Curiosità dal passato…Jack Twyman!

In questa puntata facciamo un altro salto indietro nel tempo per finire una storia iniziata nella scorsa serie di questa rubrica

 

Queste sono le storie che personalmente adoro scrivere.

Storie in cui, certamente, si parla di basket NBA, di storie di giocatori che, scusate la ripetizione, in un modo o nell’altro hanno fatto la storia della lega, hanno contribuito a rendere questo sport quello che a noi appassionati piace così tanto.

Ma storie anche in cui si va al di là del basket giocato, si parla anche di uomini, usando un luogo comune uomini con la U maiuscola.

E indiscutibilmente John Kennedy “Jack” Twyman è stato questo, un giocatore ed un uomo maiuscolo. La sua vita da giocatore e non solo si è legata a quella di un altro meraviglioso interprete di questo giochino di cui abbiamo parlato nella scorsa serie di questa rubrica, Maurice Stokes.

I due sono stati legati da un’amicizia fortissima sin dal momento del loro ingresso nella NBA, entrambi in maglia Rochester Royals il 5 Novembre 1955. Entrambi erano stati scelti in quel draft dai Royals, Stokes al #2, Twyman al #8. Twyman arriva nella lega dopo quattro stagioni a Cincinnati University dove si era distinto per le sue doti di grande attaccante. Era un ala piccola/guardia di 198 cm per 95 kg di peso, tiratore incredibile dalla media e lunga distanza, con la sua stazza, per l’epoca, poteva portare anche i pari ruolo vicino a canestro e batterli con movimenti spalle a canestro degni di un lungo. Ma le sue prime stagioni nella lega, per quanto notevoli, vennero in parte oscurate dalle prestazioni del suo compagno e amico Stokes. Ma il destino per entrambi, purtroppo, cambiò quel maledetto 12 Marzo 1958.

Chi ha letto la puntata su Stokes sa perfettamente cosa accadde quel giorno. E soprattutto due giorni dopo. La tragedia che si abbattè su Stokes e sui Royals, il coma, la paralisi totale ed irreversibile, fu uno shock terribile per Twyman. Che per i tre anni giocati insieme aveva diviso camere di alberghi, serate insieme ed altro con l’amico.

Il nativo di Cincinnati decise immediatamente che il suo scopo nella vita doveva essere quello di dedicarsi allo sfortunato compagno di squadra. Egli chiese ed ottenne di diventare il tutore legale di Stokes, che dopo un ricovero durato praticamente un anno alla dimissione, tetraplegico, venne ospitato a casa di Twyman quando non doveva essere ricoverato in ospedale. Ma nel frattempo Jack non si dimenticò di giocare a basket. Anzi nel nome di Stokes il livello del suo gioco aumentò esponenzialmente.

Fino a raggiungere l’apice nella stagione 1959/60 quando Twyman divenne il primo giocatore a superare la media di 30 punti a partita in una stagione, condividendo questo record con Wilt Chamberlain, arrivando secondo nella classifica dei realizzatori della lega con 31,2 punti a partita. In quella stagione realizzò anche un carrer high di 59 punti il 15 Gennaio 1960 nella vittoria contro i Minneapolis Lakers.

Twyman continuò a giocare per altre sei stagioni, sempre in maglia Royals sempre con grandi prestazioni offensive. E non smise mai di occuparsi di Maurice Stokes.

Lo aiutò inizialmente da un punto di vista finanziario, sobbarcandosi le innumerevoli spese mediche sostenute dall’amico che, ormai, non aveva più un contratto con la franchigia dell’Ohio. Iniziò un lungo e faticoso lavoro per far ottenere a Stokes una sorta di risarcimento assicurativo per il terribile infortunio avuto, riuscendo ad ottenere rimborso ed assegno di mantenimento, detto volgarmente, che rappresentò un incredibile precedente per lo sport professionistico USA.

Inoltre fu il primo giocatore NBA ad organizzare una raccolta fondi coinvolgendo colleghi della lega, creando il Maurice Stokes Memorial Basketball Game, che si svolgeva a Monticello, nello stato di New York, presso il Kutsher Country Club, dove giocatori NBA si esibivano sia in partite di basket che su un campo da golf. I fondi raccolti servirono in prima istanza per le cure di Stokes, poi, dopo la sua morte nell’Aprile del 1970, vennero usati, e lo sono tutt’ora, per aiutare i giocatori ex NBA in difficoltà.

Twyman non perse mai la speranza di poter in qualche modo comunicare con il suo ex compagno di squadra, riuscì ad insegnarli una sorta di metodo per “parlarsi” usando il battito delle palpebre per indicare le lettere. Una vita dedicata la sua, che ebbe il riconoscimento dovuto con l’introduzione nella Hall Of Fame per meriti umanitari nella classe 1983. Twyman nel 2004 ritirò per conto del compianto Stokes il premio per la sua introduzione nella Hall Of Fame.

In ultimo Jack Twyman è ricordato anche per il lavoro svolto da commentatore televisivo della ABC lavorando a fianco di Chris Schenkel. Celebre fu la frase con cui durante le finals del 1970, diede la notizia dell’ingresso in campo dell’infortunato Willis Reed in gara 7 al Madison Square Garden, praticamente interrompendo il collega durante il collegamento del pre partita esclamando: “I think we see Willis coming out!!”.
Questo è stato Jack Twyman, come tanti altri trattati in questa rubrica un uomo prima che un giocatore.
Arrivederci alla prossima puntata

Doc. Abbati

Doc. Abbati

Il diversamente giovane del gruppo, appassionato di motociclismo e, soprattutto, dello sport made in USA , fan dei Lakers, dei Raiders e dei Mets rigorosamente in quest’ordine, seguo il basket NBA fin dagli anni 70

Nickname: Doc.Abbati

  • in your wais

    Non sapevo di questa storia…leggendo gli annali mi ricordavo il nome di Stokes, e mi ero pure chiesto come mai avesse giocato solo 3 anni, specie a quei livelli…immaginavo un infortunio ma niente di simile…

    Davvero una bella storia umana, per di più tra un bianco ed un nero, cosa non proprio banale in quegli anni…