Top 10 All-Time Moment Off-Court (10-6)

Dopo aver parlato dei 10 momenti indimenticabili della storia dei Playoffs oggi andiamo più nel profondo parlando di quei 10 momenti che hanno segnato l’NBA…ma fuori dal campo!

Diciamo che un buzzer beater in gara-7 delle Finals NBA ha un certo impatto emozionale, Toda joia toda beleza per chi può festeggiare grazie ad esso: “Non ci resta che piangere” per chi lo subisce. Ovviamente quando si parla di migliori momenti di sempre nella NBA, la nostra mente viaggia subito verso l’ultimo tiro di Jordan nel 1998, lo skyhook di Magic contro i Celtics, i 100 punti di Wilt.

La NBA secondo me regala mille spunti che esulano dal contesto del gioco, e molto spesso succedono cose pazzesche fuori dai 28 metri del campo: sono cose che in un modo o nell’altro cambiano il gioco, e a volte, il mondo. Come ho detto in un mio precedente post, mi innamoro prima delle storie poi degli uomini e solo per ultima cosa, delle giocate, e nelle storie di sport, mi spiace ammetterlo, ma gli americani non hanno rivali.

Ma quali sono stati gli avvenimenti extra-cestistici che in un modo o nell’altro hanno cambiato la pallacanestro a stelle e strisce?

Numero 10
0719yao2Una cosa che ho sempre invidiato a popoli come tedeschi e cinesi è una fortissima identità nazionale.
In particolare, i cinesi, che sono circa un quinto della popolazione mondiale non sono mai stati degli eccelsi sportivi.
Per evidenti limiti fisici? Per mancanza di infrastrutture? No. Semplicemente era una perdita di tempo, lo sport, che distraeva la forza lavoro.
Diciamo che ultimamente le cose sono cambiate. Sono cambiate drasticamente quando in una notte del 2002, gli Houston Rockets, chiamarono, come prima scelta assoluta, un ragazzo cinese di 22 anni e 229 cm di altezza: Yao Ming!
Si stava facendo la storia quella sera.
Il ragazzo, cestisticamente nasce a 9 anni dopo aver provato la strada della pallanuoto.
È figlio unico di due cestisti cinesi e ha delle mani fatate per un uomo di quel l’altezza, ma è semplicemente lo sportivo più famoso d’Asia. Praticamente ogni marchio dell’estremo oriente lo ha sponsorizzato, vedendo in lui una forma per avvicinare due continenti, oriente e occidente, che sono sullo stesso pianeta ma è come se non lo fossero.
Primo cinese ad essere scelto come prima scelta assoluta nella NBA: la lega di basket più famosa al mondo. Primo cinese a partecipare all’All Star game. Primo cinese in grado di contrastare un signore che di cognome faceva O’Neal e di nome Shaquille.
Quella sera del 2002, le due nazioni più lontane politicamente ed economicamente si avvicinavano come mai prima di allora. Il tutto, grazie a un ragazzo che se avesse avuto caviglie e ginocchia più resistenti, avrebbe riscritto e modificato questo gioco più di quanto abbia fatto.
Si dice che sia stato creato in laboratorio perché i cinesi volevano avere un campione con cui poter comunicare alle masse e per cominciare una sorta di “invasione” della Cina nella cultura americana.
Secondo me era solo un ragazzo che amava il basket e si è impegnato più di tanti suoi connazionali, che in quanto a impegno non sono mai secondi a nessuno: Yao Ming.

Numero 9
LeBron-James-322x400È successo nel 2010, ma se ne parla ancora oggi.
Tralasciando l’organizzazione di una conferenza stampa, tralasciando le critiche piovutegli addosso in questi anni per questa decisione (non la chiamerò “the decision” perché quella vera, è stata un altra) andiamo a vedere cosa ci aspetta alla numero 9.
Quando sei una delle prime 8 squadre NBA, ti basta avere LeBron James e diventi automaticamente una delle prime 3. È inutile stare qui a raccontarcela, per quanto io possa essere un hater nei suoi confronti, “The Chosen One” è un giocatore che cambierebbe le sorti di qualsiasi franchigia NBA. Ma allora perché non cambiare le sorti delle franchigia che lo ha draftato? Cleveland mi ricorda molto il Molise: nessuno sa bene dove sia o cosa ci sia. Ovviamente sono ironico, ma se di questo cambio di maglia se ne parla ancora, nel bene o nel male, vuol dire che è stato parecchio significativo.
” i am taking my talents to south Beach”
Lebron ha deciso, giocherà a Miami, con Dwyane Wade e Chris Bosh. Delirio in Florida, disperazione in Ohio.
Lebron stava andando via per poter vincere un titolo. Ci riusciranno per due volte, salvo poi arrendersi nelle finali 2014; sfornando il Three-peat. Eppure 4 volte consecutive alle NBA finals, due MVP, due MVP Delle finali.
Questa storia ha però un seguito, perché così come aveva fatto sprofondare la sua Cleveland nella disperazione nel 2011, l’ha fatta ritornare in cielo nel 2014 con 4 semplici parole “i am coming home”.
Voleva vincere e levarsi un peso di dosso, ora è di nuovo pronto a riscrivere la storia, sua e della sua città.

Numero 8
Drazen-Petrovic-never-got-the-chance-to-break-loose-in-Portland.-Andrew-D.-Bernstein-NBA-Getty-ImagesGli americani hanno da sempre una passione e provano un amore smisurato per quei giocatori che non essendo americani, riescono ad imporsi nei LORO sport: il basket, il football e il baseball e l’hockey.
Mi viene subito in mente Dirk Nowitzki, il primo europeo a vincere il titolo di MVP delle finali. Mi viene in mente il (secondo me) più forte centro di tutti i tempi, Hakeem Olajuwon.
Mi viene in mentre soprattutto Drazen Petrovic!
Nato in Jugoslavja nel 1964, gioca dapprima in Europa, vincendo tutto quello che poteva vincere tra Spagna e Jugoslavia, per poi spostarsi in NBA.
Molti sportivi, scelgono di andare dove gli vengono offerti più soldi, ma non lui.
“In europa sono il più forte e ho vinto tutto, non mi interessa continuare a vincere e a collezionare coppe. Cerco altre sfide e voglio dimostrare di poter giocare nella Nba”
Sembra una frase da arrogante ma quello che cercava Petrovic erano le sfide, quelle difficili, quelle dove non sai se vincerai o meno: sono quelle che ti stimolano. Sono questi gli sportivi che amo.
Andrà a giocare per i Portland Trail Blazers, la squadra di Clyde Drexler, colui che veniva paragonato a Michael Jordan..
Un giorno Vernon Williams, guardia degli Houston Rockets, prima di una partita contro di lui, dichiarò “deve ancora nascere un europeo bianco che mi faccia il culo”. Drazen chiuse con 44 punti, di Williams ne hanno sentito parlare solo nel suo condominio negli ultimi 20 anni.
Drazen apparteneva a quella lega, il “Mozart dei canestri” veniva chiamato per la sua leggiadria incredibile nelle movenze, migliora le due statistiche anno dopo anno portando anche la sua nazionale ( la Croazia, non più Jugoslavia) a vincere un argento olimpico nel 1992.
Un giorno del 1993, dopo una gara di qualificazione delle nazionali in Polonia, il Michael Jordan bianco, decise di tornare in Croazia in automobile. Guidava la sua fidanzata, e Drazen si addormentó senza cintura. Un camion perse il controllo, e andò addosso alla loro macchina.
Drazen perse la vita, i New Jersey Nets il loro giocatore più forte, e tutti noi perdemmo il più forte europeo di sempre.
Se non fosse successo, forse, il primo europeo a vincere il titolo di MVP delle finals, non sarebbe stato Nowitzki…

Numero 7
076577145Mi piace pensare che nella vita, quando subisci un danno, ne esci più forte di prima.
Mi piace pensare che ci siano persone che non si lasciano mai sconfiggere dalle avversità della vita.
“Il mio dono è la mia maledizione”.
Uno dei supereroi più famosi di tutti i tempi, l’emblema di New York è il titolare di questa affermazione: Spiderman.
È anche il tatuaggio che Paul Pierce ha sul braccio.
25 settembre 2000: un giovane Paul Pierce e il suo amico Tony Battie decidono di uscire insieme al fratello di quest’ultimo per una tranquilla serata in compagnia.
Decidono di andare al “Buzz” un locale piuttosto famoso tra i giovani afroamericani benestanti di Boston. Paul Pierce non è ancora Paul Pierce ma é già piuttosto famoso e indubbiamente un contratto da un milione di dollari a 23 anni, può creare parecchie invidie.
Appena dentro al locale, il giovane Paul conosce due ragazze mentre i suoi due amici si dirigono verso i bagni.
5 minuti dopo Paul é riverso in una pozza di sangue dopo aver subito una aggressione e 11 coltellate da parte di un uomo che si era presentato come il cugino di una di queste due ragazze. Il tale, William Ragland, colpisce ripetutamente Pierce assieme ad altre 5 persone, nonostante tutti i testimoni raccontino che Pierce si stesse completamente disinteressando e non volesse creare disguidi. Il locale si svuota completamente e Paul viene portato dai due amici al vicino ospedale che grazie al cielo sia solo 200 metri dal locale.
Venne portato subito in sala operatoria dove gli trovarono un polmone collassato ma la diagnosi era piuttosto positiva: nessun organo interno era stato danneggiato irrimediabilmente, grazie anche al pesante giubbotto di pelle che il capitano dei Celtics indossava.
15 giorni dopo, Pierce era in campo a giocare per i suoi Boston Celtics e 8 anni dopo vincerà il titolo da MVP delle finali NBA.
Di William Ragland, nessuno sa più niente.
Paul Pierce è già leggenda: quello che non ti uccide ti fortifica.

Numero 6
Alonzo_MourningOgni tanto quando si parla di sport, ti capitano dei personaggi, degli uomini per cui ti domandi:” ma io sono davvero della stessa specie di questo?”
Non ci credi.
Perché fanno delle cose che molti di noi non riuscirebbero neanche a immaginare

Ho un’ammirazione incredibile per gli afroamericani nella vita, che diventa una sorta di venerazione quando si parla di sport.
C’è poco da fare, sono nati per fare sport e hanno dei fisici fuori dalla norma.
Ce ne sono alcuni che hanno dei fisici e delle energie ancora superiori, e sono fuori dalla norma anche per la loro razza.

Il ragazzo in questione nasce nel 1970 in Virginia.
Gli appassionati di pallacanestro ne hanno sicuramente sentito parlare: si tratta di Alonzo Mourning, centro, dell’università di Georgetown, comincia a giocare per gli Charlotte Hornets con medie spaventose, ma quello che spaventa di più di lui, é che gioca ogni partita come se fosse una finale.
Entra in campo come se quella dovesse essere l’ultima partita della sua vita, vincono o perdono ma se dovete scommettere un dollaro, potete stare sicuri che lui abbia dato tutto.

Nel 2000 gli viene diagnosticata la glomerulosclerosi segmentaria, una malattia molto invalidante che colpisce i reni, si sottopone a cure pensantissime che gli permettono di giocare solo 13 partite nella successiva stagione per poi essere bloccato dai medici.

Ma torna.

La stagione successiva gioca, come sempre, da Alonzo Mourning, non si molla mai, le sue condizioni peggiorano ancora a cavallo tra il 2002 è il 2003. Lo devono fermare di nuovo, salvo poi dargli un nuovo benestare per ritornare a giocare (Gioca 12 partite). I reni gli saltano completamente e ha bisogno di un trapianto. Si opera e, incredibilmente torna in campo.

Era successo una sola volta nella storia della NBA che un giocatore tornasse a giocare dopo un trapianto di rene.

Torna a Miami nel 2005 e Pat Riley, forse il più grande general Manager di sempre nella storia del basket a stelle e strisce, lo convince a giocare un altro anno.
E fa bene, perché nel 2006 i Miami Heat vinceranno il titolo.
Quando uno così vince, vuole vincere ancora e decide di giocare un altro anno per difendere il titolo.
Il 19 dicembre 2007, ricorrono 4 anni dalla data del suo trapianto di rene e durante la partita contro gli Atlanta Hawks si spacca un ginocchio. Rottura del tendine rotuleo.
Batte i pugni per terra.
All’ingresso dei sanitari con la barella, era praticamente impossibilitato ad alzarsi.
Lo mettono a forza sulla barella ma lui blocca tutto.
“Andate via” sembra dire il suo sguardo. “Non mi serve questa cosa che si chiama barella, io esco sulle mie gambe, perché un guerriero, un lottatore, uno che non molla mai, esce di scena così.” Chiama due compagni per farsi portare fuori da loro, è zoppo, ovviamente, ma si alza e se ne va.

Stavolta è finita davvero “ZO”, il suo soprannome; ma quando dico che ci sono alcune persone che hanno una forza maggiore di altre, parlo di lui. Torna ancora e giocherà ancora una stagione e mezza, come solo Alonzo Mourning poteva fare.
Cadi 7 volte rialzati 8, dice un antico proverbio giapponese. Vuoi vedere che il ragazzo della Virginia ha qualche avo Samurai? Il migliore Tra i fiori é il ciliegio, il migliore tra gli uomini è il guerriero.

  • low profile

    Ma almeno potevi citare Elliot se proprio volevi parlare di Zo, a prescindere che non vedo dove sia più meritevole una storia rispetto all’altra, anche perché il buon Sean con un rene malato ha vinto un anello…

  • BAUBAU

    Tante storia potrebbero esserci in questa “classifica”. Non credo si possano mettere alcune prima delle altre. Per uno come me, che segue da non molto il basket d’oltreoceano, non puó mancare la storia dello stupro di Kobe. Attendo quella che sarà la Top 5 secondo te

  • gasp

    Mah, LeBron che ritorna per cercare di vincere un titolo a Cleveland per redimersi, mi sembra una balla buona solo per i benpensanti…

    Comunque ecco le mie prime tre: 1) Magic che dopo l’ annuncio della sua sieropositività gioca ASG ’92, Olimpiadi e torna a giocare per qualche mese nel ’96
    2) MJ che torna nel ’95 “i’m back!”
    3) Kobe che rischia la prigione per accuse di stupro
    Le altre due non sapevo che scrivere 😀

  • 4) Iverson “Practice”
    5) Mario Chalmers e il festino serata Draft

  • gasp

    F.m.b
    Puoi illuminarmi sul festino serata draft di Super Nintendo Chalmers?

  • Jack sendoh

    Si ma ragazzi Kobe stupro cosa ha cambiato nel basket??? Cioè mi sembra più che altro gossip no?? Comunque non pretendo che tutti siano d accordo con me, come sempre molto è gusto personale….

  • zed

    se kobe fosse stato condannato ,la storia degli ultimi 10 anni di nba sarebbero cambiati ,ecco perchè

  • Alessio

    Non so quali siano i criteri però direi che uno dei primissimi dovrebbe essere la morte di Len Bias, “il Jordan più alto e con il tiro da fuori”, il giorno dopo essere stato scelto dai celtics campioni nba con la numero due. Sia perché la sua morte (e quella successiva di Reggie Lewis) hanno fatto sprofondare boston nell’anonimato per 20 anni, sia per tutte le regolamentazioni e i programmi antidroga che hanno fatto seguito a quell’episodio (cosa di cui prima l’nba si disinteressava).
    Poi direi la storia magic, ammetto di non vedere tutta questa storia sul “vado e torno” di Jordan, la fusione nba-aba, che ha creato la lega come la vediamo oggi, il trasferimento dei lakers in california, , il primo giocatore di colore scelto (in realtà 3, nel 1950), etc. etc.

  • Alessio

    Su Petrovic: grandissimo in europa, ebbe enormi difficoltà il primo anno nell’nba perché a Portland era la quarta guardia: dietro ai titolari Porter e Drexler il primo cambio era tale Danny Young (ricordo quanto ero scandalizzato nel vederlo giocare solo pochi attimi nelle finals contro i pistons). L’anno dopo la fiducia di Rick Adelman sul giocatore era talmente alta che fu preso pure Danny Ainge. Spedito ai nets riuscì finalmente a sfondare ma in una squadra decente ma nulla più. Forse è stato il più forte europeo di tutti, ben difficilmente però, sarebbe stato il primo europeo a vincere l’mvp delle finals o anche solo della stagione regolare (non foss’altro perché nel suo ruolo giocava anche un certo Jordan).

  • zed

    alessio fidati chi ha più di 30 anni come me ,non ha dubbi su chi sia il più forte europeo di sempre,nba o non nba,io lo preferisco anche a dirk e a sabonis,era veramente immarcabile e implacabile,ricordo come oggi i 62 punti vs la mia juve caserta nella finale di coppa coppe dell’89,lo odiai quella sera perchè io 13 enne vivevo in peno l’epopea della grande caserta del basket,ma quella continuità in ina guradia nel distruggere l’avversario io l’ho vista solo in jordan come diceva anche l’autore de pezzo

  • @gasp Il buon SuperNintendo Chalmers, la notte del Draft, per festeggiare lo sbarco in NBA convocò alcune gentili fanciulle nella sua stanza hotel, uno di queste aveva lievemente alzato il gomito e, vestita solo con indumenti intimi, ha attivato l’allarme anti-incendio dell’albergo.

    Lunedì 5-1!

  • gasp

    Ahahahah però per essere top 5 moments off-court la fanciulla doveva essere SENZA intimo 😀 😀

  • Alessio

    Zed: io purtroppo ne ho 40 a novembre quindi petrovic lo ricordo bene. Discutere chi fosse il più forte europeo di sempre è dura. Lui è sicuramente un candidato più che ragionevole. Personalmente la mia scelta sarebbe sabonis sano. petrovic è stato il giocatore più dominante in europa ma all’epoca la differenza con l’america era molto più alta di quella di oggi. La finale del ’92 durò 5 minuti poi la croazia fu seppellita da un trentello…

  • zed

    sabonis sano ben detto,ma lì si parlava anche eventualmente di uno dei migliori centri di sempre