Bocciati i migliori della classe

La miglior squadra della lega col miglior allenatore dell’anno lasciano i Playoffs con rammarico, analizziamo il perché.

Qualcuno potrebbe pensare che in fondo gli Spurs erano (ancora!) troppo vecchi per arrivare fino in fondo, che la fatica ha preso il sopravvento, che la resa dei singoli è venuta meno.
Quel qualcuno probabilmente mentre si giocavano i playoff stava guardando malinconico le evoluzioni di Sasha Grey, ancora nella fase di negazione per il suo addio al mondo della pornografia, mentre in quel della terra a stelle e strisce si consumava un piccolo dramma della pallacanestro.
Gli Spurs hanno giocato benissimo tutta la stagione, hanno “sweppato” le prime due avversarie di molto più giovani, e hanno conquistato le prime due gare della serie contro i Thunder.

Poi si è rotto qualcosa?

No, gli speroni hanno continuato a giocare la loro pallacanestro, a costruire con cura i loro tiri, a far girare la palla, ad ottenere il meglio possibile da quasi tutti i loro giocatori (Cpt. Jack su tutti), a gestire i ritmi e a mettere in campo una comprensione tattica del gioco decisamente non comune in questa lega.
E allora perché hanno perso? E’ difficile spiegarlo, ma è ancora più difficile accettarlo, l’organizzazione della squadra di coach Brooks non è lontanamente paragonabile a quella messa in campo da Popovich, e a parte Kevin Durant i confronti diretti in campo non sono poi così compromettenti, anzi la bilancia a mio avviso continua a pendere verso gli Spurs.

Dunque tutto si risolve a quell’atletismo tanto rimarcato dagli opinionisti di tutto il globo terracqueo, OKC insegue ogni palla vagante con più decisione, combatte a rimbalzo con più energia, e sotto i piedi ha solo il pedale dell’acceleratore … si aggiunga in calce che, ammetto con mestizia, l’episodicità è stata determinante.
La miglior squadra della lega torna a casa con un poco sincero 4-2, sconfitta ma dopo aver dimostrato di essere tutt’altro che morta.
Infatti a differenza di Lakers e Celtics, la squadra non si trova nella condizione di dover ricominciare un nuovo ciclo, ma piuttosto di continuare ad alimentare la linfa vitale di un roster messo insieme con grande perizia, che nonostante l’anzianità di Duncan (e Ginobili?) è puntellato di elementi giovani ed interessanti che si sono integrati perfettamente all’interno del sistema militarizzato di Coach Pop. 
Oltre all’ovvio Leonard, “rookie of the year” del mio cuore, anche Splitter e Neal hanno fatto tutto sommato bene senza picchi eclatanti come da tradizione Spurs, e Green ha fatto atto di totale sottomissione al burbero grigio.

Il rinnovo del caraibico è pura formalità, e dati i rapporti con la società potrebbe avvenire a cifre simboliche (magari con l’opzione da 5mln), lasciando così gli Spurs con il margine necessario per poter ri-firmare Green e Neal ed esercitare l’opzione su Blair.
Inutile dire che, nonostante la squadra sia ottima, San Antonio rimane ancora una città poco ambita dai FA, e Popovich un coach dal palato oltremodo difficile, la squadra dovrebbe cercare sul mercato (59 al Draft quest’anno) un’ala piccola in grado di correre dietro ai vari Durant e James e di segnare sugli scarichi di Parker e Ginobili, una mente disciplinata pronta a farsi sodomizzare dall’ex agente CIA, e un lungo muscolare da mettere in campo alla bisogna per far rifiatare Timoteo e scivolare velocemente sulla linea di fondo per prendere almeno la targa dei soliti noti.

Sulla piazza ci sono Gerald Wallace e Chase Budinger, per una squadra come San Antonio è quasi meglio il secondo non fosse che difficilmente Houston si dimenticherà di esercitare l’opzione su di lui, tra i lunghi invece il mercato non offre moltissimo tra i papabili, ma tante matte risate pensando a Scalabrine, Eddy Curry o JaValone alla corte di Popovich.
Inossidabili e immarcescibili i nero-argento continueranno a fare capolino nella post season contro ogni pronostico, certo la lega dovrà sopportare le scorribande dei giovani pirati ancora per qualche tempo, ma il dio del basket prima o poi dovrà ricredersi e concedere qualcosa ai suoi migliori adepti.

Adrien

Adrien

Il basket dei playground milanesi gli regala esclusivamente infortuni, relegandolo ad una vita di solo NBA League Pass e cibo del discount. Cuore giallo-viola con Bargnani sempre in cima ai suoi pensieri…ma non quelli nobili Nickname: Adrien