Top 10 All-Time Moments Playoffs (10-6)

Un pezzo così di solito si scrive prima dell’inizio dei Playoffs ma questa volta facciamo un’eccezione, questa è la prima di 2 Top 10 legata ai momenti più indimenticabili dell’NBA, cominciamo dai Playoffs.

Top10PLAYNella mia visione del mondo, quando parli di NBA, stai parlando del basket al suo massimo. Una lega così, non si è mai vista. Miliardi di spettatori in tutto il mondo. 82 partite, ogni stagione. Personalmente resto sveglio fino alle 5 del mattino per vedere i miei Bulls.
Solo che quando arrivi alla fine di aprile ti rendi conto che quelle 82 partite, in realtà, non sono altro che la preparazione ad uno spettacolo che si vede solo li.
Perché possiamo stare qui a parlare e discutere quanto vogliamo, ma i playoff, sono i playoff: sarà l’atmosfera che si respira, saranno i palazzetti pieni in ogni ordine di posto, sarà che si gioca e si difende per davvero, sarà quel che sarà, come diceva una famosa canzone.

All’interno dei playoff, a mio modo di vedere, ci sono dei momenti che passano una volta ogni 10 anni, senza scomodare sua maestà, che per il sottoscritto occuperebbe i primi 35 posti di qualsiasi classifica, voglio andare a raccontare quelli che, a mio modestissimo parere, sono i momenti di Basket migliori mai visti ai playoff.

Numero 10
IL CALPESTAMENTOAvete presente la famosa battaglia tra Davide e Golia? C’è poco da fare. Nessuno tifa mai per Golia.
Le finals del 2001 erano la battaglia tra Davide e Golia.
Davide è ovviamente il bipede senziente (cit.) più veloce di sempre su due gambe.
Allen Iverson, che letteralmente aveva trascinato i suoi 76ers alla finale contro i Los Angeles lakers di Kobe Bryant e Shaquille O’Neal.
Doveva essere una pura formalità quella gara-1 con i Lakers ultra favoriti allo Staples Center.
A mio modo di vedere una delle 3 più grandi prestazioni individuali di sempre nella storia dei playoff nba.
AI3, sforna 48 punti portando i suoi a una vittoria quantomai insperata in casa dei rivali.
A onor del vero quella serie finirà 4-1 per Golia, i Lakers erano davvero troppo forti, ma quella sera del 6 giugno 2001, Iverson insegnó al mondo che con il cuore e l’impegno un piccolo uomo di 178 cm può battere i giganti.
E di cuore quel piccolo uomo, ne aveva più dei giganti.
“Puoi avere anche tutto il talento del mondo ma se non hai cuore, non ho bisogno che tu scenda in campo insieme a me”

Numero 9
LeBron+James+Sasha+Pavlovic+Orlando+Magic+dhQ30Kx054Zl“L’onnipotenza logora chi non ce l’ha”
Questa frase l’ho sentita un giorno del 2009 da quello che reputo il miglior giornalista, in generale, italiano: Federico Buffa. Che poi non è giornalista, è avvocato.
Ma poco importa. Per me è il più grande oratore è conoscitore di sport che io abbia mai visto.
Ecco, la frase era riferita a un giocatore che devo essere onesto, avrei amato di più se non avesse cambiato squadra . Ovviamente si parla di “The Chosen One”. LeBron James.
Quicken Loans Arena, Cleveland, Ohio.
Gara-2 delle finali di Conference dell’Est tra Cleveland Cavaliers e Orlando Magic.
Orlando è un vantaggio 1-0 nella serie nonostante il fattore campo sia a favore dei Cavs.
93 pari a 13 secondi dalla fine e Edo Turkoglu, già autore del clutch shot per la vittoria in gara 1, ha la palla tra le mani, entra,prende un tiro forzato, marcato da 3 giocatori ma clamorosamente lo mette. 95-93 Orlando a 1 secondo dalla fine.
Timeout Cleveland. Rimessa.
La palla arriva a Lebron che da 9 metri, marcato proprio da Turkoglu che non potrebbe marcarlo meglio, mette la tripla della vittoria, sulla sirena.
Un esplosione di gioia del palazzetto, esplosione di gioia anche per lui.
Una giocata pazzesca per un giocatore pazzesco, forse destinato a cambiare per sempre questo gioco.
Quando un secondo può essere un’eternità.

Numero 8
shaquille-oneal-lakers-wallpaperNon ho mai amato i Los Angeles Lakers. Le squadre glamour non le ho mai sopportate. Non li odio. Ma sicuramente non li amo. A me piacciono le squadre di combattenti, non di superstar, magari in una città un po sfigata, non nella fantastica Los Angeles.
Non ho mai amato Kobe Bryant, per quanto io lo consideri il più decisivo giocatore di questa epoca e lo rispetti tantissimo, oltre a farmi morire quando parla in italiano e quando parla di Milan. Assolutamente divino nella metà campo offensiva.
Ho amato Shaquille O’Neal anche se non lo considero il “most dominant ever” nonostante io non abbia mai visto un giocatore di 140 kg con quella esplosività e potenza
Loro due non si sono mai amati, eppure hanno costruito insieme, quella che considero la più bella giocata dei playoff NBA negli ultimi 15 anni.
Gara-7 delle finali della western conference 2000. Di fronte ci sono i Portland Trail blaZers e i Los Angeles Lakers.
Si gioca allo Staples Center una partita bellissima, tiratissima e spettacolare.
I lakers sono sopra di 4 a 48 secondi dalla fine. Un’eternità.
Kobe penetra in area e invece che tentare un tiro vede che Shaq, con un movimento che è un elogio all’opera di Parigi, si è smarcato. Un Alley oop-clutch shot.
Cosa mai vista prima e mai vista dopo.
Shaq scende a terra dopo essere volato in cielo ed esulta nel modo più bello che io abbia mai visto fare da un giocatore Nba. È una esultanza spontanea come quella di un bambino, quasi stupito per quello che ha fatto, In fondo perché sapeva di averla chiusa e che sarebbero andati in finale.
Si sarebbero poi laureati campioni battendo gli Indiana Pacers, ma per me avevano già vinto quella sera, con quell’urlo di quel bambino in un corpo di 216 cm.

Numero 7
1980.new_.magic_“Non credo ci sarà mai un playmaker di 206 cm, che sorride mentre ti umilia.”
Io credo che quel “non credo” lo possiamo già togliere fin da ora.
La frase è di James Worthy, pluri campione con i Los Angeles Lakers, la squadra di basket più famosa del pianeta.
Non penso serva specificare di chi stesse parlando. Di playmaker di 206 cm ne è esistito solo uno: Earvin Johnson, per tutti, Magic. Perché quando un soprannome te lo scelgono bene, diventa il tuo nome. Penso che neanche sua madre lo chiamasse più Earvin. Era semplicemente Magic.
Ecco, penso che raccontare Magic sia possibile solo per due persone: Dio e Federico buffa, ma proverò lo stesso a spiegare perché, pur non avendolo mai visto giocare, lo reputo uno dei giocatori più forti di sempre.
16 maggio 1980
Si gioca gara-6 delle Finals tra Los Angeles Lakers e Philadelphia 76ers.
poche ore prima, in gara-5 Kareem Abdul Jabbar si infortuna.
Un ragazzo di soli 20 anni, un rookie, un playmaker, viene schierato in campo al suo posto, come centro.
42 punti, 15 rimbalzi, 7 assist e 3 palle rubate.
I Lakers vinsero il titolo in quella gara-6, sul campo dei Sixers e per la prima volta nella storia, un rookie venne eletto MVP delle finali.
Era ovviamente Magic, l’unico playmaker che poteva ricoprire 5 ruoli in campo.
L’unico playmaker di 206 cm che sorrideva mentre ti umiliava.

Numero 6
6a00d8341c506253ef0133f4155edc970b-320wiPuoi avere 39 anni, aver vinto 5 titoli nba e rincorrere il pallone e gettarti a terra per prenderlo, in una partita di regular season contro i Milwaukee Bucks?
Si, se ti chiami Derek Fisher.
Fisher è, oltre ad essere un magnifico professionista, un giocatore straordinario e un combattente vero.
Lui è al numero 5 di quelli che per me sono i migliori momenti dei playoff nba.
Ovviamente sto parlando di quello che ha fatto nelle semifinali di Conference 2004
contro i campioni in carica, i San Antonio Spurs.
8 secondi alla fine e Lakers avanti 72-71 alla AT&T Arena di San Antonio.
Rimessa Spurs, palla a Duncan che marcato in maniera eccellente da uno dei migliori Shaquille O’Neal mai visti, mette un canestro in Fade Away a 30 cm dalla linea dei 3 punti. Difficile quanto per me andare a letto con Megan Fox.
73-72 Spurs e pensi sia finita.
0,4 secondi alla fine e timeout per la squadra allenata da Phil Jackson.
0,4 secondi. È un tempo troppo breve per qualsiasi cosa. Come te la giochi? Alley oop per Shaq? Palla a Kobe?
Ok ragazzi, palla al venerabile Maestro.
Rimessa Lakers, palla a Fisher, che, in precario equilibrio lascia partire un tiro che è un omaggio agli haiku giapponesi. Poesia pura.
Hanno vinto la serie li, portandosi da un possibile 3-2 per gli speroni, al 3-2 per i gialloviola, il tutto in 0,4 secondi.
Cosa puoi fare in quel lasso di tempo? Schioccare le dita, fare l’occhiolino o battere le mani una volta.
Oppure vincere una semifinale di Conference.
Chapeau

A domani (sempre h14) per la Top 5!!!