Adelman, Il capobranco sbagliato?

Il nostro Adrien oggi va più a fondo sulla situazione dei T-Wolves del suo beniamino Kevin Love, e se il colpevole fosse il coach?

Siamo a metà stagione e i risultati dei T-Wolves cominciano ad essere un problema, con un record di 21-22 (aggiornato al 26 Gennaio) si prospetta un lungo viaggio in salita fino ad Aprile per cercare di conquistare quell’ottavo posto ad ovest.
Le cifre di Kevin Love sono diminuite sensibilmente, sopratutto la percentuale di tiro (41% dal campo, 37% da tre in questo mese), le cause sono principalmente l’adeguamento delle difese avversarie dopo lo sprint dei primi mesi, e la pressione psicologica di dover eguagliare le performance dei mesi precedenti con conseguente scarsa lucidità e tenuta mentale.
 Ricky Rubio, invece, vive probabilmente la finestra professionalmente più travagliata della sua carriera, con performance pietose al tiro, l’aspettativa di un salto di qualità mai veramente arrivato e una sorta di “blocco dello scrittore” cestistico.
Ma è possibile che l’epicentro dell’interferenza a Minneapolis siano il lungo offensivamente più versatile della lega (#4 in ppg, #2 in rpg), e uno dei pochi pass-first point-guard attualmente nel gioco (#5 in apg), nonché leader in palle rubate?

No



Rick Adelman è uno dei grandi generali che siedono sulle panchine NBA, lo stesso coach che ha guidato Sacramento ad essere la vera contender dei Lakers di Jackson nel 2000.
Ma è anche un coach famoso per preferire di gran lunga i veterani ai giovani, fino a premere per scambiare il talento superlativo di “White Chocolate” per Mike Bibby (che usciva effettivamente da una stagione grandiosa ma…per cortesia non scherziamo, vedere l’intervento di Chris Webber su Open Court), piuttosto che tentare di disciplinarlo come poi fece Hubie Brown.
 E’ invece probabile che, alla base dei problemi in casa Wolves, ci sia la stessa causa che ha portato Derrick Williams a migliorare ogni singola statistica (e tirare con il 10% in più dal campo) dal giorno del suo trasferimento ai Kings, o vedere gente come Shabazz finire in D-League a raccogliere i pomodori.
Il calo di rendimento di Love è la palese conseguenza di mancate correzioni della lavagnetta alle risposte difensive degli avversari, Adelman continua ad iniziare l’azione con il lungo sul lato forte quando invece potrebbe forzare la difesa in un “ice” veloce con Rubio e Pekovic e avere il 42 tagliante, o un “hammer” con il lungo appostato sulla linea dei 3 punti in angolo.
Ma anche dei giochi dove Love possa iniziare l’azione dal gomito in veste di distributore, a-là Marc Gasol per intenderci, si rivelerebbero vincenti viste le doti di passatore largamente sottovalutate del prodotto di UCLA.
Stesso dicasi per la situazione dello spagnolo, che è notoriamente un giocatore creativo e dovrebbe essere lasciato libero di leggere il campo alla sua maniera, ma finisce spesso incastrato in dei giochi che non gli creano la sufficiente spaziatura per una conclusione comoda o un’iniziativa personale.
L’atteggiamento nei confronti di Rubio è ancora più paradossale sopratutto se confrontato a quello che Adelman concede a J.J Barea, giocatore che la metà del tempo pompa il pallone senza soluzione di continuità e senza schema, in cerca di un varco o di uno sblocco che spesso non arriva.
Un’altra statistica interessante sul coaching di Adelman riguarda le partite punto a punto, attualmente il record di Minnesota è 1-11 (con l’unica vittoria di qualche giorno fa 121-120 sui Warriors) che denota una mancanza totale di giochi offensivi realizzabili cronometro alla mano.

Poi c’è la difesa

E’ sempre difficile capire dove inizia una cattiva difesa e dove finiscono le limitazioni di uno stupido regolamento e di un’arbitraggio che ha come obbiettivo dichiarato avere a fine giornata la metà delle gare giocate sopra i 100 punti (perché fa figo il numero, non perché siano partite belle da vedere). 
Certo però, ancora una volta, la rotazione della panchina non sembra delle più sensate, con Gorgui Dieng, che una certa fama come difensore se l’era fatta al college, a scaldare il pino mentre Cunningham combina i peggio disastri. Senza contare che a Martin, un telepass della difesa, si potrebbe ridurre di 5 minuti la presenza in campo, lasciando ammortizzare ad altri il mancato introito offfensivo (è comunque il secondo scorer della squadra) in virtù di un contributo difensivo di maggior spessore.
I parziali più importanti comunque, i Wolves, li subiscono quando c’è in campo la panchina, e spesso sono il risultato di palle perse in frutto di un attacco sbadato e male orchestrato dall’altra parte, che da modo alle squadre avversarie di cogliere in ripartenza e fuori equilibrio la metà campo dei lupi, come nel caso dell’ultima partita contro Portland.
 Un approccio più “contenitivo”, sopratutto quando c’è in campo Alexey Shved, sarebbe consigliato, quantomeno per non mandare subito in affanno i titolari al loro rientro.

A questi Timberwolves mancano certamente ancora un paio di pezzi: sicuramente un playmaker disciplinato e navigato da far partire dietro a Rubio, e penso ad Andre Miller (che a Denver è finito inspiegabilmente a fondo rotazione), uomo che riempie gli spazi con una sapienza rara in questa lega, e che porterebbe quella sicurezza che Barea e Shved non riescono a mettere sul piatto.
Serve anche un lungo produttivo dalla panca, un uomo che faccia riposare Love e Pekovic (che hanno minutaggi assurdi, sopratutto il secondo vista la sua propensione all’infortunio), e dia solidità nel pitturato in termini di difesa e distribuzione del pallone verso i tiratori perimetrali.
Con quello che già c’è, però, Adelman può comporre tranquillamente una squadra da semifinali di conference, la sua poltrona non è in pericolo dato che il progetto è solido e vale la pena lasciarlo in gestione a qualcuno di competente, se solo si fidasse maggiormente dei suoi giocatori sarebbe tutto più facile.

Certo, così per dire, in mente mi viene un nome: George Karl.

Adrien

Adrien

Il basket dei playground milanesi gli regala esclusivamente infortuni, relegandolo ad una vita di solo NBA League Pass e cibo del discount. Cuore giallo-viola con Bargnani sempre in cima ai suoi pensieri…ma non quelli nobili

Nickname: Adrien

  • Jacopo Martongelli

    Ragazzi adoro Minnesota manon scherziamo, ma che cazzo di squadra hanno ???? Rubio è ridicolo Martin x ora riconferma che segna e si spegne (vedi Okc. Cazzo domina Barea!!!!! Il russo è ridicolo, tanto cuore ma gioca in una lega dive nel suo ruolo manca solo Gesu Cristo.
    Pekovic mi sembra invece lo abbia valorizzato lui, williams mio idolo, ma bybby ando in finale…..la scelta ha pagato!!!!!

  • sempre a tessere le lodi dello spagnoletto, questo già in europa al suo ultimo anno ha avuto un crollo, persino in nazionale ormai gioca 5 minuti a partita dietro a Calderon e stiamo ancora a parlare di top point guard?!?
    Bho io non ho mai visto un giocatore piu overrated di lui

  • Procionide

    Concordo con il dott. Martongelli, Bibby per Williams a suo tempo venne considerata a ragione l’ultima mossa per diventare competitivi per il titolo. Infatti l’anno dopo arrivarono in finale di conference, poi si ruppe Webber e le cose non furono più le stesse…

  • Pekovic è entrato nella lega già da veterano, con 8 anni di leghe europee alle spalle. Adelman più che valorizzarlo lo sovrautilizza, sopratutto in attacco quando non c’è in campo Love.
    Non difendo Rubio, è un giocatore con molti difetti, ma un buon coach utilizza i giocatori che ha a disposizione cercando di spremere i loro punti di forza e mascherare quelli deboli. Adelman mi sembra più che altro che voglia un altro tipo di giocatore punto e basta.
    I Sacramento Kings con Williams avevano impattato i Lakers al primo turno, portandoli comunque fino a gara 5 (erano i tempi in cui il primo turno era più corto),con una squadra che era grossomodo la medesima e aveva dato ai gialloviola lo stesso genere di problemi che dette l’anno seguente.
    Williams era una testa calda, ma altri coach lo hanno saputo far quadrare in un sistema (Brown, Riley), Adelman semplicemente rinunciò in favore di Bibby.
    Sto solo sottolineando che questo atteggiamento è reiterato.