Curiosità Del Passato…The Baseline Bums!

Questa settimana per chiudere l’anno solare facciamo la classica puntata nataliza prima della pausa, parliamo di ultras nella NBA

Cosa pensereste se iniziassi un articolo che parla di basket NBA raccontandovi questo episodio: partita di regular season giocata dai Lakers in trasferta, Jabbar dopo un contatto a rimbalzo con il centro avversario, che finirà la sua carriera in Italia, cade pesantemente a terra finendo praticamente a ridosso degli spettatori posti sulla linea di fondo dietro il canestro. Rimane giù. Sembra essersi fatto male. Di solito i fans NBA aspettano che il giocatore si rialzi per tributargli l’applauso dovuto, funziona così, fortunatamente. Invece no, dal settore vicino al centro dei Lakers ancora in terra parte un coro molto simile al nostro “ DEVI MORIRE” che continua fino a quando Jabbar non viene portato fuori campo.

Quella fu, forse, la più eclatante e controversa forma di incitamento alla squadra mai messa in atto dai San Antonio Baseline Bums. Perchè dalla loro nascita fino a quel momento i Baseline Bums ne avevano combinate parecchie, generando non pochi mugugni sia nella lega che fuori.

Nella NBA e negli USA in generale non erano abituati a quel tipo di tifo, fatto non solo per la propria squadra ma per irretire, agitare, provocare i giocatori della squadra avversaria. Ma andiamo con ordine e cerchiamo di raccontare la storia dei Bums.

Che nasce con l’arrivo a San Antonio della franchigia di basket avvenuto nella stagione 1973/74. Alla fine della stagione 1972/73 36 uomini d’affari di San Antonio capeggiati da Angelo Drossos e Red McComb decidono di acquistare e spostare nella città di Forte Alamo la franchigia di Dallas, i Chapparals, che militano nella ABA la lega all’epoca rivale della NBA.

I Chapparals a Dallas vanno malissimo, specie da un punto di vista del seguito. I Vecchi proprietari hanno anche cercato di farla diventare una squadra punto di riferimento per il Texas, cambiando il nome in Texas Chapparals, e farla giocare a Forth Worth e Lubbock altre due cittadine Texane, con pessimi risultati. A San Antonio cambia tutto. Intanto il nome, vengono ribattezzati Spurs, i colori sociali, da rosso, bianco e blu diventano nero-argento e soprattutto la Hemisfair Arena registra sold out quasi ogni sera. Il basket a San Antonio tira e parecchio.

I proprietari hanno bisogno di un buon General Manager. Decidono di assumere quello dell’unica altra franchigia presente in città, i Missions, che giocano nelle minors con scarse fortune. John Begzos, questo il nome, decide di iniziare questa nuova avventura, decisamente più importante e redditizia. Qualcuno potrebbe chiedere bene e quindi? Quindi si da il caso che ad assistere alle partite dei Missions c’è un gruppetto di tifosi che si fa notare per la loro spiccata rumorosità, per le birre che si bevono e perchè tendono a provocare pesantemente i giocatori avversari. Si fanno chiamare Baseline Bums.

I due fondatori, David Boyle e Larry Braun, sono amici di Begzos, decidono quindi di “seguire” il loro amico alla corte degli Spurs. E dalla prima stagione giocata a San Antonio i Bums diventano un vero gruppo organizzato che occupa le prime file dietro il canestro dal lato panchina dei nero-argento, quei posti vengono venduti ai 120 componenti del gruppo dallo stesso Begzos a 1$ a partita. Gli Spurs diventano una franchigia vincente negli ultimi anni di vita della ABA, e questo, secondo molti, anche grazie al fatto che vincere alla Hemisfair Arena è praticamente impossibile. Perchè i Bums sono un fattore.

Si comportano da veri ultras, bevono parecchia birra, insultano i giocatori avversari, provocano, innervosiscono. Alla ABA la cosa non piace molto, ma la franchigia Texana è una delle poche che fa registrare spettatori e la paura di perdere una piazza economicamente così importante è superiore all’idea di riportare quiete nel palazzo. Per cui ben vengano anche i Baseline Bums. Che a questo punto decidono di alzare il livello delle loro azioni. Per citarne alcune ed eclatanti, nel 1976 la rivalità tra i Denver Nuggets e gli Spurs nella ABA è intensissima. San Antonio va a vincere a Denver interrompendo una striscia di 26 vittorie consecutive della franchigia del Colorado allenata da Larry Brown. Che non la prende bene, e nelle interviste post partita rilascia dichiarazioni del tipo: “ l’unica cosa buona che fanno a San Antonio è il guacamole….”.

Bene alla successiva partita giocata da Denver in Texas i Bums organizzano la propria vendetta. George Valle, altro membro storico del gruppo, si introduce nel corridoio degli spogliatoi di Denver ed appende, anzi impicca, fuori dalla porta dello spogliatoio di coach Brown una sorta di bambolotto con la sua effige cosparso di guacamole. Non solo. All’ingresso dei Nuggets i Bums lanciano sulla panchina della squadra ospite tutti gli ingredienti necessari per creare la famosa salsa……

La franchigia è una delle poche che sopravvive al tracollo della ABA e passa nella NBA all’inizio della stagione 1976/77. E con loro arrivano nel magico e molto più rigido mondo della NBA anche i Baseline Bums. Che non hanno intenzione di cambiare abitudine. La NBA pretende ed ottiene che i Bums vengano un minimo allontanati, cosa che succede anche se non di molto, una decina di file. Ma le loro incursioni continuano.

Ad esempio durante una partita contro i Chicago Bulls ad un certo punto un tifoso dei Bums vestito da infermiera fa l’ingresso sul parquet sporco di rosso sangue fermandosi davanti alla panchina dei Bulls. Questo perchè Quintin Dailey, guardia di Chicago, è appena stato denunciato per aggressione da un’infermiera. E ancora contro Jabbar, vera vittima predestinata dei cori dei Bums.

Dopo che la casa del centro dei Lakers è andata distrutta da un incendio con dentro una collezione di milioni di dollari in dischi di musica jazz, i Bums, alla successiva partita contro i Lakers, si presentano con dei dischi bruciati, sventolandoglieli sotto il naso. Ma i tempi passano, e dopo l’episodio del coro a Jabbar la lega diventa intrasigente minacciando l’espulsione dei Bums dal palazzo.

Che a questo punto, loro malgrado, devono cambiare le proprie abitudini. Certo la loro originalità, tamburi e trombe in qualunque delle arene in cui gli Spurs abbiano giocato a San Antonio fino ai giorni nostri, sono una costante. Ma il resto, le provocazioni, gli insulti, il lancio di oggetti, si è perso nel tempo. Rimangono loro ed il loro motto, se ci tagliate sanguiniamo nero-argento, il nostro cuore è nero-argento. E qualcosa che non si è mai visto ne si vedrà più nelle arene NBA.

I Baseline Bums adesso si occupano anche di sociale, continuano a tifare Spurs continuando a farlo in maniera energica, per referenze chiedere ai Suns nel 2006 e 2007.

Per questa puntata chiudiamo qui, ci rivediamo nel 2014. Buone Feste a tutti

Doc. Abbati

Doc. Abbati

Il diversamente giovane del gruppo, appassionato di motociclismo e, soprattutto, dello sport made in USA , fan dei Lakers, dei Raiders e dei Mets rigorosamente in quest’ordine, seguo il basket NBA fin dagli anni 70 Nickname: Doc.Abbati