Curiosità dal passato…6 giocatori 5 regole!

Questa settimana parliamo di ben sei giocatori che hanno contribuito a creare ben cinque regole fondamentali all’interno della lega

 

Io che scrivo ho un bel vantaggio. Su cinque di loro non devo nemmeno sprecare il tempo per descrivere chi erano e cosa hanno fatto nella NBA, credo che il loro nome sia abbastanza conosciuto. Sul sesto invece sprecheremo anche due parole di presentazione. Quindi iniziamo questo viaggio nella storia che ci porterà in giro dal 1953 fino al 1999.

E partiamo ovviamente dall’anno di grazia 1953.

In quel tempo nella NBA ai primi vagiti imperversava una squadra, i Minneapolis Lakers, e, soprattutto, un giocatore: George Mikan. Il centrone dell’Illinois dominava nel pitturato grazie ad una tecnica notevole ed anche alla sua stazza, che per l’epoca era inavvicinabile per qualunque altro avversario. Insomma nessuno riusciva a fermarlo e questo in qualche modo spaventò l’allora Commissioner Maurice Podoloff che studiò un sistema per cercare di limitarne lo strapotere e per rendere più competitiva la lega. Inventandosi la George Mikan Rule.

In pratica allargò la zona dell’area dove si poteva fischiare l’infrazione di tre secondi portandola dai 180 cm iniziali fino a 360 cm. Oltretutto la presenza dominante di Mikan, ma non solo quello come abbiamo spiegato nella puntata dello scorso anno dedicata a Danny Biasone, indusse la NBA a creare anche il cronometro dei 24 secondi.

Andiamo adesso a quasi dieci anni dopo.

Nella stagione 1959/60 arriva nella lega scelto dai Philadelphia Warriors un giocatorino destinato a rivoluzionare tutti i record della lega per un decennio: Wilt Chamberlain. Il suo impatto è incredibile, almeno nelle prestazioni individuali. Chamberlain era un atleta pazzesco, decathleta mancato, che univa, come Mikan, ad una tecnica notevole un fisico fuori scala per l’epoca. Oltre ad una rapidità di movimenti inusuale per uno di 216 cm. Chamberlain, dopo due stagioni in cui la sua media punti era stata superiore ai 35 a serata, finì la terza con un incredibile 50,4 punti a cui abbinò anche 25,7 rimbalzi. Breve excursus in quella stagione viaggiò anche a 48,5 minuti (????!!!???) a serata, ovviamente record ogni epoca.

Certo titoli nessuno, ma la paura che potesse diventare stradominante tanta. Ed il povero Podoloff, sempre lui poverino, dovette inventarsene un’altra per cercare di limitare Wilt.

Così la zona dei tre secondi passò da 360 cm, se ci pensate pochini per uno che aveva 225 cm di apertura alare, a 480. Se la cosa portò o meno i frutti desiderati lascio a voi rispondere. Solo che la lega creò un’altra rules contro Chamberlain.

Il prodotto di Kansas University aveva un difettuccio, diciamo che i tiri liberi non erano la sua specialità. Sapendolo Wilt amava praticamente seguire il tiro libero subito dopo averlo fatto uscire dalle sue mani, così da arrivare di slancio a rimbalzo. La NBA quindi introdusse la regola per cui chi tirava il tiro libero doveva aspettare a superare la linea di tiro fino a che la palla non aveva toccato il ferro.

Passiamo adesso al terzo protagonista. Un altro abbastanza conosciuto nella lega: Larry Bird.

Nella lega c’è una regola che si chiama The Larry Bird Exception. Questa perchè con il salary cap agli albori al momento della scadenza del contratto fatto firmare da rookie a Bird, i Celtics si trovarono in difficoltà con il monte salari. Per cui Red Auerbach riuscì a far pressione su David Stern per far si che una squadra che ha problemi di salary cap possa rinnovare un proprio giocatore senza incorrere nei limiti causati dal fatto di superare il cap stesso.

Saltiamo il quarto perchè è il meno famoso e ci torneremo con piccola spiegazione.

E adesso sotto con quinto e sesto. Anche qui di cui non dobbiamo spiegare nulla: Mark Jackson e Charles Barkley. Tutti sappiamo chi sono e cosa hanno fatto nella lega.

Ed è grazie al loro particolare modo di giocare che la NBA istituì a metà ed alla fine degli anni 90 la Charles Barkley Rule e la Mark Jackson Rule, che in pratica sono la stessa cosa. Praticamente se ci pensate entrambi avevano una particolarità comune.

All’epoca la difesa a zona era vietata, per cui sia Barkley che Jackson erano soliti partire spalle a canestro da molto distante fino a portare il proprio avversario sotto canestro gestendo il pallone anche 20 secondi. Per evitare questo, che tendeva a creare uno stile di gioco quanto meno monotono e fermo, la lega creò questa regola che non permette ad un giocatore che si trova al di là del prolungamento della linea del tiro libero di palleggiare per più di cinque secondi con la schiena rivolta al canestro.

Chiudiamo adesso con l’ultima, non in ordine cronologico. La Trent Tucker Rule.

Già perchè tra queste regole che hanno cambiato il mondo NBA c’è ne è una che porta il nome di Trent Tucker. In mezzo a Chamberlain, Mikan e compagnia. Trent Tucker era una guardia tiratrice di 195 cm scelta al draft del 1982 con il #6 dai New York Knicks. Con un’onesta carriera trascorsa in maglia Knicks per 9 stagioni, le migliori la 1985/86 e 1986/87 in doppia cifra per punti, con il 45% da oltre l’arco. Poi una stagione a San Antonio segnata da un infortunio alla mano che gliene fece saltare una gran parte, per chiudere in pompa magna in maglia Chicago Bulls come riserva di Michael Jordan nella stagione 1992/93, con la vittoria dell’anello, con prestazione decisiva in gara sei delle finals contro i Suns 4/4 al tiro e 9 punti.

Ma bisogna tornare al Tucker in maglia Knicks per raccontare l’episodio che genererà la nascita della Tucker Rule.

Ironia della sorte quella sera, il 15 Gennaio 1990, si giocava al Madison Square Garden Bulls @ Knicks. Ultimissima azione della partita, parità a 106 sul cronometro c’è 0.1 secondi da giocare. I Knicks preparano uno schema che prevede un alley oop per Ewing ma la difesa Bulls capisce tutto e ferma il taglio del centro #33, così a Mark Jackson, guarda un po’, non rimane che servire Tucker lasciato solo sull’arco che riceve tira e segna.Gli arbitri convalidano tra le proteste dei Bulls, all’epoca non esisteva l’instant replay, che ritengono impossibile riuscire a fare tutto con 0.1 sul cronometro. Niente, finale Knicks 109 Bulls 106. Solo che la lega rivedendo le immagini capisce che il tiro è stato scagliato ovviamente oltre il suono della sirena.

Per cui stabiliscono che se sul cronometro restano da giocare 0.3 secondi o meno l’unica cosa che si può fare è un alley oop o un tap in.
E così il nome di Trent Tucker rimane scolpito nella NBA al pari di altri.

Arrivederci alla prossima puntata

EPISODI
– Joe Fulks
– Vanos-Phills-Sealy-Dele (Parte 1 – Parte 2)
– Darrall Imhoff
 The Miracle Shot

– The Baseline Bums!
– Hawks-Bucks (1977)
– Chris Mills e il bus!
– Don Boven
– Walt Bellamy (1968/69)

Doc. Abbati

Doc. Abbati

Il diversamente giovane del gruppo, appassionato di motociclismo e, soprattutto, dello sport made in USA , fan dei Lakers, dei Raiders e dei Mets rigorosamente in quest’ordine, seguo il basket NBA fin dagli anni 70 Nickname: Doc.Abbati

  • in your wais

    Me le ricordavo più o meno tutte, ma la mia preferita è la Tucker Rule…come cavolo nn si erano resi conto che in un decimo di secondo nn si può prendere e tirare lo sanno solo loro…

    Anche se non erano “ad personam” ma “ad squadram”, citerei anche tutte le regole contro hand-checking e gioco fisico introdotte a metà anni ’90 per limitare gli schiaffoni dai Knicks…

    Comunque, mai niente fu paragonabile alla regola che vietò le schiacciate per diversi anni nella NCAA, solo per limitare in qualche modo Kareem…facendogli un favore enorme, dato che privato di tale arma, perfezionò lo sky hook…

  • marco-nba evolution

    e vabbè però così mi togli una puntata…….non vale!!!!!

  • Capitan Harlock The Return

    Fighissima questa rubrica, la mia preferita insieme allo Showtime!

  • in your wais

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