El Diablo (Parte prima)

Non si può non dedicare un post ad uno dei giocatori più emozionanti e forti dell’NBA moderna, uno che non viene dai college ma che ha le nostre radici cestistiche come Reggio Calabria e Bologna sponda Virtus, un giocatore che si è preso in mano una squadra partendo come 6° uomo, Manu “El Diablo”. Prima parte

Gennaio 2005.
I fari e le luci nello studio della TNT riscaldano appena una fredda mattinata invernale. Charles Barkley si lascia andare: “Se lui non va all’All Star Game, io a Phoenix non vado a vedere la partita”. Chi? LeBron? Dwyane? Kobe? NO!
Il preferito di Sir Charles è un ragazzo argentino di Bahia Blanca, cresciuto cestisticamente nella penisola italica, che da 8 stagioni “ha portato il suo talento” oltreoceano, vestendolo della casacca nero argento di San Antonio: Emanuel David “Manu” Ginobili.
Arrivato nel 2003 nella Lega da semi-sconosciuto nonostante i successi Europei, Manu si mette subito un anello NBA al dito, pur giocando quell’anno un ruolo secondario. La sua ascesa è veloce e già nel 2004 è protagonista assoluto: guadagnando fiducia e minuti sul parquet, Manu mostra alla Lega tutto il talento che gli Dei del basket gli hanno concesso. L’argentino è sulla bocca di tutti, e persino un’icona del calibro di Magic Johnson rimane estasiata: “E’ il giocatore europeo più entusiasmante che abbia mai visto. Punto.” Proiettato con merito sotto le luci della ribalta, Manu Ginobili viene scelto per partecipare all’All Star Game 2005, anche Barkley potrà andare a Phoenix con il cuore in pace.

Dopo sei anni Manu è di nuovo scelto tra i migliori dell’Ovest, nell’All Star Game di L.A. 2011. Dopo sei anni, due anelli, un premio di sesto uomo dell’anno, due piazzamenti tra i primi 10 nella lista dei candidati all’MVP e uno status di superstar ormai assodato.
L’ascesa del Narigòn argentino nella Lega è stata speculare a quella negli Spurs: arrivato da sconosciuto nel 2003, affermatosi poi come comprimario di lusso, Manu nelle ultime stagioni ha preso in mano la squadra; un sistema che prima girava esclusivamente intorno a Duncan ed al suo gioco in post ora è a completa disposizione dell’ex Virtus Bologna. Quando la palla scotta, a prenderla sono le mani fantasiose del numero 20.

Ma facciamo un passo indietro.

Che questa non fosse più solo la squadra di Duncan se ne erano già avute alcune avvisaglie. Nel 2005, in particolare, Ginobili trascina San Antonio per tutti i Playoffs, e nelle Finals è ancora più decisivo. Anche Prince, che l’anno prima aveva cancellato Kobe Bryant nell’umiliante 4-1 inflitto ai Lakers per mano dei suoi Pistons, può poco o nulla contro l’estro dell’argentino, cui assiste suo malgrado dalla privilegiata, scomoda posizione di suo diretto difensore. Ma la prestazione di Ginobili non è sufficiente a scardinare del tutto le gerarchie texane: l’MVP va per la terza volta a Tim Duncan, per 6 voti a 4; Manu arriva ad un solo voto dal premio ex-aequo.
Tuttavia la strada tracciata dall’argentino non rimane impercorsa.
Due anni più tardi infatti i Texani distruggono in Finale i Cleveland Cavaliers, lasciando King James senza la sua corona: i “Tri Amigos” sono autori di una serie straordinaria, ma delle tre stelle a splendere maggiormente è quella del francese Tony Parker, che si aggiudica il premio di MVP. È la prima volta di un giocatore europeo, la prima volta che tra i neroargento quel premio non è di Tim Duncan.

Ma è il 2008 l’anno della svolta completa: San Antonio parte forte, vince 14 delle prime 17 partite. Ai primi di Dicembre arrivano due delle migliori squadre della Lega, Mavs e Jazz, ma la caviglia di Duncan non regge, e il caraibico è costretto in borghese per qualche settimana.
Si va allora dall’argentino, palla al n°20 e tutti a guardare. Risultato? 37 punti contro Dallas, stesso tabellino due sere dopo contro Utah.

Il mondo del basket assiste sorpreso ed ammirato mentre Ginobili senza timore o reverenza alcuna si appropria dello scettro che un tempo era di Duncan.
La “Dinastia” ha un nuovo padrone.
Tim rimane un pilastro imprescindibile per i Texani (non potrebbe essere altrimenti per un giocatore ritenuto la più forte Ala grande della storia del gioco), ma a decidere il destino di San Antonio è Manu. Tale è la sua influenza sulla squadra e sul gioco che coach Popovich spesso lo fa entrare dalla panchina, per dare una scossa ad una squadra ormai non più fresca e dominante come negli anni precedenti.

Non tutte le favole però hanno un lieto fine, la stagione 2008 è decisiva, ma non solo per il meglio. Giunti ai Playoff, Manu si dà anima e corpo per la sua squadra; ma se l’animo è come al solito indomito e pugnace, il corpo dà un primo segno di usura: nella terza gara contro i Suns la caviglia sinistra ha un piccolo cedimento. Non sembra grave e Ginobili stringe i denti, vincendo la serie contro Phoenix e quella successiva contro gli Hornets di CP3, che si arrendono solo in Gara7.

Ma sarà l’ultima serie in cui gli Spurs potranno contare sul vero Manu.
Nelle prime due gare in Finale di Conference contro i Lakers si stenta a riconoscere il giocatore che aveva incantato per tutta la stagione: gravato dall’infortunio alla caviglia, l’argentino assiste impotente al tracollo di San Antonio, tirando con un inusuale 5 su 21 dal campo.
Con l’adrenalina e la rabbia che lo invadono dopo le due severe sconfitte a Los Angeles, Manu si abbatte sui gialloviola con 30 punti e un irreale percentuale dal campo in gara 3, riportando ai nero argento la vittoria e la speranza.
Ma è solo il canto del cigno: giocando praticamente su una gamba sola, Ginobili torna ad essere (quasi) inesistente in gara 4 e 5; contro una squadra priva del loro giocatore chiave i Lakers hanno gioco facile e fanno propria la serie per 4-1.

Le notizie, già gravi, peggiorano: pochi mesi dopo, in estate, cercando di difendere il titolo Olimpico conquistato con l’Argentina quattro anni prima, Ginobili infortuna di nuovo alla caviglia sinistra già malandata.
Le peggiori paure della dirigenza degli Speroni si avverano: il legamento della caviglia sinistra è quattro volte più grande del normale, l’unica soluzione è andare sotto i ferri.
Operato da un chirurgo di Los Angeles (ironia della sorte…) “El Contusion” comincia un calvario che tra riabilitazione e nuovi infortuni lo porterà a saltare quasi metà della prima stagione 2008-2009, e non solo….

Fine prima parte

Michele Francesco Venturini

F.M.B

F.M.B

Una vita passata nello sport specialmente nel mondo della pallacanestro, praticamente appassionato di tutti gli sport con una predilezione per quelli Made In USA. Non ho una squadra NBA preferita, tendo a simpatizzare quelli snobbati/odiati dalla comunità o i casi patologici, in NFL invece vi basti sapere TB12. Nickname: F.M.B