Best 5 & Flop 5 (Semifinali Conference)

Non potevano mancare i migliori e peggiori quintetti delle semifinali di Conference con Oklahoma City e San Antonio in prima fila, solo Allen per Miami tra i migliori.

Rispetto all’emozionante 1° turno, le semifinali di conference hanno rispettato i veri valori delle squadre con San Antonio e Miami facili su Portland e Brooklyn in 5 gare, Oklahoma City e Indiana hanno impiegato una gara in più; qui i nostri quintetti migliori e peggiori!

Best 5

Best1

Tony Parker (PG, SAS):A mani basse il playmaker migliore della Lega. Dotato di una intelligenza cestistica sopraffina, di una mano che sa far male (19,3 punti a match, migliore dei texani) e di una capacità di lettura delle situazioni come nessun altro. Contro Okc non sarà al top, anzi rischia di saltare gara uno ma è probabile che stringendo i denti riuscirà a dare il suo contributo per continuare sulla strada che porta all’anello che manca da sette stagioni.

Kawhi Leonard (SF, SAS): Semplicemente determinante nel quintetto Spurs. Contro una Portland talentuosa ma cortissima ha spaccato i match, dall’arco viaggia con oltre il 42%, è il terzo rimbalzista di squadra (7,5 a gara ma Splitter secondo ne prende 7,7) e il primo assieme a Ginobili per palloni recuperati. Ora che Parker non è al 100% diventerà ancora più decisivo il suo rendimento nei 48’

Paul George (SG, IND): In ombra forse per via delle voci fuori dal campo (tradimenti, moglie di Hibbert ecc) nel primo turno contro Atlanta, protagonista assoluto – insieme a West – nel secondo turno contro i lanciatissimi Wizards, domati a dovere. Ha talento puro nei polpastrelli ma ancora la testa non sempre ottimizza le sue capacità: ancora una volta la sfida con Miami ci potrà dire che tipo di giocatore abbiamo davanti.

Kevin Durant (SF, OKC): Tredici partite di Playoff per l’Mvp, 31.4 punti di media. Decisivo anche quando dal campo sembra non voler entrare nulla. Qualche media è leggermente calata ma c’è da giurare che contro i ragazzi di Popovich avrà il sangue agli occhi per tornare a giocarsi le Finals.

Serge Ibaka (PF, OKC): Quando entra il tiro dalla media è immarcabile, chiedere ai Clippers per una conferma. Peccato perchè la notizia che salterà la serie contro San Antonio (e una eventuale finale) per i guai al polpaccio. Okc perde la sua terza bocca da fuoco (12,2 punti fin qui) ma soprattutto una presenza a rimbalzo. Collison, Adams e Perkins sono allertati: auguri.

Ray Allen (6°, MIA): Il buon vecchio Ray, nonostante le 38 primavere, quando esce dalla panchina è ancora un fattore decisivo. Anche se la serata con la mano gelida può capitare, basta rivedere gara 5 contro Brokklyn per capire tutto: tripla con mano in faccia nel finale per il vantaggio (aveva 0/6 dall’arco fin li) e palla sporcata a Joe Johnson nell’ultimo possesso per la vittoria. Immortale.

Flop 5

Flop1

Deron Williams (PG, BKN): Irriconoscibile. Subito dopo la serie contro Miami ha chiesto di essere ceduto? Te credo! Ma con quel contrattino chi se lo accolla?

J.J Redick (SG, LAC): Giocatore che personalmente stimo. Tecnica di tiro purissima ma le sue medie dal campo crollano sensibilmente (da 17 punti a 13) negli ultimi 12’: proprio quando si è decisa la serie con OKC.

Paul Pierce (SF, BKN): “That’s why they got me here”. Ok, mi attirerò delle ire, ma dirlo contro gli sbarbatelli di Toronto è un conto, perchè poi è arrivata la serie contro gli Heat. LeBron l’ha fatto penare in lungo e in largo e nella gara da dentro fuori, quando Miami era in piena rimonta, era Joe Johnson a tenere alti i Nets mentre a P.P. tremava il braccio. Ha detto di voler giocare ancora un paio di anni, per provare l’assalto all’anello? Difficile.

Nene (C, WAS): Che fine ha fatto lo splendido brasiliano capace di far ammattire Boozer e il freschissimo DPOY Noah?! Peccato perchè se avesse aggredito alla giugulare Hibbert, e in generale una Indiana ancora bisognosa di ritrovarsi, avrebbe scritto assieme ai suoi compagni una delle pagine più belle degli ultimi anni.

DeAndre Jordan (C, LAC): Di per se le cifre non sono poi così orrende (9.6 punti a match in post season col 73% dal campo, oltre 12 rimbalzi) ma molte di queste sono state costruite nella serie contro i Warriors. Davanti a Oklahoma City non è quasi mai riuscito ad imporsi nel pitturato, a volte venendo scherzato da Collison e dal rookie Adams. I liberi più brutti di questi Playoffs 2014 sono i suoi a mani basse.

Mario Chalmers (6°, MIA): Miami riesce a sopperire alla sua assenza grazie all’apporto degli altri comprimari dei Big Three: una volta Cole, una Lewis, una Jones. Ma da qui in avanti il play titolare di Spoelstra deve scordarsi le polveri bagnate e tornare a produrre qualcosa sul parquet

N.S

N.S

Sangue Romagnolo ma cresciuto 19 anni a Como, si innamora della palla a spicchi nell’ormai preistorico 2001 (militando in squadra con FMB), al Pianella di Cantù per il derby contro i cugini varesotti. Tifoso Lakers, Packers e del Cesena calcio, venera Jason Williams, le IPA fortemente luppolate e la jersey viola dei Raptors di Damon Stoudamire. Nickname: N.S