Jim Valvano, la forza della vita!

Oggi è il 21° anniversario della morte dello storico coach di North Carolina State e autore di uno dei discorsi pi belli di sempre, qui gli rendiamo omaggio.

James Thomas Anthony Valvano nasce nel Queens un quartiere periferico di New York nel 1946 da Rocco e Angela Valvano. Secondo di tre fratelli, alla Seaford High School pratica 3 sport ma è il basket che lo attrae. A 17 anni su un foglio di carta scrisse tutte le sue aspirazioni professionali; giocare a basket al liceo e a all’università, diventare un assistente allenatore e poi un allenatore, vincere una partita al Madison Square Garden e tagliare la retina del titolo nazionale.

La sua capacità di sapere cosa voleva dalla sua vita e la sua tenacia lo guideranno per il resto della sua carriera e solo 10 anni dopo poteva già spuntare 4/6 della sua particolare lista. Da giocatore disputò 4 stagioni con la maglia della Rutgers University prima di diventarne assistente allenatore come vice di Bill Foster nel 1967. Nel 1969 arriva il primo incarico da capo allenatore alla Johns Hopkins con risultati modesti e dopo una sola stagione torna in seconda linea accettando il ruolo di assistente allenatore dei Connecticut Huskies, la voglia di allenare e di non perdere tempo però è tanta e dopo 2 stagioni accetta di allenare i Bison di Bucknell, ma anche qui la permanenza è breve ma con 2 stagioni vincenti su 3 disputate, si trasferisce vicino casa allo Iona College, piccola università a una cinquantini di Km a nord di Manhattan, dopo la prima stagione perdente(la seconda e ultima della carriera) arrivano i primi successi e nel 1979 la squadra arriva al torneo NCAA ma viene subito eliminata al primo turno, l’anno successivo arriva la prima vittoria ma al secondo turno la squadra di New Rochelle non può nulla contro Georgetown.

Ma è a Raleigh che ottiene i suoi migliori risultati, nel 1980 viene chiamato ad allenare i Wolfpack della North Carolina State University con i quali nel 1983 vincerà il titolo NCAA fra la sorpresa generale battendo in finale gli Houston gougars del duo Clyde Drexler- Hakeem Olajuwon. In quella partita forse si assiste alla più grande dimostrazione di gioia pura e spontanea di un’ allenatore su un campo da basket, Valvano al termine della partita inizia a correre incredulo su tutto il campo andando alla ricerca di qualcuno da abbracciare, delle immagini che resteranno della storia per l’emotività che lo sguardo perso nel vuoto di Jim Valvano regalò a milioni di spettatori increduli come lui di vedere North Carolina State trionfare.

A soli 36 anni Jim Valvano aveva realizzato tutti i suoi sogni che aveva scritto sul quel pezzo di carta, il suo entusiasmo, la sua tenacia e la sua passione gli hanno permesso tutto questo, di vivere la vita come se ogni giorno fosse l’ultimo. Una volta disse: Ci sono 86’400 secondi in una giornata intera, sta a voi decidere come farli passare” Jim li avrebbe usati tutti..
Dimessosi da allenatore nel 1990 intraprese la carriera di commentatore con uguali risultati in coppia con Dick Vitale. Fi invitato in molte aziende per i suoi discorsi in grado di motivare chiunque abbia un pizzico di coscienza da qualche parte dentro il suo corpo. E’ stato una persona che aveva della sua curiosità per la vita la spinta che lo faceva andare avanti, vivere ogni giorno al massimo delle proprie possibilità per vivere tutta la vita

Nel giugno del 1992 gli viene diagnosticato un tumore terminale e il medico gli annuncia che forse avrà ancora un’anno di vita. Alla comunicazione iniziò a sudare ma si asciugò la fronte e strinse la mano al medico che gli aveva comunicato la sua morte, usci e si incamminò tranquillamente verso il parcheggio.
Nei suoi ultimi dieci mesi di vita Coach Valvano ha fatto di tutto per aiutare le persone nelle sue stesse condizioni “Voglio aiutare ogni malato di cancro, non so se sarò in grado di farlo ma è l’unica cosa buona che posso fare per loro e per me” Non aveva paura di mostrare la sua malattia in pubblico anche evidenziandone le conseguenze delle cure che lo indebolivano a tal punto da non riuscire quasi più a stare in piedi.

Nel 1993 a meno di 2 mesi dalla morte fece uno dei discorsi più belli ed emozionanti che una persona possa fare, agli ESPY Awards fu accolto da un lungo applauso, aiutato dal suo Amico Dick Vitale a salire sul palco intrattenne la folla per oltre 10 minuti durante i quali trovò il tempo di mandare a quel paese “il gobbo” che diceva che il tempo a disposizione stava per scadere, un discorso che ancora oggi dopo oltre 20 anni rimane attuale perché Jim Valvano è stato sempre un uomo che guardava avanti, arrivando con le sue parole fino ai giorni nostri.

Per me ci sono tre cose che noi tutti dovremmo fare ogni giorno. Dovremmo farle ogni giorno della nostra vita! La prima cosa è ridere; si dovrebbe ridere ogni giorno. La seconda è pensare; si dovrebbe trascorrere del tempo a pensare. E la terza è emozionarsi e commuoversi fino alle lacrime; per la felicità o per la gioia. Ma pensateci: se si ride, si pensa e si piange potete dire di aver vissuto un giorno completo. Accidenti che bel giorno! E se hai trascorso sette giorni così a settimana, hai ottenuto qualcosa di speciale.

S.Bei

S.Bei

Sono di Rieti e ho una passione viscerale per il college basketball. Il mio giocatore preferito è Doug McDermott, non seguo particolarmente le vicende dei top team ma mi piace scovare giocatori promettenti nelle cosidette Mid-Major perchè a trovare il fenomeno a Kentucky, Duke o Louisville sono capaci tutti…il bello è trovarli dove non guarda nessuno! Nickname: Ste

  • Jeffrey

    bell’articolo, bellissima storia.