CDP…Vanos-Phills-Sealy-Dele (1^ parte)!

Secondo episodio delle curiosità del passato, con quattro storie dal finale drammatico per quattro giocatori da un passato non così distante

Oggi trattiamo ben quattro storie, quattro storie con, purtroppo, lo stesso tragico finale, quattro giocatori passati dalla lega con più o meno fortuna ma che hanno lasciato un segno.

Sia per come sono vissuti che, il lato oscuro di queste storie, per come sono passati a miglior vita. Noi a volte ci dimentichiamo che questi comunque sono uomini. Siamo troppo abituati a parlare dei giocatori NBA in termini a volte assurdi su forza, bravura, sul chi è più bravo di chi, con discorsi al limite della decenza. Li trattiamo, erroneamente, come semidei scesi sulla terra per pontificare ma alla fine sono uomini. Che vivono e che muoiono. Iniziamo dal primo, dal meno noto ma che personalmente è quello che mi ha sempre colpito di più. Perchè io c’ero. Ero li in quell’aereoporto. In vacanza. Dovevo partire, ma questa è un’altra storia che non credo interessi a nessuno.

NICK VANOS – Chi era costui. Un centrone di 216 cm uscito dall’università di Santa Clara con le ultime due ottime stagioni in doppia cifra per punti e rimbalzi. Giocatore di post basso, un po limitato nei movimenti e lento di piedi. Ma un futuribile. E i Phoenix Suns al draft del 1985 lo scelsero alla numero 32. Tanto per dire quell’anno in quel draft Sabonis venne scelto al 77 e Mario Elie, uno che qualcosa ha vinto, venne selezionato, se così si può dire, al 160(!!!???!!!). La squadra è allenata da John MacLeod, non ha esattamente un annata eccezionale, finirà con un record di 30-52, e Vanos si infortuna ad un ginocchio in pre season ed esordisce nella lega solo a marzo 1986. Gioca 11 partite nella sua stagione da rookie. Al secondo anno c’è molto più spazio per lui, il percorso di crescita è iniziato, in fin dei conti è un 216 cm che sa giocare a basket. Gioca un po di più, sempre il ginocchio il problema, parte in quintetto 14 volte e nelle ultime dieci partite di regular season viaggia ad 8 punti e quasi 9 rimbalzi a sera. Phoenix non va ai playoff nemmeno quell’anno, 36-46.
E ad agosto del 1987 Nick decide di partire per le vacanze insieme alla sua fidanzata. Si imbarcano per il volo che da Phoenix li deve portare a Detroit e da li in giro per gli USA ed il Canada. Non ci arriveranno mai. L’aereo si schianta in prossimità dell’aereoporto di Detroit a Romulus, Michigan, sull’autostrada. Muoiono tutti i passeggeri ed i membri dell’equipaggio e due automobilisti. I sogni di Nick Vanos finiscono qui. Jeff Hornacek lo ricorderà sempre come un ragazzo sorridente e con tanta voglia di imparare.

Così come tanta voglia aveva BOBBY PHILLS. Aveva voglia di giocare e di vincere. Ed anche per lui non era stato facile arrivare a giocare ad alti livelli nella lega. Dopo un ultima stagione universitaria dove si era distinto come un grande realizzatore, 28 punti a sera, Phills venne scelto dai Milwaukee Bucks al numero 45 del draft del 1991 e tagliato a Dicembre senza aver giocato nemmeno una partita. Ripara nella allora gloriosa CBA dove ritrova la verve offensiva. Riprova ancora a giocare nella NBA a Cleveland ma anche li va malissimo, gioca solo 10 partite, più 5 nei playoff. Agli addetti ai lavori dell’epoca sembra strano che Phills non riesca a trovare spazio. E’ una guardia di 195 cm per 100 kg, potente ma agile, difensore solido e duro e buon attaccante. Ripara in Europa, per poco. Torna a Cleveland nella stagione 1992/1993 e dopo altri due anni difficili finalmente trova il suo spazio. Dal 1994/95 alla sua ultima stagione, 1999/2000, andrà sempre in doppia cifra, trovando ampio spazio nei quintetti di inizio. Diventando l’attaccante che sarebbe dovuto essere e crescendo in difesa.
Michael Jordan
disse di lui che è stato uno dei cinque giocatori più duri che lo abbiano mai marcato e uno dei tre che lo abbia mai messo fisicamente in difficoltà. Va a Charlotte come free agent, dove gioca le sue stagioni migliori culminate con la semifinale di conference contro i Bulls del 1998. Sta giocando un gran basket anche nella stagione 1999/2000. Spostato a sesto uomo da coach Silas viaggia ancora in doppia cifra con una leadership fortissima sia dentro che fuori dal campo. E’ lui a coltivare e seguire facendolo crescere ed esplodere Baron Davis, che parlerà sempre di Phills come di un vero duro.
Charlotte ha il roster per andare fino in fondo in quella stagione. Ma il destino ha in serbo ben altra sorte per lui. Dopo l’allenamento del mattino del 12 Gennaio 2000 per ragioni inspiegabili Phills ed il suo compagno David Wesley si sfidano in una sorta di gara automobilistica per le strade di Charlotte. Ed a oltre 130 km/h la Porsche di Phills si schianta contro un minivan demolendosi totalmente. Muore sul colpo. Le due persone sul minivan, per l’impatto, rimarrano gravemente ferite. Il numero 13 di Phills sarà la prima maglia ritirata dagli Hornets. La sua morte, per come avvenuta, inspiegabile. Ed altrettanto assurda e inspiegabile sarà la sorte che toccherà a

Domani alle 16 le altre due storie!

 

 

 

Doc. Abbati

Doc. Abbati

Il diversamente giovane del gruppo, appassionato di motociclismo e, soprattutto, dello sport made in USA , fan dei Lakers, dei Raiders e dei Mets rigorosamente in quest’ordine, seguo il basket NBA fin dagli anni 70 Nickname: Doc.Abbati

  • gasp

    M Abbati
    Ma quindi tu eri li in aereoporto e dovevi prendere l’aereo che si è successivamente schiantato?

    Comunque contento che questa rubrica abbia ricominciato,ben fatta e interessante.

  • M.Abbati (NBA-Evolution)

    ero in aereoporto ed aspettavo di partire per Los Angeles, non su quell’aereo, capimmo che era successo qualcosa perchè si vide una colonna di fumo e tutto si fermò. Partii il giorno dopo. A Los Angeles lessi che nello schianto dell’aereo era morto anche un giocatore nba, vanos appunto, e la cosa mi rimase impressa a lungo

  • gasp

    Il destino fa cose strane,credo non avresti mai pensato di scrivere su quel giocatore 25 anni dopo!

  • bongo fury

    Me lo ricordo Bobby Phills….bel giocatore, un torello, seguivo con simpatia quegli Hornets,da qualche parte credo di avere tra le vecchie upper deck pure la sua dei tempi di Cleveland..

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