Curiosità dal Passato…Dale Ellis

I Sonics stanno per tornare in NBA e Marco ha voluto parlare di un protagonista della città più piovosa d’America.

La notizia della settimana NBA è il trasferimento di una franchigia da Sacramento a Seattle e questo significa il ritorno nella lega di una città che fa parte della storia di questa lega. A Seattle hanno visto vincere un titolo, 1979, hanno visto altre due volte la loro squadra, per chi non se li ricordasse i Supersonics, Sonics per tutti, approdare alle finals.
Hanno visto passare sul loro parquet campioni come Slick Watts, Fred Brown e Jack Sikma, Gus Williams, Spencer Haywood, Gary Payton e Shawn Kemp fino ad arrivare a Ray Allen. Li ha mosso i primi passi della sua carriera Kevin Durant. Poi il trasferimento della franchigia ad Oklahoma City.

Li alla fine degli anni 90 hanno visto arrivare un giocatore enigmatico, fino all’approdo a Seattle, destinato a diventare un campione in maglia verde,oro e bianca, che ha scritto pagine destinate ad entrare dalla porta principale nella storia della lega: Dale Ellis.
Dopo una splendida carriera universitaria a Tennesse, dove  trascorse 4 anni memorabili tra il 1979 ed il 1983, Ellis venne scelto dai Dallas Mavericks con il numero 9 al primo giro del draft 1983, per la cronaca la prima scelta dell’anno fu Ralph Sampson. La squadra allenata da Dick Motta era alla sua quarta presenza nella lega ma aveva un roster  molto ricco di talenti giovani, Mark Aguirre, Derek Harper e Jay Vincent tanto per citarne tre a caso, sembrava il posto giusto per far emergere il talento offensivo di Ellis. Ellis è un ala piccola di 203 cm, longilineo,  tiratore, maestro del catch and shoot  capace di giocare anche in post basso e con una capacità di prendere la linea di fondo in uno vs uno veramente notevole. Oltretutto non disdegna la fase difensiva e la presenza a rimbalzo. Sembra proprio l’uomo giusto al posto al giusto. Invece i primi tre anni di Ellis nella lega sono molto tristi, pochi minuti giocati la maggior parte dei quali in garbage time, mai protagonista nelle partite che contano, in breve diventa il classico giocatore che si siede in panchina e vede gli altri giocare. Forse sarebbe stato destinato a diventare uno dei tanti incompiuti ed incompresi della lega. Ma il suo destino cambia il 23 luglio 1986. Quel giorno infatti Mavs e Sonics si accordano per scambiarsi Al Wood, una guardia di gran talento ma pochi risultati, e Dale Ellis.
Così l’ala di Marietta, Georgia, approda alla corte di coach Bernie Bickerstaff e si trasforma in men che non si dica da brutto anatroccolo a meraviglioso cigno. Il suo primo anno in maglia Sonics lo vede ergersi a protagonista assoluto della franchigia, parte in quintetto 76 volte su 82 partite, passa dai 7 punti di Dallas ai 24.9 punti tirando con il 52% dal campo, con quasi 5 rimbalzi e 3 assist. Seattle pur con un record negativo di regular season approda alle finali di Conference. Ellis gioca una stagione meravigliosa, vince il premio come Most Improved of the Year, il secondo nella storia. Adesso è l’uomo giusto nel posto giusto. E le stagioni successive sono ugualmente piene di soddisfazioni da un punto di vista personale e non solo. La sua media punti sale fino a raggiungere al termine della stagione 1988/89 i 27.5 punti con il 50% dal campo, prendendosi 21 tiri a partita, il 48% da oltre l’arco con più di 4 rimbalzi e 2 assist. Viene anche convocato per l’All Star Game dove segna 27 punti con la maglia della Western Conference.
Rimane in lizza per vincere addirittura l’MVP della stagione regolare, se non ci fossero uno con il 32 in maglia giallo viola e uno con il 23 in maglia bianco, rosso-nera. Gioca anche degli splendidi play off viaggiando a 23 punti. In quella stagione Ellis segna 2253 punti, record franchigia battuto vent’anni dopo da Kevin Durant. Ma è la stagione successiva quella in cui Ellis entra, e tutt’ora resta, nella storia del gioco. La data è il 9 novembre 1989 e non c’entra niente la caduta del muro di Berlino. Si gioca al Bradley Center di Milwaukee, Sonics at Bucks. La classica partita di inizio stagione credono tutti, entrambe le squadre sono al quarto match stagionale. Gli spettatori accorsi immagino abbiano pensato, vado alla partita, mangio tra due ore torno a casa. Mai pronostico si rivelò più sbagliato.
In quella data infatti le due squadre diedero vita ad una battaglia incredibile che durò 73 minuti effettivi. Cinque overtime per vedere i Bucks battere di un punto, 155-154 i Sonics. La partita viene ricordata come la più lunga della storia della NBA con l’introduzione del cronometro dei 24 secondi. Durò praticamente più di quattro ore e mezza, non finiva più. Ed in quel giorno Dale Ellis fece la storia restando sul parquet per 69 minuti effettivi sui 73 giocati. Rimase in panchina solo due minuti ad inizio secondo quarto e due minuti alla fine del terzo. Il suo box score recitò 53 punti con 18/39 dal campo, 3/7 dalla linea dei tre punti, e 14/17 dalla lunetta, 7 rimbalzi, 1 assist. Segnò 33 punti nei 48 minuti dei quattro periodi e 20 nei supplementari. Mise il tiro che portò la partita al secondo ed al terzo overtime, sbagliò quello che poteva chiuderla al quarto.
Finì stremato, la mattina dopo andarono a svegliarlo in camera perché non aveva nemmeno sentito la sveglia ne tanto meno il telefono. Xavier McDaniel suo compagno di squadra, che giocò 68 minuti quella sera, disse che quando vide Ellis sul pullman della squadra la mattina seguente pensò che non avrebbe giocato per una settimana.
Invece Ellis l’11 Novembre scese regolarmente in campo a Chicago, dove giocò 41 minuti segnando 30 punti, ed anche il 12 nel più classico dei back to back delle trasferte NBA a Minnesota, 40 minuti 17 punti. E per amore delle statistiche al ritorno a Seattle contro Dallas il 14, Ellis giocò altri 45 minuti, altra partita finita all’overtime. Una settimana niente male per uno che aveva iniziato la sua carriera anni prima scaldando il pino per lungo tempo. Quell’anno degli infortuni muscolari gli fecero saltare più di 25 partite e forse quella settimana fece la sua parte in questo.

La carriera di Ellis proseguì tra  Milwaukee, San Antonio,Denver ancora Seattle e termino alla fine del 2000 agli Hornets a Charlotte. Dovunque abbia giocato lo ha accompagnato la nomea di professionista serio, uno che si allenava dando il 110% e che giocava cercando sempre di fare il massimo possibile per la squadra. Ed il suo nome rimarrà scritto nella storia della lega immaginiamo per lungo tempo. Arrivederci alla prossima puntata

Doc. Abbati

Doc. Abbati

Il diversamente giovane del gruppo, appassionato di motociclismo e, soprattutto, dello sport made in USA , fan dei Lakers, dei Raiders e dei Mets rigorosamente in quest’ordine, seguo il basket NBA fin dagli anni 70 Nickname: Doc.Abbati

  • gasp

    Mi ricordo Dale Harris:gran tiratore specialmente da tre e ai Sonics fece sui 27 punti a partita per quasi tutte le stagioni che giocò a Seattle

  • gasp

    Ho sbagliato Dale Ellis

  • Nitrorob

    c’avrei scommesso la testa che lo conoscevi!:-)
    cmq lui 53 punti in 69 minuti?? un KD o un Kobe quanti ne avrebbero messi??
    certo che giocare 69minuti resta cmq un impresa pazzesca!

  • in your wais

    La cosa bella è che pure a 40 anni ancora segnava con una continuità spaventosa, andava in doppia cifra come se niente fosse…

    Gli anni ’80 furono un periodo d’oro per le ali piccole, quelle pure, gli scorer come Wilkins, Aguirre, English, Gervin e compagnia, avevano fondamentali e senso del canestro fuori dal mondo…oggi i 3 sembrano tornati di moda, KD, LeBron, Melo, sono i degni eredi di quella generazione

  • michele

    beh di ufficiale nel ritorno dei sonics non c’è ancora niente comunque. ellis fu anche grande rivale di larry bird nella gara da tre punti all’asg, nel 1988 ce l’aveva quasi fatta, larry lo superò solo all’ultimo tiro.

    http://www.youtube.com/watch?v=wx6OeoT4vkw

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