Curiosità dal passato…Maurice Stokes!

Oggi andiamo a parlare di un giocatore che ha scritto una pagina indelebile della storia dell’NBA nel lontano 1955, il primo R.O.Y afro-americano!

Anche questa settimana ci occupiamo di una storia molto vecchia. La storia di un giocatore, di un campione che è diventato leggenda nella lega, una storia di sport e non solo, di determinazione, di grinta e purtroppo di sofferenza e di morte. Parliamo del primo giocatore afroamericano che ha vinto il premio come Rookie Of The Year nella storia della NBA. In un epoca in cui essere neri e giocare nella lega professionistica di basket dominata dai giocatori bianchi non era esattamente una cosa semplice.

Come disse Woody Sauldsberry molti anni dopo, anche lui nella storia della lega per aver vinto lo stesso premio dopo essere stato scelto con il numero 60 al draft, mai nessuno come lui, “negli anni 50 giocare in alcuni campi NBA era come decidere di partecipare ad una riunione del ku klux klan….”.
Maurice Stokes venne scelto nel draft del 1955 con il numero 2 assoluto dai Rochester Royals. I suoi 4 anni universitari alla Saint Francis University di Pittsburgh erano stati semplicemente incredibili. Miglior realizzatore, miglior rimbalzista, secondo ogni epoca negli assist. Stokes veniva definito una ala grande/ centro di 201 cm per quasi 100 kg di peso. Ma poteva tranquillamente giocare anche ala piccola e perfino guardia visto l’incredibile ball handling. Solo che la sua ferocia a rimbalzo e la capacità di giocare vicino a canestro convinsero il suo coach del college di farlo giocare costantemente nella posizione di centro. E così sbarcò nella NBA nella stagione 1955/56. Il suo esordio nella lega avvenne il 5 novembre 1955 a Rochester nella partita tra i suoi Royals e i New York Knicks. I Royals persero la partita 100-98 ma l’esordio di Stokes fu davvero incredibile per l’epoca.
Il suo tabellino alla fine della partita recitò 32 punti, 19 rimbalzi, 8 assist.
Una capacità di farsi trovare sempre al posto giusto a rimbalzo che fino ad allora non si era mai visto. Solo Wilt Chamberlain e Bill Russell fecero la stessa impressione agli addetti ai lavori dell’epoca. Molto più di Mikan e Pettit, due che la lega in quegli anni la dominarono. Nelle prime 12 partite di quella stagione Stokes prese sempre più di 15 rimbalzi un dominio assoluto dentro l’area.
Nella stagione da Rookie viaggiò a quasi 17 ppg, recuperando 16.3 rimbalzi a partita, terzo nella classifica dedicata, con quasi 5 assist a sera,qui invece ottavo. In una serata fantastica contro gli Hawks recuperò 38 rimbalzi.
Questa prestazioni incredibili per un rookie lo portarono, alla fine di quella stagione, a vincere il titolo di Rookie of The Year, cosa che all’epoca visto il colore della pelle del centro originario di Pittsburgh fece storcere il naso a parecchi. Solo che Stokes era davvero dominante nella zona dei tre secondi e non solo. Pur non giocando esattamente in una franchigia vincente, i Royals terminarono quella stagione con il record di 31-41 ultimi nella Western Division e con il peggior record nella lega. Nella stagione successiva la musica non cambiò per Rochester che terminò ancora con 31 vinte e 41 perse sempre ultimi nella lega. Ma Stokes giocò un’altra stagione incredibile, in ascesa continua nel panorama NBA.
Le sue cifre specie a rimbalzo aumentarono ulteriormente. In quella stagione catturò 1256 rimbalzi, mai nessuno come lui fino a quel momento, viaggiando alla media di 17.4 a partita, terzo nella lega, a cui aggiungerci più di 15 punti e 4.6 assist. Alla fine di quella stagione i Royals si trasferirono da Rochester a Cincinnati. E la stagione 1957/58 fu per Stokes decisamente la migliore della sua carriera, sia a livello individuale, che di squadra. I suoi Royals centrarono finalmente al suo terzo anno nella lega i play off, pur con un record perdente, 33-39.
E lui contribuì con una stagione fantastica. La migliore statisticamente sotto ogni punto di vista con quasi 17 ppg, più di 18 rimbalzi a partita, secondo nella lega, con 6.4 assist terzo nella lega. L’unico altro centro capace di arrivare così in alto contemporaneamente nella due classifiche in questione in una stagione fu Wilt Chamberlain.
Per la terza volta in tre anni arrivò anche la convocazione per l’All Star Game. Ma il destino aveva in serbo una sorpresa crudele per lui proprio alla fine di quella splendida stagione. Il 12 Marzo 1958 nell’ultima partita di stagione regolare a Minneapolis tra i Lakers e i Royals accadde qualcosa di drammatico. Nella lotta a rimbalzo tra Stokes e Mikkelsen il centro di Cincinnati venne sbilanciato in aria e cadde malamente sul parquet battendo violentemente la testa. Rimase esanime a terra, senza muoversi. Gli venne praticato il massaggio cardiaco, venne rianimato.
Dopo qualche minuto si riprese, si rialzò e chiese tranquillamente di ricominciare a giocare. Finì quella partita con 24 punti e 15 rimbalzi, portando i suoi Royals a vincere 96-89. Tre giorni dopo iniziarono i suoi play off, a Detroit contro i Pistons. Cincinnati perse 100-83, Stokes giocò una partita discreta, 12 punti 15 rimbalzi ma qualcosa non sembrava andare per il centro dei Royals. Sembrava più lento nei movimenti, meno presente nella lotta a rimbalzo, meno combattivo.
E nel viaggio di ritorno verso casa Stokes inizià a sentirsi male. Le ultime parole che pronunciò furono “ ragazzi mi sento morire…”. Perse conoscenza immediatamente dopo, cadde in coma e rimase paralizzato. Gli diagnosticarono un enorme danno al cervello dovuto alla caduta e all’infortunio di tre sere prima, con un encefalopatia ormai gravissima ed irreverisbile. La sua carriera, destinata a diventare probabilmente leggendaria finì li. Ed in pratica anche la sua vita. Negli anni a seguire la paralisi alla parte destra del corpo andò peggiorando continuamente e si estese anche a quella sinistra. Gli rimase accanto un suo compagno di squadra e amico, Jack Twyman, che divenne il suo rappresentante legale e lo sostenne anche economicamente visti i costi degli innumerevoli ricoveri ospedalieri a cui venne sottoposto.

Lottò tantissimo in quei drammatici anni, come aveva fatto in campo solo che il danno cerebrale era troppo esteso, si aggravò progressivamente fino a morire per un infarto il 6 aprile del 1970 a soli 36 anni. Questa é stata la carriera e la vita di Maurice Stokes. Una leggenda per sempre nella NBA. Arrivederci alla prossima puntata.

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Doc. Abbati

Doc. Abbati

Il diversamente giovane del gruppo, appassionato di motociclismo e, soprattutto, dello sport made in USA , fan dei Lakers, dei Raiders e dei Mets rigorosamente in quest’ordine, seguo il basket NBA fin dagli anni 70 Nickname: Doc.Abbati

  • gasp

    Sfortuna,ma era già spacciato, perchè la cosa successa dopo la rianimazione cioè
    “Dopo qualche minuto si riprese, si rialzò e chiese tranquillamente di ricominciare a giocare” è la normalità,perchè ho sentito di gente che ha sbattuto violentemente la testa (precisamente dietro la nuca) e apparentemente non accusava niente ma dopo 2-3 giorni o era morta o paralizzata come successe a Stokes