The Shot, 14 giugno 1998

A quasi 24 dalla palla a due tra San Antonio e Miami andiamo a rivivere uno dei momenti più epici della storia delle Finals, il tiro di MJ a Salt Lake City nel 1996!

Quanto serve per diventare una leggenda?

JORDAN ANDERSON

A volte una vita intera, a volte 10 anni, a volte pochissimo, molto spesso non ce la fai. A volte bastano 40 secondi.
Ci sono volte in cui ci fermiamo e diciamo “ah, se potessi tornare indietro…” o “ah, se avessi potuto…”

Ecco.

Io se avessi potuto, ci sono 3 posti cui sarei voluto essere assolutamente: uno sono le Termopili, 2500 anni fa al fianco di Re Leonida, l’altro è davanti a Minas Tirith per la battaglia finale con Sauron per la terra di mezzo e l’altro è a Salt Lake City il 14 Giugno 1998.

Nella storia di ogni sport, momenti del genere capitano una volta, 2 se vi va bene. Indipendentemente dal tifo, dalle simpatie e dalle antipatie, dalle preferenze, è praticamente impossibile non emozionarsi.

Diego-Maradona-England-Argentina-Mexico-1986_14970381Come quando Diego Armando Maradona saltò 5 inglesi e segna il gol del secolo, Valentino Rossi sorpassa Jorge Lorenzo all’ultima curva a Barcellona, Mika Hakkinen che si beve Michael Schumacher a Spa o l’incontro del secolo a Kinshasa, nell’odierno Congo, allora Zaire: “The Rumble in the Jungle” tra Muhammed Ali e George Foreman…Battaglie che rimpiangi di aver visto solo in tv o, ancora peggio, su Youtube, magari molti anni dopo.

14 giugno 1998, Salt Lake City, Utah, Stati Uniti d’America
È la Gara6 delle finals NBA, da una parte ci sono i campioni della Western Conference, gli Utah Jazz che questa volta come non mai hanno tutto per portarla a casa. Giocano alla Energy solutions Arena, il loro palazzetto.
Hanno la miglior coppia Playmaker-ala forte che sia mai esistita (non serve neanche specificare da chi sia composta).

Dall’altra parte i Chicago Bulls. Dall’altra parte c’è LUI. Chiamatelo come volete: MJ, Jordan, Micheal, The G.O.A.T, il Re, Dio (senza essere blasfemi), His Airness…Michael Jeffrey Jordan

Il risultato lo sanno anche i sassi, 87-86 Chicago, campioni NBA per la sesta volta, secondo “Three-Peat” in 8 anni, impresa mai riuscita a nessuno se non ai leggendari Celtics della dinastia anni 60.
Altri tempi.
Decisamente.

Il problema è COME è finita; 83-83 a 45 secondi dalla fine, John Stockthon, uno dei 3 migliori playmaker all-time, viene lasciato libero di tirare. Una bomba da 3 punti, pesantissima in ogni situazione, un macigno a quel punto della gara. 86-83 a 40 secondi dalla fine e timeout obbligatorio per Phil Jackson.
Qualcuno comincia a crederci a Salt Lake City, forse sarà gara-7.
Il signore col 23 è di un altro avviso.

Esce dal timeout e alla velocità della luce appoggia al vetro per il -1. 85-86 Mancano 35 secondi, che nel basket sono un’eternità.
Ma qui siamo alle Finals e la palla pesa come se fosse di ghisa.
Siamo dall’altra parte del campo e Karl Malone (la miglior ala forte di sempre insieme a Tim Duncan) riceve palla spalle a canestro.
Può far passare i secondi e tentare un tiro comodo.

michael-jordan-the-shot-angleIl signore col 23 sulle spalle continua a non essere d’accordo e come un moderno Robin Hood ruba il pallone a Malone per darlo a se stesso.
“È MIO” sembra dire il suo corpo.
Come quando sei bambino. “Il pallone è mio e voi non giocate più.” No, non è una battuta. Il pallone è suo e voi non giocate più.
Va di la, fa sedere Byron Russell, arresto, tiro:

THE SHOT!

Guardate ogni foto di quel tiro.
I tifosi di Utah hanno già le mani nei capelli.
Sapevano già dove sarebbe finita la boccia.

87-86, poi Stockthon sbaglierà l’ultimo tentativo da 3, trasformando lui è Malone nei due più forti perdenti di sempre.
87 punti Bulls, di cui 45 punti di Jordan, più della metà dei punti della sua squadra.

Nessun altro Bulls ha toccato la palla per 40 secondi.

Bulls campioni per la sesta volta, MJ MVP delle finals per la sesta volta, il più forte giocatore della storia del basket dimostra perché gli abbiamo dato questo titolo.

Se dovessi spiegare a un bambino cos’é il basket, non essendone in grado, penso che gli mostrerei il video di questa partita. E di questi 40 secondi. Ultima partita in maglia Bulls per il più forte di sempre, nella squadra più forte di sempre.
MJ ritornerà qualche anno dopo a giocare nei Washington Wizards ma non sarà la stessa cosa.

Per diventare una leggenda a volte ci vuole una vita intera, a volte 10 anni, a volte pochissimo, molto spesso non ce la fai. A volte bastano 40 secondi

I 40 secondi che cambiarono il mondo

Grazie MJ

2119551-akiraJack Sendoh
L’incontro con il basket da “adulto” avviene quasi per caso, in una fumetteria di Milano. 
Su uno scaffale di fumetti usati osserva i manga messi in rigoroso ordine alfabetico. 
Arriva alla “S”. Un tankobon con la copertina arancione e un ragazzo dai capelli rossi con il pallone da basket in mano. 
Il manga era Slam Dunk. Il manga che è entrato nella leggenda. Il miglior “spokon” (manga sullo sport) di sempre.
Il giocatore preferito dopo Michael Jordan? Akira Sendoh