Chi ha bisogno di Dwight Howard?

È l’uomo del momento, tutti i rumors parlano del suo futuro con sempre le stesse destinazioni in voga, ma serve davvero Superman?

Negli USA le soap opera non possono mancare mai, in nessun settore.

E se la questione Chris Paul si è risolta in maniera che definire sorprendente sarebbe ancora riduttivo la vicenda Dwight Howard appassiona ancora tutti, la domanda che tutti si fanno è dove andrà a giocare il centro dei Magic.
I soliti bene informati lo davano indistinatamente sulla via di Chicago, in uno scambio che dovrebbe vedere coinvolti Carlos Boozer e Joaquim Noah, personalmente una follia, oppure sulla via di Los Angeles per vestire la maglia Lakers in cambio di Pau Gasol e Andrew Bynum, una doppia follia. Lui ha promesso eterno amore, finchè dura, ai Magic salvo poi cambiare idea dopo un paio di sconfitte amare.

Noi vorremmo uscire leggermente dal coro e, provocatoriamente, chiediamo chi ha bisogno di Dwight Howard?

Qualcuno potrebbe pensare che abbiamo perso la ragione ma ci piacerebbe analizzare il giocatore andando al di là delle mere statistiche, che da anni lo vedono primeggare in punti, rimbalzi e stoppate. Solo che il basket, fortunatamente, non si analizza solo attraverso le statistiche; parliamoci chiaro criticare Howard sarebbe folle solo che siamo sicuri che se dovesse andare in una squadra di alto livello nella Lega il suo impatto sarebbe positivo?
Da sette anni tutti i commentatori ripetono una frase destinata a diventare il tormentone della sua carriera: “Il ragazzo ha grandi margini di miglioramento…” già solo che questi presunti miglioramenti ancora non si sono visti. Con un fisico così dovrebbe dominare a centro area contro tutti e tutto ed in qualsiasi situazione, invece in molte delle occasioni che hanno contato qualcosa lui più che dominare è stato dominato, due esempi su tutti: le Finals del 2009, dove Gasol gli ha insegnato i fondamentali offensivi spalle e fronte canestro, e le finali della Eastern Conference del 2010, dove Rasheed Wallace ha completato il lavoro fatto dal catalano l’anno precedente, spiegandogli il significato della parola difesa che non sempre fa rima con stoppata.

Il problema è che il ragazzo in otto anni nella lega ha messo due movimenti spalle a canestro, riceve alle tacche del tiro libero e o va verso il centro area per il gancio, quasi sempre con la mano destra, oppure, se vede la strada chiusa, vira verso la linea di fondo e va in semi gancio. Ma anche qui ancora nessuno gli ha spiegato, o lui non ha capito, che riesce a fare il movimento verso il centro area solo perchè nell’NBA l’infrazione di passi sembra essere passata di moda, il che sull’apprendimento dei giovani ha un impatto devastante. Riesce a fare passi sia in partenza, con un saltello imbarazzante, che nel momento in cui deve concludere il movimento.

Possibile che in sette anni nessuno gli abbia spiegato che esistono altri movimenti per il centro fisicamente più imponente della lega? O lui non vuole imparare? La scorsa estate è andato a scuola di movimenti in post basso da un maestro del settore, Hakeem Olajouwon ma malgrado questo in questo inizio di stagione grandi miglioramenti non se ne sono visti, non una virata, non una finta, non un fade away, niente. Che tipo di impatto potrebbe avere un giocatore così mono-dimensionale in una squadra che ha ambizioni di vittoria a giugno?
Ed anche difensivamente Howard gioca solo per la stoppata, ma stoppare non sempre equivale a difendere e se cerchi questo colpo spettacolare continuamente ti esponi alle finte degli avversari e di conseguenza commetti più facilmente dei falli, infatti viaggia a più di tre falli di media a partita in carriera.

Detto questo andiamo avanti con l’ultima provocazione. Secondo noi Howard per poter giocare in una squadra vincente, dovrebbe mettersi al servizio della squadra mettendo da parte il suo ego offensivo. Non potrà mai vincere credendosi il primo terminale offensivo di una franchigia NBA, probabilmente nemmeno il secondo. A meno che, improvvisamente, non apprenda in breve tempo tutto quello che non ha imparato in sette anni, certo la speranza, per chi ci crede, rimarrà sempre viva.

Per usare come termine di paragone due centri che, anche con i loro duelli, hanno fatto la storia della lega, Howard è convinto, o si è convinto o l’hanno convinto, di essere una sorta di Wilt Chamberlain (!!!), viceversa potrebbe risultare devastante se capisse di poter diventare veramente un novello Bill Russell. Altrimenti ci continueremo a chiedere chi ha bisogno di Dwight?

P.S.
Ottobre 2009 dall’articolo di NBA-Evolution.com Best Five Center della decade, è cambiato qualcosa?

Marco Abbati

Doc. Abbati

Doc. Abbati

Il diversamente giovane del gruppo, appassionato di motociclismo e, soprattutto, dello sport made in USA , fan dei Lakers, dei Raiders e dei Mets rigorosamente in quest’ordine, seguo il basket NBA fin dagli anni 70

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