Belinelli Texas Connection

Dopo qualche giorno di timore alla fine il nostro Beli ha trovato posto niente meno che nei San Antonio Spurs, Adrien analizza questo passaggio!

Qualcuno ha subito urlato all’ingratitudine di Chicago, dopo tutto quello che Marco Belinelli ha dato sul campo per poter permettere ai Bulls di arrivare fino al secondo turno dei playoff e dare del filo da torcere a Miami: sangue, sudore e cojones (15000). E poi quelli firmano Mike Dunleavy Jr.

Legittimo il dissenso, ma forse chi ha puntato subito il dito si è dimenticato che il rientro di Rose prevede degli equilibri tutti diversi nelle dinamiche del gioco dei Bulls, in cui un tiratore perimetrale come Dunleavy ha decisamente più senso di un giocatore con le caratteristiche di Belinelli, che dimostra maggiormente la sua efficacia quando ha la palla in mano. Più volte nelle interviste, il nostro alfiere ha dichiarato di preferire una squadra che possa puntare al titolo e una “grande città”.
Così, quando è arrivata sul tavolo la proposta degli Spurs, entrambe le condizioni erano ampiamente soddisfatte, con qualche riserva sul fatto che la città di per se, pur essendo popolosa, non sembra essere “grande” in termini di popolarità e forza gravitazionale.
È l’ennesima tappa dell’italiano migrante, il cui giro d’America sembra non finire mai, in perenne spostamento da una franchigia all’altra, con alterni successi, ma sempre con la voglia di dimostrare qualcosa. Questa, invero, potrebbe essere una destinazione durevole, se Popovich trova in Marco il giocatore utile alla sua causa, come sempre nel caso dei nero argento, il matrimonio sarà longevo. E’ chiaro che in Texas stessero cercando un giocatore in grado di far diminuire i minuti di Ginobili, la dove Green ha dimostrato di essere un eccellente giocatore sugli scarichi facendo pagare però troppo in termini di dinamismo. Certo il talento del nostro alfiere, come passatore e come visionarietà, non è neanche lontamente paragonabile a quello dell’argentino, ma abbiamo visto come giocatori mediocri (Splitter, Joseph) o limitati (Bonner tecnicamente, Diaw fisicamente), riescano a diventare di impatto all’interno del sistema Spurs, quindi non c’è da temere.

Al netto di altre mosse di mercato, gli Spurs si troverebbero a dover schierare, più per necessità che altro, molto più spesso Kawhi Leonard da 4, ponendo le basi per un gioco di veloci ripartenze in cui Belinelli si troverebbe perfettamente a suo agio, senza contare il beneficio che potrebbe trarre dalla vicinanza di vere e proprie leggende di questo gioco. Unica condizione “sine qua non” è, ovviamente, la completa sottomissione alla sacra scuola del sistemone del Pop, quel misto di umiltà e deferenza senza il quale sei relegato a raccogliere gli asciugamani a 5.6 Mln in due anni, o addirittura defenestrato (chiedere a Green per informazioni).

Marco Belinelli non solo ha dimostrato di saper stare su un parquet NBA, ma, con questa decisione, ha anche insegnato a molti dei suoi colleghi “ammerrigani” come si sta al mondo, scegliendo l’offerta di una squadra seria e pronta a vincere, invece di mungere qualche altra franchigia (Cavs?) incassando un contratto economicamente più vantaggioso ma senza una progettualità.

A 27 anni Belinelli potrebbe diventare uno dei perni del rinnovamento Spurs, noi, sicuramente, glielo auguriamo.

Adrien

Adrien

Il basket dei playground milanesi gli regala esclusivamente infortuni, relegandolo ad una vita di solo NBA League Pass e cibo del discount. Cuore giallo-viola con Bargnani sempre in cima ai suoi pensieri…ma non quelli nobili Nickname: Adrien