“Io c’ero”, USA-UK raccontata da Mauro

Un amico di NBA-Evolution era presente all’amichevoli di due giorni fa tra Team USA e team UK, ecco il suo racconto con tanto di foto.

C’era un ragazzino di 12 anni che sognava le Jordan, ma i piedi gli crescevano in fretta e quelle maledette scarpe costavano troppo. Era alto un metro e una banana ma voleva essere come MJ. Nel 2006 finalmente MJ lo vide a Milano, ingrassato e pigro, premiare quel puttone ricciolo che si è guadagnato rispetto in una stagione in crescendo con l’Olimpia (grande Mellone!).

Qualche anno prima il ragazzino incontrò tal Kobe Bryant, un rookie che gli autografo la card, poi toccò Magic quando giocò al Forum nel 1994 e vide Pippen. Si ritrovò persino in prima fila della conferenza stampa del Gallo con Stoudemire nel 2010 e seguì la Nazionale a Bormio per la preparazione agli europei.
No no, il ragazzino non se la sta menando!! Sta facendo un prolisso preambolo ad una cronaca: perché quel ragazzino pazzo per il basket, 20 anni dopo, ha realizzato Il Sogno: vedere il Dream Team… II.
No, non avevo le Jordan ai piedi: non potevo permettere che il clima inglese me le rovinasse (Jordan IV, V,VI, VIII… sì, un malato), ma io e il fido Gabriele ce l’abbiamo fatta!

Il 18 Luglio l’Arena di Manchester sembrava la sede del G8: meno violenza ma stesse misure protettive. All’italiana proviamo ad infiltrarci, chiedere, sorridere a signorine munite di badge (e non.. deh) ma… nulla, della squadra non si viene a scoprire nulla.
Chiamatelo sessismo ma abbiamo saltato a pié pari la partita delle donne e la sera ci siamo scassati di sushi nel centro di Manchester che, va detto, è proprio bellina.
19 luglio: l’ansia mi attanaglia dal mattino e la combatto con un tour guidato dell’Old Trafford: da buon italiano medio Gabry si presenta fiero con la maglia di Balotelli “Why always me?!” ma ne usciamo miracolosamente vivi.

Step 1, l’ingresso
Alle 16.37 siamo in fila per entrare. Sono emozionato come il bambino di 20 anni fa. Gli inglesi fanno un po’ di confusione con le file, le code, ecc… ma finalmente si procede. Purtroppo mi obbligano a lasciare la mia reflex con cannone annesso al costumer service: “no photos allowed” (parliamo degli smartphones? Delle piccole digitali che hanno passato i controlli?). Va beh, non faccio l’italiano e acconsento.

Step 2, la maglia-ricordo
Va detto: sono un moderato “hater” di Lebron e, da tifoso pazzo di Jordan, anche Kobe non è proprio il mio prediletto (numeri e. Tant’è, io che volevo la maglia di Durant e Gabry quella di Love, ci rendiamo conto che il marketing è solo LeBron / Kobe… e JORDAN! “Good evening, a Small of the 1992 Jordan’s. Thank you. Bye”. Easy, no?! Pfff, principianti.

Step 3, pre-partita
Lower tier, fila U posti 12, 13. Sono sulla linea di centrocampo, fila 19. Vado a pisciare due volte dall’emozione.
Entra Durant (boato) per il riscaldamento: la retina non si muove MAI… tira, tira, tira ed è morbido come la mamma che ti accarezza da bambino.
Arriva Chandler (altro boato) e al contrario è duro e roccioso. Pare che le signorine apprezzino: è una statua. Si aggiungono poi Deron, Kevin Love che parte con un 10/12 dall’angolo (da 3, si capisce), Iguodala. Poi il campo si svuota per lasciar spazio all’intrattenitore, cheerleaders varie, lancio di magliette, coriandoli e corbezzoli.
Finalmente entrano le squadre, partono le ruote: Westbrook e il Barba vengono rilasciati dalle gabbie e iniziano a saltare come daini a primavera. Piovono 360° e windmill, mentre Kobe sembra Homer Simpson in centrale elettrica, ovvero se non dorme poco ci manca: non un pallido sottomano, un minimo accenno per i 18000 pezzenti arrivati da un po’ tutto il mondo, USA compresi. No, Kobe ha deciso che fa il “Big Dog” e non si spreca. Qualche tiro svogliato, due movimenti in post e meritato riposo. Lui può, forse, è Kobe ed è anche acciaccato, ma un pochino di rispetto in più ci sarebbe piaciuto.

Vorrei dirvi di più sulla nazionale GB, ma sarebbe stato come guardare Elsa Fornero anziché Anne Hathaway, spero mi capiate.

Step 4: la partita
Qualcuno si aspettava davvero una partita?! In ogni caso qualche lettura importante: coach K & Co punteranno su un pressing asfissiante sulla palla per sopperire alla mancanza di peso e centimetri. Abbastanza ovvio, direte voi, ma a me han fatto paura lo stesso: mani ovunque, braccia infinite, schaffoni (spesso anche sulla palla!), anticipi e contropiedi. Davis ha rispedito al mittente 4 palloni in un quarto di gioco, ma difficilmente verrà utilizzato come valido supporto (ahimè?), per cui aspettiamoci un team USA come piace a coach D’Antoni: veloce e aggressivo. Col Brasile han faticato, vedremo i test dei prossimi giorni cosa ci diranno.
Partono Deron Williams, Kobe Bryant, Kevin Durant, LeBron James e Tyson Chandler per gli StatiUniti.
La Gran Bretagna schiera Luol Deng, Pops Mensah-Bonsu e un gruppo di fortunati vincitori della lotteria “Win the Dream Team”: bravi ragazzi, cuore a mille e immagino bocca secchissima.

Primo quarto in cui Durant spreca tanto e LeBron, in versione Magic, non attacca il ferro: il topolino balla ancora un po’. Kevin Love illumina con 3 falli di fila e un assist per un alley hoop diretto probabilmente a Coach K.
Nel secondo quarto Carmelo ricorda a tutti che da 3 ha un paio di piastrelle segnate con la X e dentro l’area è un tantino pericoloso. Deron insegna basket, mentre Paul è in lutto per Griffin e decide di non far parte della serata. Westbrook viene legato alla panchina e sedato, poi mandato in campo perchè, come gli squali, da fermo gli scoppia la vescica natatoria: entra ed è ai due lati dei contropiedi, per alzarla o per schiacciarla.
Dopo l’”indimenticabile” esibizione di tal “Labrint” (yo mama alrait yeah wattsanau), il terzo quarto vede una stoica GB tentare di stare a vista, ma Deron Williams piazza 4 triple in fila che farebbero passare la voglia di infilarla anche a Berlusconi e Carmelo tappa la bara.

Nel quarto quarto è puro “garbage” time (se la spazzatura fosse sempre così mangerei in discarica tutti i giorni, pagando!) in cui Davis apre una finestra su ciò che potrà essere, Westbrook salta in 8 minuti quanto Kobe in tutta la stagione, Love oltre ad un quarto fallo mostra un po’ dell’immenso talento, il Barba ci regala una tripla con annesso ritorno in patria e anche il buon Iguodala trova il suo spazio.
Putroppo, come tutte le cose, anche questo sogno finisce dopo 40 minuti di gioco. Once in a lifetime, we were there.
Avevo pronosticato vittoria larga di quaranta punti. È finita 78 a 118… non ci sono andato troppo lontano, no?

Post scritto da Mauro Mazzara

F.M.B

F.M.B

Una vita passata nello sport specialmente nel mondo della pallacanestro, praticamente appassionato di tutti gli sport con una predilezione per quelli Made In USA. Non ho una squadra NBA preferita, tendo a simpatizzare quelli snobbati/odiati dalla comunità o i casi patologici, in NFL invece vi basti sapere TB12. Nickname: F.M.B

  • grazie!
    mi avete censurato le pagelle? 😀