Quo vadis Clippers?

Sembrava l’anno giusto con in panchina Doc Rivers ma i cugini dei Lakers si sono sciolti sul più bello, eliminazione da far riflettere sulle vere potenzialità dei Clippers.

PaulParliamoci chiaro: essere eliminati dagli Oklahoma City Thunder nella corsa al titolo non dovrebbe essere considerata una sconfitta disonorevole.

E per come è maturata nelle sei gare lascia certamente un amaro in bocca. Ma non siamo qui noi per avallare recriminazioni su quello che è stato e che, forse, poteva essere con valutazioni diverse di alcuni episodi. Bisogna partire da un dato di fatto, alle finali di Conference sono approdati Durant e soci. Questa eliminazione crea pensieri contrastanti. Da un punto di vista per i Los Angeles Clippers essere arrivati alle semifinali di Conference potrebbe essere considerato un risultato fenomenale, solo che in tanti dalla parte bianco-rosso-blu di L.A si aspettavano molto di più.

Questa stagione doveva essere quella della svolta per il dynamic-duo Chris Paul-Blake Griffin.

Con l’arrivo di Doc Rivers in panchina, la conferma di Jamal Crawford, gli arrivi di J.J. Redick, Darren Collison prima e poi, in corso d’opera, di Danny Granger e “Big BabyDavis il roster sembrava giusto per ambire almeno alle finali di Conference. Perchè Rivers sembrava essere l’allenatore giusto per poter dare un gioco sia offensivo che difensivo ai Clippers, uno dei pochi che il leader assoluto dello spogliatoio, Chris Paul appunto, avrebbe potuto ascoltare.

201405132125771103251E così effettivamente è stato, specie negli ultimi due mesi prima dell’inizio della post season. Rivers ha stabilito gerarchie offensive e, soprattutto, difensive, riuscendo a far sembrare anche DeAndre Jordan qualcosa di più che un saltatore/stoppatore. I Clippers sono arrivati ai playoff vincendo 17 delle ultime 22 partite, in un grande stato di forma fisico/tecnica, con un Paul ed un Griffin che sembravano pronti al grande salto. Invece sin dalla serie contro i Warriors, arrivata fino a gara 7, è sembrato che la splendida macchina da guerra Clips avesse qualche problema. Non sempre tutto è sembrato girare per il verso giusto con giocatori come Redick e Crawford, fondamentali per un playmaker come Paul, troppo discontinui, specie nella loro specialità, il tiro da tre.
In più di una occasione Paul ha tirato fuori dai guai i Los Angelini, aiutato anche dalla coppia Griffin-Jordan in gran spolvero, anche se contro avversari inferiori fisicamente. Ma se le improvvisazioni di CP 3 sono servite per portare a casa la pagnotta contro Golden State, nella serie contro OKC, iniziata molto bene con una chiara vittoria in gara 1 in trasferta, sono emersi i difetti di questo roster. Sia tecnici che mentali, almeno per poter ambire a vincere l’anello, cosa che un giocatore come Paul deve avere come obbiettivo finale.

Tanto per capirci, se osserviamo le statistiche del roster Clippers tra regular season e playoff, notiamo come, Paul a parte, tutti le abbiano peggiorate e questo, malgrado nella post season l’intensità difensiva si alzi, non è comunque mai un buon segno. Sono emersi, nel momento cruciale della stagione, i limiti forse più presenti nella testa dei giocatori che nel loro fisico.

Oklahoma City Thunder v Los Angeles Clippers - Game SixPer citare un esempio lampante nella decisiva gara 6 infortunatosi Ibaka, che è stato l’unico lungo in maglia Thunder che sembrava poter impensierire fisicamente il duo Griffin-Jordan, Steven Adams e Nick Collison hanno dominato su entrambi i lati del campo, imponendo il loro gioco dentro le zone pitturate, quello che era successo nei precedenti anni anche se contro avversari quanto meno più illustri.
Anche il sesto uomo dell’anno, Crawford, in uscita dalla panchina è stato molto meno incisivo di quello che ci si poteva aspettare, anche se la continuità, come abbiamo già detto, non è mai stata una sua dote altrimenti, con le sue capacità tecniche, avrebbe avuto ben altra carriera. Granger e Davis hanno inciso pochissimo, si ricordano dei due più i falli fatti che le giocate. Sono mancati i tiratori, è venuta meno anche la difesa di squadra, e questo è un peccato mortale per una squadra con Rivers seduto in panchina, Westbrook ha ripetutamente banchettato in mezzo all’area e Durant, estemporaneità della mossa Paul a parte, ha fatto quello che ha voluto.

Poi comunque ci sarebbe anche il capitolo Chris Paul da aprire; Certo statistiche mirabolanti, giocate che ci hanno lasciato sbalorditi, un uomo di una durezza mentale e di una intelligenza cestistica notevoli, una vera superstar in questa lega. Eppure…..eppure perché ti da sempre l’idea che, per usare un’espressione vecchia..come il sottoscritto, gli manchi sempre un centesimo per fare la lira, o l’euro che dir si voglia. Pochissime palle perse rispetto agli assist serviti, ma quelle poche sono state sanguinose, pensiamo al finale di gara5 o alle due consecutive nel finale del terzo quarto di gara 6. La stagione quindi va in archivio e deve essere considerata un mezzo fallimento, malgrado le polemiche sulle chiamate arbitrali delle ultime due gare. Ma anche il perdersi dietro i tre tiri liberi dati a Westbrook, che ci fossero o meno, non è certo sinonimo di grande mentalità vincente.

Per l’anno prossimo si deve ripartire sicuramente da coach Rivers, da Chris Paul ovviamente, e poi?

Staremo a vedere fermo restando che ci sarà, nell’estate Clippers, non solo basket giocato di cui parlare e che sarà comunque decisivo per vedere come “l’altra” Los Angeles si presenterà al via della prossima stagione.

Doc. Abbati

Doc. Abbati

Il diversamente giovane del gruppo, appassionato di motociclismo e, soprattutto, dello sport made in USA , fan dei Lakers, dei Raiders e dei Mets rigorosamente in quest’ordine, seguo il basket NBA fin dagli anni 70 Nickname: Doc.Abbati