Kawhi Leonard, l’ennesimo “furto” firmato Spurs!

Anche quest’anno i texani hanno rovistato tra i giocatori meno pubblicizzati al Draft e hanno pescato ancora alla grande!

 

La storia di Kawhi Leonard si potrebbe raccontare per telefono, non nel senso letterale, ovviamente.
Il filo rosso del destino di Kawhi è intrecciato saldamente a quello della cornetta del telefono; ad alcune telefonate si legano diversi tra i momenti più importanti della sua vita; il fato squilla una prima volta un pomeriggio d’inverno, Leonard è in macchina, al rientro da una partita, sua sorella lo raggiunge al cellulare, dice che ha appena ricevuto una telefonata; dall’altra parte del ricevitore era lo sceriffo della Contea: il corpo di loro padre è steso nella piazzola del suo autolavaggio di Compton. Giace senza più vita, con dieci proiettili nella carne, Mark Leonard viene brutalmente assassinato il 18 Gennaio 2008.

Quell’autolavaggio non era solo il posto dove Mark Leonard guadagnava il pane per la sua famiglia, ma il luogo dove il figlio, lavorando con lui, ha forgiato il suo carattere e la sua cifra cestistica. “Mio padre mi ha insegnato l’etica del lavoro, a lavorare quanto più duramente potevo” dice Kawhi. E nelle torride estati californiane il lavoro è davvero molto duro, nell’autolavaggio “100-percent hand-wash car wash” la fronte era costantemente madida di sudore e imperlata dalla schiuma degli agenti chimici. Kawhi si rifugia nella pallacanestro, portando sul parquet non più solo la meticolosa ed instancabile voglia di lavorare, ma anche la forza d’animo bruciante e struggente d’un ragazzo che cerca di rendere il padre orgoglioso del proprio figlio. Leonard si mette così in mostra nei Kings di Riverside, la sua città natale; nell’anno da senior vince il premio di Mr. Basketball California, miglior liceale dell’intera nazione.
Riconoscimento che è viatico quasi sicuro verso college e NBA: nell’albo d’oro sono incisi nomi del calibro di Jason Kidd, Paul Pierce, Baron Davis, Tayshaun Prince.

Quindi, seconda chiamata in arrivo.
Infatti, dopo aver destato l’interesse perfino di squadre come UCLA, USC, Arizona State e Michigan, sceglie di vestire la canotta degli Aztechi della San Diego State University, che gli assicurano più minuti sul parquet.

Il Giocatore
Ma chi è veramente, sul parquet, Kawhi Leonard?
Ala piccola, 201 centimetri per 102 chilogrammi, la natura ha generosamente aggiunto al suo arsenale cestistico due braccia della smisurata lunghezza di 221 cm che terminano con tenaglie a cinque dita grandi quasi 30 cm; quelle di Shaq, per rendere l’idea. Doti che lo rendono un difensore eccezionale ed un rimbalzista nato, calamitando tutti i palloni che gli capitano a tiro.
Con una forza fisica e un atletismo del genere, Kawhi è più giocatore di spada che di fioretto: la sua mano non è particolarmente educata nel trattare la palla, non eccelle per talento offensivo e capacità realizzative. Un piccolo diamante ancora da sgrezzare.

Nasce come SF ma può ricoprire anche i ruoli di SG e PF, giocatore orgoglioso che alla domanda se si sente in grado di marcare tutte le posizioni dalla 1 alla 4 risponde SI!
Il destino è alla terza chiamata. Notte prima del Draft. Questa volta ai due lati del ricevitore ci sono R.C Buford, GM dei San Antonio Spurs e Larry Bird, GM degli Indiana Pacers. I neroargento hanno una richiesta: “Se il ‘nostro uomo’ è ancora disponibile quando voi starete per effettuare la vostra 15a scelta, lo scambiereste per George Hill? Dall’Indiana risposta affermativa.

In NBA
Lavoratore instancabile, eccellente difensore, ragazzo umile e con la testa sulle spalle, il prodotto da Riverside non poteva capitare in una franchigia migliore che i San Antonio Spurs, che di queste caratteristiche hanno fatto il loro Decalogo. L’infortunio di Ginobili apre ancora di più le porte a Leonard, che si trova subito in campo per molti minuti, come per nessun rookie a San Antonio dai tempi di Tim Duncan.
In campo fa quello che vuole Coach Pop: difende duro, prende rimbalzi, lotta e si sacrifica per la squadra, e i risultati arrivano: nelle partite in cui gioca più di 21 minuti le sue medie recitano 6,3 punti e 9,3 rimbalzi; con l’aiuto dello Staff di San Antonio anche anche il suo tiro continua a migliorare: nel mese di febbraio il #2 degli Speroni sta tirando con un irreale 60% da 3, 34% per la stagione.
Ogni sera gli toccano gli attaccanti più formidabili della Lega: Kobe Bryant, Kevin Durant e LeBron James!

Kawhi scende in campo senza che la sfida in cui sembra partire perdente possa scalfire la sua risoluzione, prendendosi le lodi di tutta la squadra, perfino da Popovich:
“È bello avere un giocatore che può difendere e fare cose simili a quelle che faceva Bruce (Bowen, ndr) in passato”.
Per un giocatore in maglia neroargento sono parole che equivalgono all’investitura del “Massimo Ordine del Cavalierato per Servizi resi alla Difesa”. Ancor di più per un difensore, per giunta un rookie e dopo così poche partite.
Con numeri e prestazioni personali di questo livello e i suoi Spurs che navigano a gonfie vele al secondo posto nella Conference sulle ali di 11 vittorie consecutive e Leonard, insieme a al compagno Tiago Splitter, viene convocato al Rising Stars (ex Rookie Challenge).

Alla fine della storia si ritorna comunque lì, all’etica del lavoro, a suo padre e all’autolavaggio a mano di Compton, lo so, è la fine della storia e i più attenti si saranno resi conto che manca qualcosa, manca l’ultima telefonata, quella che Leonard non ha più bisogno di fare…L’unica persona a cui vorrebbe ancora parlare, Kawhi la sente ogni volta che allaccia le sue sneackers e scende sul parquet, alzando gli occhi al cielo.