Due parole con…Pietro Fusella!

Intervista esclusiva al miglior street-baller italiano, reo di essere arrivato nel tabellone principale del torneo mondiale a “The Rock”

Ha portato i nostri colori nella fredda Alcatraz in quello che è il torneo 1-vs-1 più prestigioso al mondo, il “RedBull King Of The Rock” (vinto da Hugh “Baby Shaq” Jones), la sua avventura si è fermata al 2° turno ma Pietro Fusella ha scritto una piccola ma importante pagina del nostra pallacanestro e abbiamo colto l’occasione di fargli qualche domanda sulla sua avventura e sul presente, che lo vede giocare nella DNB con Urania (Milano).

1) La cultura dello streetballing in Italia è stata introdotta tardi, molti giocatori professionisti della vecchia generazione non lo hanno mai preso in considerazione, mentre negli States è un passaggio obbligatorio per chiunque voglia giocare a basket. Quali elementi del basket di strada per te sono utili anche in un contesto ordinato di squadra?
Al campetto si impara che l’unica cosa che conta è vincere. Bisogna avere più voglia dell’avversario. Bisogna avere cuore. Queste sono le basi del basket, difficili da allenare tra schemi e fondamentali tecnici

2) Da dove comincia la tua storia da street-baller?
Ho incominciato ad appassionarmi al campetto d’estate, quando andavo in vacanza in Abruzzo. Potevo giocare un basket semplice e divertente senza rigide restrizioni tecniche, tattiche o di ruolo che sono alla base del normale cinque contro cinque. Qualche anno più tardi, quando iniziavo ad allenarmi con la serie D, i miei amici nonché compagni di squadra mi hanno portato in un campetto che frequentavano già da tempo, il Dezza.

3) RedBull King Of The Rock prima di partire per gli States hai dominato in Italia consacrandoti sul Dezza, cosa ha significato per te?
Da quando frequentavo il Dezza non era mai stato organizzato alcun tipo di torneo sul suo cemento rosso. In occasione del Red Bull King Of The Rock sono arrivati giocatori da tutta Milano e dintorni. Sarebbe stato bello se avesse vinto qualcuno di casa e così è stato. Per me è stata un grande soddisfazione vincere con tutto il sostegno dei miei amici e di coloro che quel campetto lo calcano da molto più tempo di me.

4) Cosa ti è mancato per vincere la competizione?
Credo di essere stato un po’ superficiale. Ho sottovalutato il mio secondo avversario e mi sono rilassato quando era assolutamente necessario rimanere concentrato. In una partita da cinque minuti non c’è tempo di rimediare ad un errore. Bisogna però ricordare che in una cornice spettacolare come quella in cui si è svolto il torneo non è affatto facile focalizzarsi sull’obbiettivo. Già essere lì per me era come vivere un sogno.

5) Dopo questa esperienza cosa hai aggiunto al tuo bagaglio tecnico/tattico e al tuo talento?
Quando sono tornato a Milano mi sono ripromesso che non avrei più perso partite per mie leggerezze e superficialità infatti tuttora sto lavorando molto sulla concentrazione e sull’intensità mentale in campo.

6) Come sta andando la tua e la stagione di Urania?
La mia stagione sta avendo un po’ di alti e bassi in parte dovuti ad una mancanza di forma fisica, conseguenza di un lieve infortunio al ginocchio che mi ha tenuto fermo per un paio di settimane a dicembre. Per quanto riguarda Urania, siamo in linea con gli obiettivi stagionali, nella zona medio bassa della classifica. Tuttavia credo che questa squadra possa dare ancora qualcosa in più e spero in un finale di campionato in crescita

7) Quali sono gli obiettivi che ti sei posto per questa annata? Quale aspetto del tuo gioco senti di dover migliorare e quale perfezionare?
Sono ancora tanti gli aspetti del gioco in cui devo migliorare. Sono un po’ indietro nelle letture di gioco probabilmente perché non ho tanti anni di esperienza alle spalle. Oltre a questo vorrei migliorare quanto prima in difesa e a rimbalzo.

9) Quale è il giocatore NBA o Europeo a cui ti ispiri e perché?
In questo momento non ce n’è uno in particolare. Adesso come in passato ho sempre preferito ispirarmi ai miei compagni cercando di imparare qualcosa da loro.

10) Tipica domanda finale di NBA-Evolution; se fossi un GM di una nuova franchigia NBA con ottimo spazio salariale, dimmi 3 giocatori e 1 allenatore con i quali cominceresti l’avventura
Chris Paul, LeBron James e DeMarcus Cousins. Allenatore Gregg Popovich.

Il bracket del torneo

tabellone

Il Viaggio di Pietro

Under Armour

F.M.B

F.M.B

Una vita passata nello sport specialmente nel mondo della pallacanestro, praticamente appassionato di tutti gli sport con una predilezione per quelli Made In USA. Non ho una squadra NBA preferita, tendo a simpatizzare quelli snobbati/odiati dalla comunità o i casi patologici, in NFL invece vi basti sapere TB12. Nickname: F.M.B