Anthony & New York, anno 0!

Dopo una stagione di alti e bassi col ritorno ai Playoffs, i New York Knicks si preparano ad un’estate di duro lavoro per dare al rinnovato coach D’Antoni una squadra competitiva, con Carmelo Anthony leader in prima fila.

La stagione per i Knicks si è conclusa con l’eliminazione ai Playoffs per mano dei Celtics con un pesantissimo sweep. Playoffs che nella Grande Mela non si disputavano da ben 7 anni e che comunque, a prescindere dal loro esito negativo, sono stati visti dai tifosi come un altro importante tassello nel progetto per tornare a volare.
Ora, dopo esserci concentrati qualche mese fa sull’impatto di Stoudemire in squadra, facciamo il punto sulle prestazioni dell’altra tanto attesa superstar, Carmelo Anthony.
Il suo arrivo, tanto sperato dai tifosi e dall’ex Suns , ha rivoluzionato molto la squadra di Coach D’Antoni, in una trade che la privò di Gallinari, Felton, Chandler e Mozgov, rimpiazzati da Billups, Carter, Williams, Balkman e proprio Melo. L’entusiasmo sarebbe dovuto essere alle stelle, e così inizialmente lo è stato, salvo però poi scemare alla vista delle prestazioni degli ultimi 2 mesi di Regular Season nella compagine della Grande Mela.

Melo attraversa un periodo di alti e bassi – per 3 partite consecutive va oltre i 35 punti, vince per 2 volte consecutive il premio di “Player of the Week” e termina le 27 partite in maglia NY con 26 punti di media – mentre in gare decisive, come contro Miami o Orlando, scompare dal campo lasciando all’eterno “Smooth Criminal” Chauncey Billups il peso di canestri decisivi o, fatto accaduto diverse molte, commette ingenuità (falli, palle perse) nell’ultimo possesso, condannando la sua squadra.
Tiri che ad inizio stagione erano nelle mani di Stoudemire, che ancora deve costruire un feeling con Melo in quanto spesso in campo il gioco dei Knicks è apparso confuso data la propensione di quest’ultimo a fossilizzare il gioco d’attacco con la palla in mano, diversamente da quanto si era visto nel periodo d’oro dell’annata di NY (quello a cavallo tra dicembre e gennaio) dove la circolazione era più veloce e la molto più spesso STAT si costruiva i punti sotto canestro.

Nella serie contro Boston decisive sono state le prime due gare in casa Celtics (perse con 5 punti di scarto complessivo). In Gara1 NY regge alla grande la differenza tecnica e d’esperienza contro i finalisti del 2010, vedendosi scippata la vittoria per un fallo di sfondamento proprio dell’ex Nuggets nei secondi finali del match. 
Gara2, senza Billups (ginocchio K.O) e Stoudemire negli ultimi 2 quarti (schiena), ha visto un Anthony caricarsi sulle spalle il mondo blu-arancio, segnando 42 punti e rispondendo colpo su colpo ai verdi ma, nell’ultima azione, sanguinosa la sua palla passata a Jeffries che è costata un pesantissimo turnover e di conseguenza la sconfitta: “Non è una superstar!” scrissero i media, delusi dal fatto che Anthony non si prese la responsabilità dell’ultimo tiro, lui con nonchalance rispose: “Sono in pace con me stesso, ho fatto la scelta giusta”, non il comportamento che ti aspetteresti dal tuo leader…J.R Smith, uno che non le manda mai a dire, agli scorsi Playoffs attaccò proprio il suo ex compagno: “Vinci da solo, giochi da solo, ma perdiamo tutti”…

Quindi, ricapitolando: Anthony, Stoudemire e Billups sono lo zoccolo duro, il resto della squadra è nel solo Toney Douglas, un mercato che non propone free-agent di rilievo, una stagione in forse da giocare, ma questi qua chi li allenerà?

In questo momento tra le voci che girano per le avenue di New York sembra emergere quella che vuole il licenziamento dell’ex coach della Benetton Treviso ma, col rinnovo di Donnie Walsh e il parere positivo delle superstars, pare che si voglia onorare il contratto fino al suo termine prestabilito. Mike D’Antoni resta!
C’è quindi infine da fare una piccola considerazione: se davvero NY vuole tornare ad essere competitiva, avendo 2 tra i primi 10/15 giocatori della lega, oltre ad intervenire sul mercato per rinforzarsi dovrà chiedere a coach D’Antoni di riuscire a lavorare massimizzando gli elementi che si hanno in squadra.

Il gioco sempre votato all’attacco forse avrà bisogno di qualche rivisitatina, volta a creare sintonia tra la tendenza all’accentramento di Amar’e le quelle inverse di Melo, tutto bello ma tanto per cambiare c’è sempre quel quesito che perseguita l’ex coach dei Suns e la sua supestar di riferimento: la difesa, chi la fa?

Niccoloò KP Strocchi

N.S

Dal sangue verace romagnolo, ma cresciuto 19 anni in quel di Como (in parte assieme proprio a FMB), si innamora della palla a spicchi nell’ormai preistorico 2001 (militando in squadra con FMB), al Pianella di Cantù per il derby contro i cugini varesotti. È un inguaribile tifoso Lakers, Packers e del Cesena calcio, venera Jason Williams e le IPA luppolate e la jersey dei Raptors di Damon Stoudamire. Nickname: N.S