Curiosità dal passato…Terry Furlow!

Questa settimana una storia tragica con un finale drammatico, un giocatore poco conosciuto ma che è servito a molti, purtroppo

 

Questa settimana parliamo di una storia tragica. Di una storia che, all’epoca, avrebbe dovuto aprire gli occhi a tanti nella lega. Che invece preferì chiuderli entrambi, oltre a bocca ed orecchie, lasciando che una piaga che si stava insinuando nella lega trovò porte spalancate, grazie all’omertà di tutti, per mietere vittime fino a metà anni 80.

Parliamo di un giocatore che poteva essere e non è stato, vittima di un vizio e del silenzio dell’epoca.

Terry Furlow poteva diventare un grande giocatore. Sembrava averne le stimmate. Furlow era una guardia tiratrice di 195 cm con grandi mezzi atletici. Attaccante eccezionale, dotato di un palleggio arresto e tiro mortifero, dai sei metri una sentenza.

Quattro anni entusiasmanti a Michigan State University, nella sua ultima stagione in maglia Spartans risultò essere il miglior realizzatore della Big Ten. I suoi 50 punti segnati contro Iowa University il 5 Gennaio 1976 sono tutt’ora la miglior prestazione individuale della sua università che nella storia ha prodotto indiscussi talenti cestistici. Nella storia di MSU è al settimo posto all time per quanto riguarda i punti segnati. Oltre a questo ha fama di essere uno studente modello, un leader dello spogliatoio, pur essendo un ragazzo abbastanza timido ed apparentemente introverso.

Entra nella NBA dalla porta principale, scelto dai Philadelphia Sixers con il numero 12 al draft del 1976. Solo che la sua prima stagione è molto più difficoltosa rispetto a quanto molti pensavano. Anche perchè la squadra allenata da coach Gene Shue sembra essere quella giusta per sviluppare le capacità offensive del nativo di Flint. Con nel roster giocatori come Mike Dunleavy, Henry Bibby, Doug Collins e Julius Erving, Furlow sembra poter avere tutte le chance per poter emergere facendo vedere quanto vale e quello che può dare. Ma forse la presenza di una concorrenza così elevata proprio nel suo ruolo, con Collins come guardia tiratrice nel roster c’è anche Lloyd Free, famoso per aver cambiato il suo nome in World perchè sosteneva che come lui in attacco non ce ne fossero di altrettanto forti, inizia a creare qualche crepa nella fiducia sulle proprie capacità.

Non gioca moltissimo nella sua stagione da rookie, molto meno di quello che ci si aspetta, 32 partite con poco più di 5 minuti di media. Molti piccoli infortuni. Così si dice. All’epoca non c’erano rumors, le voci non giravano, un giocatore venive messo in lista infortunati, oppure non giocava ma nessuno si chiedeva un perchè. Anche se si trattava di un giocatore che sembrava avere grandi potenzialità. Fallire poteva succedere, ed il tutto accadeva senza troppo clamore.

Alla fine di quella stagione viene ceduto a Cleveland. In Ohio le cose sembrano andare un pochino meglio, è la riserva della stella della squadra, Austin Carr, ma trova minuti giocabili con una certa continuità, incrementando le sue statistiche, in poco più di 15 minuti viaggia a quasi 9 punti di media. Sembra essersi ritagliato uno spazio sotto coach Bill Fitch per far vedere le sue potenzialità. La stagione successiva, 1978/79, Furlow sembra riuscire a fare un altro passo in avanti, le statistiche crescono, le sue capacità offensive emergono, viaggia ad oltre 13 punti di media in 22 minuti, anche se in una squadra in fase calante. Solo che succede qualcosa, ritardi strani agli allenamenti, una trasferta saltata senza motivo, e Furlow viene spedito ad Atlanta, dove nelle ultime 29 partite di regular season raggiunge quasi 10 punti di media.

Ma anche qui qualcosa non funziona, sembrano esserci problemi seri fuori dal campo, in una trasferta a Portland scompare praticamente per una notte ed alla mattina dopo sembra essere “confuso”. Diventa amico di John Drew, su di lui prossimamente una puntata dedicata, e questo non viene visto bene dalla dirigenza della squadra, anche se non se ne capisce bene il motivo, Drew è in quel momento una delle stelle degli Hawks, ma la loro frequentazione non piace.

L’anno dopo ad Atlanta gioca 21 partite senza infamia e senza lode, 8 punti di media, poi dopo altri problemi fuori dal campo non specificati viene spedito agli Utah Jazz. E li sembra rinascere cestisticamente almeno, in 55 partite gioca 31 minuti di media, con più di 16 punti ed il 50% dal campo. Statistiche importanti, Furlow sembra aver trovato la strada finalmente. Non è così. Anche nello Utah i problemi extracestistici lo raggiungono inesorabili, arriva ubriaco agli allenamenti, un paio di volte in trasferta viene trovato in albergo anche più che in preda ai fumi dell’alcool, ma all’epoca sembra essere una cosa che è bene non denunciare.

Si preferisce tacere, cercare di “marcare” fuori dal campo il giocatore coinvolto basta che non si sappia, almeno ufficialmente. Furlow purtroppo sembra essere diventato molto più immarcabile fuori dal campo che dentro il campo. La stagione termina senza che i Jazz riescano a raggiungere i play off, c’è il liberi tutti, ognuno torna a casa, anche con i propri problemi. Anche con quelli irrisolvibili.

Per Terry Furlow non ci sarà un’altra stagione.

La notte del 23 Maggio 1980 sulla Interstate 71 a Linndale in Ohio si schianta con la sua macchina contro un palo. Ci vorranno 35 minuti per estrarre il suo corpo dai rottami della macchina. Muore sul colpo. L’autopsia rivelerà nel suo sangue presenza di quantità elevata di cocaina, alcool e valium. Un mix già di per sè mortale.

La notizia raggiungerà i vertici della lega che da li inizieranno a perseguire con maggiore volontà l’uso di alcolici e sostanze stupefacenti.

Per Furlow troppo poco troppo tardi.
Arrivederci alla prossima puntata

Doc. Abbati

Doc. Abbati

Il diversamente giovane del gruppo, appassionato di motociclismo e, soprattutto, dello sport made in USA , fan dei Lakers, dei Raiders e dei Mets rigorosamente in quest’ordine, seguo il basket NBA fin dagli anni 70 Nickname: Doc.Abbati