Curiosità dal passato…John Drew!

Ultima puntata della stagione, parliamo di un giocatore entrato nella storia della NBA dalla parte sbagliata malgrado un grandissimo talento

 

Con la fine della regular season, come nella scorsa stagione, chiudiamo anche curiosità dal passato. Non sappiamo dirvi, però, se e come tornerà per la prossima stagione. Ma, senza dilungarci troppo in queste cose burocratico/redazionali, entriamo nel vivo di questa puntata.

Parliamo di un giocatore che ha fatto la storia della lega. Per davvero, anche se è entrato dalla parte sbagliata nella storia NBA.

Ed è un vero peccato perchè John Drew era un giocatore di immenso talento. Un attaccante vero, tiratore micidiale dalla media e lunga distanza, uno che aggrediva il canestro con rara ferocia. Un’ala piccola di 198 cm per 95 kg con una incredibile capacità di andare a rimbalzo in attacco, subire il contatto e segnare. Nelle sue undici stagioni NBA non è mai sceso sotto i 16,2 punti a sera, con un massimo di 24,2 alla sua terza stagione tra i professionisti.

Un uomo però che non è mai riuscito a sconfiggere i suoi mostri, che è entrato presto nel tunnel della cocaina uscendone battuto, tanto da diventare il primo giocatore della storia della NBA ad essere bannato per droga.

John Drew arriva nella lega con il draft del 1974, scelto al secondo giro dagli Atlanta Hawks, senza grossi squilli di tromba, in quanto che proviene dal semi-sconosciuto college del North Carolina a nome Gardner-Webb. Atlanta ha perso in un colpo solo durante l’estate Pete Maravich e Walt Bellamy, ed è in fase di ricostruzione. Drew si trova nel posto giusto al momento giusto. Ed il suo ingresso nella lega è roboante.

Pronti via a Chicago ne segna 32 con 11 rimbalzi, 6 offensivi. Quattro giorni dopo in casa contro i Sixers ne mette addirittura 41, 13 rimbalzi, 7 offensivi. La sua stagione da rookie è semplicemente mostruosa. Finisce con 18,6 punti e 10,6 rimbalzi, 4,6 in attacco leader della statistica nella lega. Il premio di Rookie of the Year va a Jamaal Wilkes, ma per molti Drew avrebbe meritato molta più considerazione. Nelle stagioni successive il suo gioco migliora ancora, le statistiche crescono, viaggia sempre ad oltre 20 punti di media.

In attacco è un arma micidiale per la franchigia della Georgia. Nella stagione 1975/76 va all’All Star Game. Certo a livello di squadra le soddisfazioni sono pochissime, ma a livello individuale le quotazioni dell’ala dell’Alabama crescono vertiginosamente. Drew è un ragazzo estroverso, Frank Layden, allora assistant coach ad Atlanta, lo definirà un cavallo selvaggio. Ha una parola per tutti, si circonda di un sacco di persone.

La sua forza. E la sua debolezza.

15 Febbraio 1978, una data che cambierà per sempre il panorama della carriera professionistica di John Drew.

Atlanta gioca a Portland, la partita viene vinta dai Blazers di 3, Drew ne mette 32 con 11 rimbalzi. Una classica serata in ufficio. Dopo la partita viene avvicinato subito fuori dagli spogliatoi da un uomo che sembra essere in grande confidenza con i giocatori dei Blazers. Si fa dire dov’è in albergo, lo raggiunge nel corso della serata portando della cocaina. Inizia lì la guerra, persa, contro la dama bianca. Verrebbe da dire, per i più attenti lettori, ancora Portland.

Anni dopo Drew in una intervista sul New York Times confesserà che sarebbe potuto succedere ovunque: “in ogni città arrivavano questi personaggi che ti offrivano droghe, alcool e donne, tutti sapevano in tanti facevano finta di non sapere.” Drew inizia una doppia vita. Giocatore di basket le sere delle partite, consumatore di cocaina appena può. “Non ho mai giocato sotto l’effetto della droga” confesserà in quell’intervista:” ma le altre sere, le altre notti…..”

Nel management degli Hawks qualcuno inizia ad accorgersi che qualcosa non va nel ragazzo. Allenamenti saltati,nervosismo continuo, fughe dagli alberghi durante le trasferte. Stan Kasten, allora general manager degli Hawks, interviene cercando di aiutare la sua stella. Per tre estati consecutive viene mandato in una clinica di riabilitazione in South Carolina, programmi di 28 giorni al Fenwick Hall Hospital. Sappiamo tutti che se chi ha problemi di tossicodipendenza non vuole farsi aiutare non c’è niente che si possa fare. D’altra parte l’idea di fermarlo durante la stagione non passa nemmeno per l’anticamera del cervello della dirigenza di Atlanta.

Drew prosegue con la doppia vita. Nel 1979/80 torna all’All Star Game. Ed in quella stagione arrivano anche le soddisfazioni di squadra, stagione vincente per gli Hawks con play off annessi. In una squadra che oltre a lui ha nel roster Terry Furlow, di cui abbiamo parlato, e Ed Johnson che nel parcheggio di un club di Atlanta subisce un attentato a colpi di pistola si sospetterà, secondo la polizia intervenuta, per una partita di droga non pagata.

Drew si convince che il suo problema sia Atlanta. Al termine della stagione 1981/82 chiede di essere ceduto, richiesta accolta con trade con gli Utah Jazz che porterà in Georgia Dominique Wilkins. Solo che non è cambiando città che il problema si risolve.

Anzi nella solitudine di Salt Lake City la cocaina diventa una compagnia di vita per Drew. I comportamenti ambigui si moltiplicano. Il coach di quei Jazz è Fank Layden, che conosce bene Drew ed i suoi mostri e che ha subito il dramma di Furlow. Questa volta decide di non indugiare.

E così il 22 Novembre 1982 dopo l’ennesima notte in un albergo di Cleveland in compagnia della cocaina John Drew viene convocato da Layden nella sua stanza. Il discorso è chiaro. Lo stesso giorno viene sospeso dalla lega ed inviato a Baltimora dove rimane per due mesi in un centro di riabilitazione.

Il peggio sembra essere passato, al rientro Drew sembra un giocatore nuovo. Sembrerebbe essere tornato quello di inizio carriera. Vive solo per giocare a basket. Al termine della stagione 1983/84 vince il premio Comeback Player of the Year. Ma è vana gloria.

Nella stagione 1984/85 viene ritrovato postivo ad un test sulla cocaina, ammette di aver ricominciato ad abusarne da inizio stagione. Viene sospeso, torna in clinica ma con molta meno convinzione. E dopo un altro controllo risultato positivo eseguito verso il finire della stagione la NBA decide di bannarlo definitivamente.

La sua lotta con la droga sarà lunghissima. Finisce solo nel 2002 grazie all’aiuto di Charles Barkley. John Drew adesso vive ad Houston e guida un taxi.

Finiamo qui, ringraziando tutti quelli che mi hanno seguito e chi mi ha aiutato a far diventare un’idea realtà, F.M.B. grazie

Doc. Abbati

Doc. Abbati

Il diversamente giovane del gruppo, appassionato di motociclismo e, soprattutto, dello sport made in USA , fan dei Lakers, dei Raiders e dei Mets rigorosamente in quest’ordine, seguo il basket NBA fin dagli anni 70 Nickname: Doc.Abbati

  • Lore

    Sempre una bellissima rubrica…aspetteremo l’anno prossimo…ahahha comunque bella anche questa storia che ribadisce che non basta il talento per vincere e convincere…ci vuole anche la testa…Ciao “curiosità dal passato”

  • Bonzo

    Talento sprecato come “Sugar” Ray Richardson quasi Re di New York anzi per un periodo lo è stato.