura da 208 cm che aveva deciso quel giorno di raggiungere il campo da gioco con i mezzi pubblici, più una passeggiatina con borsa a tracolla e inseparabile pacchetto di caramelle. Anche qui per la mera cronaca numerica dopo la passeggiata come un tifoso qualsiasi vittoria Lakers con 18 punti, 12 rimbalzi 3 stoppate ed una partita da ricordare.

Welcome in the Lamarvelous World, Spurs, Celtics e Heat sono avvisati..

Marco Abbati

F.M.B

F.M.B

Una vita passata nello sport specialmente nel mondo della pallacanestro, praticamente appassionato di tutti gli sport con una predilezione per quelli Made In USA. Non ho una squadra NBA preferita, tendo a simpatizzare quelli snobbati/odiati dalla comunità o i casi patologici, in NFL invece vi basti sapere TB12. Nickname: F.M.B