Indiana, effetti collaterali dell’Ossessione Patriots

Doveva essere l’anno giusto per detronizzare gli acerrimi rivali ma i Pacers si sono sciolti come neve al sole, assenza di leader e illusioni di una stagione illusoria.

Indiana-RavensNon mi sono bevuto il cervello tutto di un colpo, il titolo può sembrare insensato per molti ma ha una profonda verità sulla stagione 2013/14 di questi Indiana Pacers, partiti col coltello fra i denti, arrivati dove e come volevano allo show-down contro Miami…piallati 4-2 con tanti punti interrogatici sulle loro teste.

La domanda non è perché o cosa sia successo ad una squadra che nei primi 4 mesi di Regular-Season aveva ben impressionato, ma: cosa davvero aveva spinto i media, i fans, gli appassionati, gli Heat-Haters a considerare questi Pacers una squadra potenzialmente da Finals o meglio, una squadra in grado di poter battere i campioni in carica?

Personalmente, con o senza Derrick Rose, ho sempre considerato i Chicago Bulls e il loro sistema come unici e veri antagonisti di Miami, ma questo è un altro discorso.

Complessivamente Indiana è una buona squadra, con un’ottima chimica creata da coach Frank Vogel composta da validi giocatori uniti, spinti, motivati, caricati solo ed esclusivamente da un sentimento: il rancore verso i Miami Heat!
Nelle 4 sfide di stagione regolare questo fenomeno si è presentato sul parquet: affrontano Miami, danno il 150% (soprattutto in casa), lottano come leoni, la mettono sulla rissa, vincono, si sentono i padroni dell’NBA…e la notte dopo ti perdono rovinosamente a Cleveland sparandosi addosso negli spogliatoi stile Washington Wizards con Gilbertone Arenas

Non fraintendetemi!

Ho ammirato molto come i Pacers hanno interpretato le sfide contro Miami, li difendo dalle varie critiche sul loro gioco duro/sporco e che ben vengano fighters come Lance Stephenson che per quanto sporco, comunque ci mette la faccia e le palle sul tavolo.
Però non puoi basare una stagione intera su 4 partite + la scontata finale di Conference…e questo è stato il padre di tutti gli errori!

L’anno scorso hanno fatto sudare Miami fino a Gara7 nelle Finali di Conference, Indiana giocò una serie strepitosa con quella mentalità da underdog senza nulla da perdere, che ha spinto i suoi giovani giocatori a dare il massimo come se non ci fosse un domani, perché era Miami che DOVEVA vincere e loro erano solo un ostacolo. Quest’anno non è stato così, anzi…

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Nel 1994 i Negrita registravano la canzone “Cambio” (finita poi nella colonna sonore di “Così è la vita” di Aldo, Giovanni & Giacomo, ndr) dove il ritornello recitava:

Cambio Cambio Cambio di Mentalità
datemi datemi datemi un’altra identità
Cambio Cambio Cambio di Mentalità
voglio voglio un’altra possibilità

Ecco la scintilla che ha innescato la bomba Pacers 2013/14; i giovani hanno visto un domani roseo, ambizioso e, con la spocchia che si ha a quell’età, prima hanno scalato a tempi record la montagna…poi si sono schiantati contro un muro di cemento armato stile Jackass con scritto sopra a lettere cubitali la parola “REALTÀ”.
Vincere aiuta a vincere e l’inizio di stagione è stato davvero notevole, poi sono arrivate le prime brutte sconfitte, e poi altre, altre ancora, le certezze sono venute meno e a galla sono emersi tutti gli scheletri di ogni singolo giocatore:

George Hill: si ti scartano gli Spurs (ok, per Leonard) c’è qualcosa che non va
Lance Stephenson: Guerriero mai domo con talento…ma incapace di gestirsi in un gruppo
Paul George: I troppi riflettori (e gnocche) danno alla testa…
David West: buon giocatore…creato da Chris Paul
Roy Hibbert: grande, grosso e ciula
Evan Turner: Ottimo giocatore ma inutile a fini di questa squadra

Luis Scola: grande, grosso ed inconsistente (vedi carriera Europea)
Andrew Bynum: risata ecumenica

Il che ha portato a:

Giocatori che pensano più al loro score che al gioco credendosi i nuovi Wade/James (Stephenson e George), giocatori modesti in crisi di identità che diventano deleteri col passare del tempo (Hill e Hibbert), giocatori che si inventano leader dopo una vita da gregari (West)…e un allenatore impotente che si trova in balia di questa burrasca: la squadra NON era pronta!

Ah giusto, vi devo la spiegazione del titolo

Brady Vs Lewis

Un’ossessione proprio come quella che iniziò nel 2007 (Harbaugh Vs Belichick per lo Spygate) fino al 2012 si impadronì dei Baltimore Ravens verso i New England Patriots; i Ravens furono costruiti unicamente per poter non solo battere ma distruggere i Patriots, basti pensare a chi schieravano in difesa, gente col dente avvelenato come Terrell Suggs, Ed Reed, Bernard Pollard (quello che ruppe il ginocchio a Tom Brady nel 2008 quando vestiva la casacca degli Chief) e l’indomabile Ray Lewis.
Ravens e Patriots si sono affrontati 3 volte nella Post-Season, Baltimore ha vinto 2 volte: la prima nel 2010 nel match di Wild-Cards (33-14) che fece scoccare la scintilla negli occhi dei Pats che si vendicarono nel 2011 (23-20) col famoso FG di Cundiff sbagliato sulla sirena, la resa dei conti arrivò l’anno dopo nell’anno del ritiro di Lewis, un’annata magica visto che Baltimore sconfisse prima la Denver di Peyton Manning, New England in un match durissimo che vide diversi morti/feriti nelle file dei Patriots e poi San Francisco al SuperBowl.

Non si possono mettere a paragone una squadra NBA ed una NFL, ma quei Ravens seppur ossessionati avevano uno spogliatoio unito, esperto sotto gli ordini di un generale come John Harbaugh e la figura imponente di Ray Lewis, vero leader e capitano che seppe tirar fuori il meglio dai suoi compagni stile Mel Gibson versione William Wallace in “Bravehearth”. Baltimore aveva ottimi giocatori (Rice, Flacco, Boldin) ma non erano più forti/talentuosi dei rivali di Boston, ma la fiducia che Lewis aveva creato dentro ogni singolo membro portò la squadra a grandi risultati. Infatti col suo ritiro (2012) la banda si sciolse e adesso ha ricominciato da capo per tornare a lottare per i vertici della AFC.

Per l’appunto, i Ravens sono nati nel 1995 e si sono affrontai solo 11 volte con i Patriots, il parziale ad oggi è 8-3 New England.

Già, un VERO leader…

LeBron+James+Danny+Granger+Indiana+Pacers+IAyPTQqGcQUlIndiana aveva il suo Ray Lewis nella figura di Danny Granger, fu lui il 1° a gettare il guanto do sfida ai Miami Heat e a LeBron James (Playoffs 2012), era lui il collante di questo travagliato spogliatoio, l’unico che poteva tenere a bada i forti e lunatici ego dei suoi compagni e magari riuscire a tenerli tutti sulla stella pagina per poter detronizzare Miami…

Granger è stato spedito senza troppi ripensamenti a Los Angeles sponda Clippers alla Dead-Line e i Pacers sono andati a scalare l’Everest da soli…in camicie hawaiane ed infradito!

F.M.B

F.M.B

Una vita passata nello sport specialmente nel mondo della pallacanestro, praticamente appassionato di tutti gli sport con una predilezione per quelli Made In USA. Non ho una squadra NBA preferita, tendo a simpatizzare quelli snobbati/odiati dalla comunità o i casi patologici, in NFL invece vi basti sapere TB12. Nickname: F.M.B