Top 10 All-Time Moments Playoffs (5-1)

Oggi facciamo sul serio chiudendo la prima delle due Top 10 che ho preparato per voi con i 5 momenti più significativi della storia dei Playoffs, LUI c’è ma è in buona compagnia!

Sono un inguaribile romantico: sarà la mia discendenza dagli spartani ma ho sempre ammirato i lottatori, i guerrieri, i coraggiosi, quelli che non si tirano indietro mai e ci mettono l’anima in quello che fanno.
Ora si comincia a fare sul serio, perché da qui in poi entrano in scena quelli che non mollano mai.

Numero 5
isiah-thomasUn paio di anni fa ho subito una storta alla caviglia mentre sculacciavo una palla in viale Argonne, non posso dire che stessi giocando perché sarebbe un insulto a chi fa questo sport sul serio.
Era il periodo dell’infortunio subito dalla speranza Chicagoana, Derrick Rose. L’uomo che aveva infiammato la città della mia squadra del cuore, il primo dopo Michael Jordan.
Caspita, prima scelta assoluta, nato e cresciuto a Chicago.
Ma c’è un altro giocatore nato e cresciuto nella Windy City, una delle città più difficili d’America, che 30 anni prima è stato forse il più odiato dal pubblico di quella città, che però mi è venuto in mente in quel momento.
Avete presente quando la mamma dice di non frequentare brutte compagnie? Ecco, sua madre, le brutte compagnie non le faceva Proprio avvicinare al suo figliolo, nonostante molte bande della città volessero averlo tra le proprie fila. Lui era palesemente nato per giocare a basket.
Ma non giocó mai a Chicago. Gioco a Detroit costruendo attorno a se i Pistons più forti di sempre, i cosiddetti “Bad Boys”
Ovviamente parlo di Isiah Thomas, il più bipolare, il più amato (dai suoi) e il più odiato (dagli altri) giocatore di fine anni ’80.
Oddio. Forse di sempre.
La sua esclusione al Dream Team originale, fece scalpore, ma neanche tanto, perché in fondo lo sopportavano in pochi. In campo era insopportabile con la bocca, quanto ammaliante e fenomenale con la palla in mano.
Ha vinto 2 titoli NBA nel 1989 e nel 1990.
Ma nelle NBA finals del 1988, poi perse contro i Los Angeles Lakers di Magic e Jabbar segno’ 42 punti di cui 25 solo nel terzo quarto.
25 punti in un quarto è a tutt’ora un record per i Playoff. Sono ancora di più se consideriamo che nel secondo quarto si era procurato una distorsione alla caviglia che quasi non lo faceva camminare e che avrebbe tenuto fuori dai giochi chiunque.
I Pistons perderanno poi quella gara e la serie a causa di un fallo inesistente chiamato su Jabbar a fine partita.
Secondo me in quel momento i Pistons persero una finale ma guadagnarono un giocatore migliore di quanto fosse stato prima, che infatti li portó a vincere due titoli in Back to Back i due anni successivi.
Sono dell’idea che se non fosse stato totalmente bipolare ora ci faremmo due domande nella vita:
“Maradona o Pelé?” E “Jordan o Thomas?”
Bad boy.

Numero 4
ervingUn giorno Isaac Newton era seduto sotto un albero. Una mela cadde sulla sua testa e scopri la gravità. Almeno questa è la storia che ci hanno insegnato, in realtà credo sia un po più complessa ma prendiamola per buona.
Nel mio fumetto preferito, One Piece, uno dei personaggi esclama “è l’afro che fa il campione o il campione che fa l’afro?”
Ho sempre avuto un’ammirazione particolare per gli afroamericani e per questo loro modo di portare i capelli.
L’uomo che nella NBA li portava meglio di tutti era Julius Erving.
Per tutti, era DOCTOR J. Il dottore.
Alle Finals del 1980, i suoi 76ers hanno di fronte, guardacaso, i soliti Lakers.
Sono sotto 2-1 nella serie e siamo a gara-4, e si sta giocando l’ultimo quarto.
Marcato da più o meno tutta la squadra avversaria, il dottore va dietro al canestro e salta dalla linea di fondo, restando sospeso per aria per un tempo interminabile, evitando 2 difensori che volevano solo stopparlo, o buttarlo giù.
È costretto ad abbassare la testa per non prendere il tabellone è tenendo la palla bloccata nella mano destra, segna un canestro che definire spettacolare è riduttivo. Baseline move.
“Il più bel movimento che io abbia mai visto in questo sport” dirà Magic Johnson. Non penso si possa descrivere a parole, bisogna solo guardare le immagini e trattenere il respiro, mentre esclamiamo, scusate il francesismo “ma come cazzo fa????”
Quel giorno DR.J insegnó al mondo che la gravità era una cosa relativa, riscrivendo le leggi della meccanica e come fece qualcun altro 8 anni dopo, dimostró che alcuni uomini nascono diversi dagli altri:
Alcuni uomini possono volare.
“Ma é l’afro che fa il campione o è il campione che fa l’afro?” Non lo so, ma Di sicuro, non è il camice a fare il dottore.

Numero 3

miller+starksMoltissimi puristi di questo sport storceranno il naso non vedendo nominati i vari West, Russell, Chamberlain, Bird. Quando si parla di top 10 dei playoff nba bisognerebbe scrivere dei poemi su questi giocatori, non sarà questo il caso, perché ho sempre anteposto le “storie” alle giocate, anche se in alcuni casi è impossibile.
L’altro giorno al parco ho conosciuto un ragazzo poliomielitico che faceva le trazioni come un leone vero facendomi sentire a dir poco ridicolo, e subito ho pensato che qualche anno fa giocava in Nba un ragazzo che da bambino aveva lo stesso problema, ma quasi a volere dimostrare che non tutti gli uomini sono stato creati uguali è diventato una superstar di questo gioco; oltre ad essere il secondo miglior tiratore di sempre da 3 punti: Reggie Miller!
La sua prestazione in gara-1 delle semifinali della Eastern Conference, per me, è qualcosa di leggendario.
Tutti dicono che i 13 punti in 35 secondi di McGrady siano qualcosa di incredibile, ma io credo che il coefficiente di difficoltà di farne 8 in 9 secondi in semifinale sia leggermente più alto.
Due triple di cui una dove ruba palla e due tiri liberi, al Madison Square Garden, contro i Knicks ,di fronte a uno Spike Lee attonito che per tutta la partita lo aveva insultato, porta i Pacers dal 99-105 al 107-105.
Il momento in cui si gira verso il famoso regista e mima il gesto di “strozzarlo”, baby please, IT’S MILLER TIME.

Numero 2
050_willis_reed-300x300Quando la mente supera il corpo.
Ho controllato ieri il dizionario e alla voce “motivazione” non ho visto la sua foto e mi sono parecchio rammaricato.
Come ho detto in precedenza ho una passione per quelli che sputano il sangue in campo, o che, come in questo caso, giocano anche da infortunati.
Negli scorsi playoff Serge Ibaka degli Oklahoma City Thunder veniva accostato a questo personaggio, visto che anche lui aveva subito un infortunio e rischiava di non giocare.
Nel 1970 le NBA finals si decisero in gara-7, tra New York Knicks è i soliti, Los Angeles Lakers di Wilt Chamberlain.
Gara-7 al Madison Square Garden.
Il centro dei Knicks, il più carismatico giocatore di quell squadra ha subito uh brutto infortunio muscolare nella gara precedente e ovviamente non può giocare.
Questo i Lakers lo sanno bene. Sanno di partire molto avvantaggiati, con la mancanza di un giocatore così, uno che proteggeva i suoi compagni oltre ad essere l’MVP di quella stagione.
I Lakers sono sicuri di farcela, non per altro, ma Hanno Wilt.
A Pochi minuti dalla palla a due iniziale, i 20mila del Garden si ammutoliscono. Il loro centro titolare, vistosamente zoppicante per l’infortunio esce dagli spogliatoi e, in un’atmosfera surreale, inizia a riscaldarsi.
Non può giocare, è palese, eppure, in un Garden impazzito di gioia va a giocarsi la palla a due proprio con Wilt Chamberlain, e segnerà anche due canestri, prima di essere sostituito.
I Knicks erano letteralmente sfavoriti, ma asfaltarono i Lakers grazie alla carica emotiva datagli da quel giocatore.
Le statistiche dicono che New York Vinse il titolo dopo 48 minuti di gioco, ma in realtà lo vinse ben prima, quando il numero 19 uscì dal tunnel degli spogliatoi per andare a fare riscaldamento.
Spesso si abusa del termine “leggendario” ma quello che ha fatto Willis Reed quella sera è davvero leggendario e non credo sarà più ripetibile.
Reed vinse il titolo di MVP delle finali, oltre ad aver vinto quello di MVP di regular season e All Star Game. Fu il primo a farlo, ma non fu questo a renderlo grande.
A renderlo grande furono quei 15 minuti che trasformarono un buon giocatore in una leggenda di questo sport.
15 minuti indimenticabili per New York, per la Nba, per il basket, per tutti.
Della guerra di Troia se ne parlerà per mille anni, di Willis Reed se ne parlerà finché esisterà il basket. Un insegnamento di vita, un monito a non mollare mai.
Se vuoi, puoi.

Numero 1
theshotMolti dividono il basket in due ere.
Prima del 1998, dopo il 1998.
È inutile che stiamo qui a raccontarcela, per quanto io mi possa impegnare alla numero uno di questa classifica ci deve essere l’ultimo tiro di Jordan alle finali 1998, perché quella giocata, quei 40 secondi furono qualcosa di più di una partita di basket.
Ma quando Jordan è diventato Jordan?
Molti dicono dopo i 63 punti al Boston Garden dove “dio si era travestito da MJ”, altri dopo la schiacciata più bella di sempre, All Star Game 1998, altri ancora il cambio di mano in aria contro i lakers nel 1991 (“a spectacualr move”), altro dopo il canestro decisivo nel 1982 con North Carolina.
Io penso in un altro momento:
Cleveland, Ohio, Semifinali di Conference dell’est.
Si gioca gara-5 e mancano 4 secondi alla fine con Chicago sotto di uno contro i Cavaliers. 99-100: rimessa Bulls, palla al giovane Michael che inseguito da 2 avversari come se fosse un cartone animato salta e rimane sospeso in aria per un’intera era geologica, tira, la palla sbatte sul ferro due volte ed entra.
L’unico momento in cui ho visto Michael Jordan esultare così è dopo la vittoria del 6o titolo, l’ultimo.
Salta, è impazzito di gioia, muove il braccio come un tarantolato, in un palazzetto ammutolito.
Forse è una mia visione distorta, ma ho come l impressione che i compagni ci mettano un po ad andare ad abbracciarlo, come se fosse un uomo solo in quella squadra: indubbiamente il più forte, ma solo.
Infatti i Bulls perderanno in finale di Conference contro i Pistons per due anni consecutivi, ma secondo me, quella sera non si è assistito solo a quello che per anni sarebbe stato “THE SHOT”, che è forse la giocata più bella mai fatta ai playoff NBA.
Quella sera un ragazzo di 26 anni acquisiva la consapevolezza di poter diventare il più forte giocatore di ogni epoca nello sport più spettacolare di sempre.
Nessuno vince e ha mai vinto da solo, e questo Jordan lo ha imparato negli anni, ma lo ha secondo me imparato quella sera dove esultava da solo per quella vittoria, lo ha imparato dopo le sconfitte con i Pistons in finale di Conference e dopo la sconfitta con i Celtics nel 1986.
“Se qualcuno ti dice no o ti taglia fuori, ricordati che Jordan dopo essere stato scartato il primo anno, é tornato ed é diventato il più forte di sempre”. Magic

Se in campo, come nella vita, dai tutto quello che hai, non sarai mai sconfitto davvero.

Possiamo stare qui a discutere tutto il giorno, questi sono i 10 momenti migliori dei playoff NBA, o meglio, sono quelli che mi hanno colpito di più: per come sono nati, per le storie che ci sono dietro e per le emozioni che mi hanno dato…settimana prossima un’altra Top 10 ma stavolta andremo oltre il basket!

Arigato Gozaimasu

  • Lore

    Ce ne sarebberò mille da mettere in questa top…però forse hai messo quelli che davvero sono fondamentali per il basket…io condivido la tua top e penso che sia un grande articolo questo.

  • in your wais

    Una precisazione…il gesto di “chocking” a Spike Lee fu fatto nel 1994, gara 5, dopo la quinta bomba messa nell’ultimo 4°. Gli 8 punti in 9″ furono invece nelle semifinali di conference del 1995, mi pare in G.1 se non sbaglio…

  • brazzz

    solo una cosa..il fallo su kareem c’era…

  • Jacopo

    Premetto che ho riletto e visto di questo post x due giorni di fila, quindi davvero complimenti. Nonostante tutto, al primo posto hai messo la parte di “storia” sbagliata secondo me. Qua si parla quasi di epica della NBA, di quei momenti che verranno raccontati e rivisti in futuro, proprio x questo non puoi non mettere THE SHOT contro gli Utha Jazz.
    Come dice Buffa, si sapeva che Jordan avrebbe vinto una partita bisognava solo aspettare e vedere come. Non solo segna il pareggio, ma recupera lui stesso la palla x l’ultima azione. 1 VS 1, pacca sul culo, tiro………………………………canestro!!!!
    6 titolo NBA, 6 titolo di MVP delle finali.
    Ok poi e’ riapparso con i Wizard, ma quello all’epoca fu L’ULTIMO TIRO. Concludere campionato e carriera con il tuo tiro deciso, non male come finale di un film….. 🙂

  • gasp

    Sinceramente avrei messo lo junior sky- hook di Magic, però mi va bene anche cosi…sono tutti ” instant classic” NBA

  • Jack Sendoh

    Grazie per i commenti e per le critiche che sono costruttive
    Sull ultimo tiro di jordan avevo già scritto e non volevo ripetermi. Solo per questo

  • JoH

    Ma sì dai, top ten più o meno condivisibile. Ci sta tutta. Il tiro di Ray comunque secondo me non dovevi fartelo sfuggire.

  • Jack Sendoh

    Adoro Ray e ha fatto una giocata pazzesca, ma per come la vedo io, quella serie non l’ha vinta miami ma l’ha persa San Antonio. Il problema è che avevo solo 10 posti disponibili e a mio gusto personale 8 sarebbero andati a Jordan, se io ragionassi da tifoso. Ma come ho scritto, mi affascinano soprattutto le storie che ci sono dietro ad alcuni momenti leggendari tipo questi.

  • brazzz

    ovviamente questione di gusti,ma il baby hook di magic8visto in diretta tipo alle 4 di notte,con urlo e orgasmo sulla poltrona),l’orrore sgomento del bacio della morte e,soprattutto,la bomba di paxson in gara6 del 93(non dimentichiamo che avrebero giocato,quei bulls,una gara7 in trasferta,con pippen mezzo rotto,per cui avremmo assistito probabilmente a un qualcosa di epico)li avrei messi..

  • JoH

    Vabbè sì, anche se secondo me lo svolgimento della serie (il fatto che Miami abbia preso la serie per i capelli) non fa che rafforzare l’importanza della giocata e del momento in sè. Un po’ il discorso che hai fatto per Fisher. Infatti non mi spiegavo come ci fosse quel tiro e non quello di Ray. Ma sono discorsi inutili eh, quelli che hai citato vanno benissimo, sono tutti istant classic.

  • Lemmy

    Manca la bomba sbagliata da Bargnani contro i Bucks quest’anno a pochi secondi dal termine e su rimbalzo offensivo dei Knicks…epico.

  • @Lemmy sai che mi hai dato un’idea! Top 10 Ankward Moments

  • Lemmy

    @ F.M.B

    Easy. Prime 10 posizioni tutte appannaggio di JaValone…ahahahah

  • 8gld

    “Gioco’ a Detroit costruendo attorno a se i Pistons più forti di sempre, i cosiddetti “Bad Boys”.
    Gran giocatore, grande squadra.

    Non mi sono allontanato dal 1° ma dalla scelta sì. Condivisibile o meno almeno diversa dal solito.

    “ho sempre ammirato i lottatori, i guerrieri, i coraggiosi, quelli che non si tirano indietro mai e ci mettono l’anima in quello che fanno”.
    Concordo.

    ps: nel suo piccolo, nella sua follia, nei suoi atteggiamenti, nel suo essere qualcosa di lontano dal basket e dall’estetica di questo gioco, nelle sue difficoltà offensive, nel suo esser valutato qualcuno nel contesto, nell’esser un comprimario o seconde linee per quei BadBoys o per i tuoi Bulls Rodman è stato tanta roba…….così, per scrivere due righe in più e rimanendo in tema di lottatori.

  • Jack sendoh

    @8gld

    Rodman è il mio giocatore preferito di sempre non per altro ma perché giochiamo in maniera molto simile. Poi 196 cm che marca Karl Malone e Shaq è il miglior difensore di sempre cm per cm. Se avessi dovuto fare una top 10 solo sul mio gusto personale, credimi che ne avremmo discusso per giorni perché avrei messo almeno 3-4 cose diverse da quelle che ho messo qui. Che però reputo giocate più “belle”. Parlando chiaro, per me i Bulls senza Rodman non avrebbero vinto mai contro i Jazz. Ma non solo nel 1998 anche nel 1997.

  • Alessio

    Rispondo al tizio della serie 6-10 (anche se essendo un fake forse sbaglio).
    Io tifo celtics ma mi pare di aver messo il gancio di Magic. E un conto è recuperare un meno 13, un conto è ribaltare un -21 record di sempre come vantaggio di una squadra su un’altra alla fine del primo quarto. Per il resto trovo più assurdo che in una storia dei 10 momenti più epici dei playoff non ve ne sia nemmeno uno dei celtics. Come ho già detto trovo, in particolare, un crimine non aver infilato nelle prime 5 Suns-Celtics. Capisco che erano gli anni ’70 ma se è stata soprannominata “the best game ever” forse era da includere in una top 10 dei migliori momenti nei playoff…
    Sulla serie 1-5 trovo completamente fuori luogo la 4: ok il gesto ma mi pare francamente un po’ pochino per parlare di top 5 di tutti i tempi (io non la metterei nei 50)

  • 8gld

    Bisognerebbe dividere giocate da prestazioni. Es: quelle di Magic o quelle di Thomas sono prestazioni. Quella del dottore o di Jordan sono giocate.
    Una giocata, anche se decisiva o al limite della sirena, difficilmente può prendere il posto di una prestazione completa da titolo Nba o un quarto che gira le sorti dell’incontro…e viceversa.
    Diciamo uno shake…piacevole e anche un pò diverso.

    “ma perché giochiamo in maniera molto simile”…..diciamo che giochi in maniera molto simile. Non sei molto amato dagli attaccanti avversari 🙂
    Almeno qualcosa di diverso dal solito.
    Accendere i riflettori anche su tutti quelli che nel loro piccolo contribuiscono al gioco, che lo rendono basket. Sentire un Bulls che sceglie Rodman come giocatore preferito…niente male.