Top 10 All-Time Moments Off-Court (5-1)

Oggi concludiamo la Top 10 cominciata venerdì sui 10 momenti più belli della storia dell’NBA ma extra-agonistici, c’è MJ ma anche una parentesi NCAA che tutti conoscete, enjoy!

La prima parte è andata. Sono già pronto alle critiche per quanto scriverò in questa seconda parte, non ve lo dico neanche, ovviamente c’è sua maestà. D’altra parte quando si parla di basket dalle alpi alle piramidi e dal Manzanarre al Reno, il suo nome salta fuori.
Questi 10 momenti, sono fatti, dichiarazioni, avvenimenti successi fuori dal campo di gioco ma che inevitabilmente hanno cambiato, fatto evolvere, in positivo o in negativo la NBA, ma più in generale il basket.

Numero 5
Magic Johnson - Los Angeles LakersArthur Ashe, il più grande tennista nero di sempre, l’unico ad aver vinto 3 tornei del Grande Slam (l’unico a vincere Wimbledon), non gliela perdonerà mai: lui che aveva contratto il virus a causa di una trasfusione di sangue infetto durante una delle operazioni che aveva subito al cuore. Lui quella malattia non se l’era andata a cercare, nel 1988, quando annunciava al mondo di essere diventato sieropositivo per un errore di qualcun altro.
L’America si ferma 4 volte l’anno: giorno del ringraziamento, Natale, 4 Luglio e Superbowl.
Il 7 novembre 1991 l’America si ferma per una volta in più quell’anno: Magic Johnson annuncia al mondo di essere sieropositivo.
L’eroe di un ventennio, l’uomo che assieme a Larry Bird aveva salvato la NBA. Il pivot- ala- playmaker- chi più ne ha più ne metta dei Lakers, 206 cm di allegria e talento, si scopre un uomo come gli altri. Un mortale, ora come non mai.
A inizio anni 90 l’AIDS è ancora un bestia nera sconosciuta, ed assente sieropositivo in quegli anni , significa nel 99% dei casi, contrarre il virus dell AIDS.
Magic si ritira.
Era così finita la carriera di uno dei più grandi giocatori di sempre, costretto a ritirarsi a causa di un male tutt’ora incurabile.
La cosa che mi ha sempre affascinato di Magic é il non usare mai scuse, oltre al suo sorriso con cui avrebbe potuto dominare il mondo. Magic ha sempre detto di essere diventato sieropositivo a causa di un rapporto non protetto: non ha mai cercato scuse, o giustificazioni.
Non ha mai cercato di dissuadere i giovani ad avere rapporti, ha solo detto loro di avere rapporti protetti e di non fare come ha fatto lui.
A inizio anni ’90 l’AIDS era vista come una malattia prevalentemente omosessuale, e anche per questo sua moglie si era opposta al fatto che lui ne parlasse pubblicamente.
Il 9 febbraio del 1992 si disputa l’ALL STAR GAME di Orlando e, nonostante il ritiro, Magic viene votato come quarto giocatore assoluto della Western conference. In teoria non potrebbe prendervi parte, ma riceve il nulla osta dai medici e vi prende parte.
La sua prestazione è leggendaria: 25 punti, 9 assist, 5 rimbalzi. É ovviamente l’MVP della partita, come se non si fosse mai fermato, come se non avesse shockato il mondo due mesi prima, come se non fosse sieropositivo, e se è per questo lo ritroveremo anche più avanti.
Sono passati 22 anni e Magic è ancora qui tra noi, con molte più energie e voglia di vivere di tanti 20enni che conosco, e a darci l’ennesima dimostrazione che non tutti gli uomini sono creati uguali.
Leonardo Sciascia diceva che al mondo ci sono 3 tipi di persone: gli Uomini, gli ominicchi e i quaquaraqua.
Vi lascio immaginare a quale categoria appartenesse Magic.
Sempre col sorriso a #32 denti.

Numero 4
michael-jordan-45-jersey-1995Quali sono le 3 parole che vi vorreste sentire dire? Dipende:
Se siete degli innamorati direi “i love you”
Se siete dei democratici direi “yes we can”
Se siete degli appassionati di basket direi
“i’m Back”.

Il 19 marzo 1995, il più grande giocatore di Basket di tutti i tempi, annuncia al mondo di voler tornare a giocare.
Sono solo 3 parole, ma l’entusiasmo divampa in tutto il globo. Jordan non é solo un giocatore di basket, è l icona dello sport del ‘900, l’uomo che ha esportato il basket anche negli angoli più remoti del pianeta.
Esordirà la domenica successiva contro gli Indiana Pacers a Indianapolis, ma non userà più il suo classico 23: indosserà il 45, il suo reale numero preferito e inoltre, voleva che suo padre, assassinato due anni prima, avesse visto la sua ultimamente partita con il 23.
In una partita di quell’anno dei playoff tra i suoi Chicago Bulls e gli orlando Magic, Jordan commetterà alcuni errori decisivi che porteranno il giocatore dei Magic Nick Anderson a dire “il 45 é forte, ma il 23 era Superman.”
Toccato nell’orgoglio Jordan ricomincerà ad usare il SUO 23 e l’anno dopo arriverà in una forma fisica perfetta.
Credo che tutti gli appassionati del gioco dovrebbero ringraziare Anderson per le sue dichiarazioni: aveva fatto si che il più grande giocatore di quel tempo si mettesse nelle condizioni di diventare il più grande di sempre per fugare ogni dubbio su chi fosse il migliore.
“I’m Back”. Le tre parole che sconvolsero il mondo (del basket?)

Numero 3
Sports-Earl_Lloyd-758x1024Quando il basket è cambiato veramente ed è diventato quello che è attualmente?
Di recente Donald Sterling ha venduto i suoi Los Angeles Clippers “obbligato” dalla lega e dall’opinione pubblica dopo delle dichiarazioni razziste che aveva fatto PRIVATAMENTE sugli afroamericani.
In pratica la NBA ha il 75% di giocatori afroamericani e non potevano tollerare un proprietario di franchigia razzista: la lega ne avrebbe subito un danno di immagine pazzesco.
Ora ci sembra così normale avere tutti questi atleti afroamericani ma 60 anni fa non era proprio così.
Al momento, i primi 10 giocatori di basket al mondo sono neri. 60 anni fa i primi 10 giocatori di basket al mondo erano tutti bianchi: perché nella NBA non giocava nessun afroamericano.
Il 31 ottobre 1950, Earl Lloyd faceva la storia: era il primo afroamericano a giocare in una partita della NBA, con i Washington Capitols.
Lloyd non era una forza della natura, era un ottimo giocatore con delle oneste medie: non ha rivoluzionato il gioco in campo, ma lo ha rivoluzionato fuori: qualcosa era cambiato e l’America, come il mondo cominciava a intravedere quanto potenziale avessero gli atleti di colore.
Se abbiamo potuto osservare Magic, Wilt, Jordan, Lebron e Kobe, molto lo dobbiamo a Earl.

Numero 2
MinersSe Earl è stato il primo, loro sono stati la prova del 9.
Finale NCAA 1965-1966, University of Texas El Paso vs Kentucky Wildcats.
Scordatevi Glory Road: quello era un film, della Disney, che come sappiamo “manipola” leggermente le storie per renderle più emozionanti e strumentalizzandole.
Quello che è vero però, è che nel sud degli Stati Uniti in quegli anni, l’integrazione razziale era uguale al mio rapporto con l’altro sesso. Inesistente.
Da una parte abbiamo i Miners (così erano chiamati gli studenti di Texas Western) e dall’altra i più quotati Wildcats.
L’allenatore dei Wildcats, alla vigilia della sfida dichiarò che che un team di soli neri non avrebbe mai battuto una sua squadra:
Si perché la squadra di Texas Western, guidata da Don Haskins aveva una particolarità: era la prima a schierare in quintetto 5 giocatori di colore.
Dall’altra parte, la squadra di Adolph Rupp (e il nome vi dovrebbe più o meno far capire che tipo di ideologie politiche potesse avere) schierava 5 giocatori bianchi.
La partita terminó 72-65 per i Miners, e il centro della squadra David Lattin, sul secondo possesso offensivo della squadra posterizzó il difensore, con una schiacciata pazzesca e si giro’ verso l’allenatore avversario gridando “TAKE THAT YOU, WHITE HONKY!!”
Traducibile con “prendi questo, mozzarella”..
Il difensore che subì quella schiacciata era nientemeno che Pat Riley il quale ad anni di distanza dichiarò
“Non sarei mai diventato quello che sono se non avessi perso quella partita.”
Per la cronaca l’allenatore di Texas Western, Don Haskins, non voleva battersi per i diritti civili: aveva solo capito prima di tutti il potenziale degli atleti afroamericani.
Una curiosità: Nel marzo 1972, nell’ultima partita di Adolph Rupp come allenatore dei Wildcats, Kentucky venne sconfitta da Florida state: anche quel giorno Kentucky era composta da soli giocatori bianchi, mentre Florida aveva 5 neri in quintetto.

Uno schiaffo al razzismo.

Numero 1
DreamTeamQualcosa così non si vedrà mai più.
Tante squadre possono essere etichettate come le più forti di sempre. Per me in ogni sport ci sono equipos davvero imbattibili, e che hanno fatto la storia. Gli All Blacks di Jonah Lomu, il Milan degli Olandesi, i Bulls 1996… Gusti personali e numeri alla mano, mi piace ricordare queste.
Poi mi rendo conto che di squadra davvero invincibile ne è esistita una sola, in un solo sport. Il Dream Team 1992, la nazionale di basket degli Stati Uniti d’America.
Nel 1988 e nel 1990, rispettivamente durante Olimpiadi e Mondiali, gli USA avevano compreso (post eliminazione della loro nazionale) che il livello del gioco si era alzato in tutto il mondo e i soli universitari non bastavano più per competere sul palcoscenico più importante.
Dopo queste due cocenti eliminazioni, e dopo una modifica del regolamento FIBA, che permetteva ai professionisti della NBA di partecipare a mondiali e olimpiadi, venne creata quella che è, senza alcun dubbio, la SQUADRA di pallacanestro più forte mai vista.
Le loro partite non erano degli incontri reali, erano più che altro esibizioni dove vincevano di 30-40 punti contro avversari che erano più preoccupati di farsi fotografare insieme a loro. I componenti??
Beh. Il meglio del periodo. Oddio, forse il meglio di sempre….
Magic, Jordan, Bird, Pippen, Drexler, Malone, Stockhton, Barkley, Robinson, Ewing, Mullin e Laettner, unico universitario del roster.
Già. Mancava Isaiah Thomas, uno dei 3 playmaker più forti di sempre, nessuno lo voleva, causa una evidente bipolarità che non lo rendeva molto simpatico.
Ovviamente vinsero l’oro alle olimpiadi di Barcellona 1992, senza neanche faticare, in finale contro una splendida Croazia, capitanata dal grande Drazen Petrovic.
Si potrebbero scrivere, e ne sono state scritte, tonnellate di parole su quella squadra, e non sono io la persona più indicata per farlo.
Una curiosità: se chiedeste a qualunque componente di quella squadra, quale sia stata la partita più bella che abbiano giocato durante quella loro esperienza ci risponderanno “quella di cui nessuno sa nulla”
Era bianchi contro blu, Jordan contro Magic. USA vs USA. Perché solo il Dream Team 1992 avrebbe potuto battere il Dream Team 1992 nella partita più bella di sempre ma di cui nessuno potrà mai vedere le immagini.

Un piccolo Post Scriptum:
Non ho messo tante cose e magari qualcuno storcerà il naso. Come sempre, spero vi siano piaciute, considerando che molto, è dettato dal gusto personale.

  • cuni

    Bell’articolo!

  • zed

    bravo ,complimenti per l’articolo e soprattutto perchè come me reputi jordan come il basket fatto uomo..a parte gli scherzi credo che l’avvento del drem team sia l’evento nuimero nella storia del basket sono d’accordo con te

  • low profile

    Solo un appunto, Thomas non era ben visto da tutti e siamo d’accordo, ma in realtà il veto c’è stato ma solo da una persona. La più influente e meno decoubertiana di tutti

  • In Your Wais

    Penso che tra le tante cose assurde che spesso ci si dimentica di Jordan, il fatto che sia stato 17 mesi senza giocare a basket, quando era al massimo della sua forma e maturità cestistica, sia tornato, ed abbia ancora rotto il culo a tutti, è forse la più assurda

    Miglior atleta della storia, qualsiasi sport incluso

  • Max

    x low profile : beh dopo quello che Thomas aveva fatto contro Mj( tra i quali abbandonare il campo per non dare la mano ai Bulls vincitori della finale di conference)era il minimo che Mj da capitano di quella squadra(insieme a Magic e Bird)potesse porre un veto.in fondo Mj disse” o io o lui”..e visto che Mj era quello che spostava milioni di dollari di pubblicità e sponsor la nazionale Usa fece quello che andava fatto.Ed anche Magic ex-vecchio amico di Thomas appoggiò MJ.

  • low profile

    Max
    Niente da dire, se lo avessero chiesto a me di scegliere tra MJ e Isiah non avrei avuto il minimo dubbio, his airness tutta la vita ma visto il significato storico che avuto quella squadra a me sarebbe piaciuto che per una volta almeno avesse parcheggiato quello spirito competitivo che lo hanno reso quello che è diventato ma che al di fuori dello strettamente attinente al gioco sfociava in comportamenti, che ad usare in termine un pò forte, potremmo definire antisociale

  • Steve

    x low profile. Scusami se m’intrometto nella discussione ma leggendo il libro Dream Team, anche Bird e Malone (per dire I primi 2 che mi vengono in mente come aneddoti, il primo si sentì dire che se fosse stato nero non sarebbe stato “Bird”, il secondo gli fracassò il naso durante una partita) avevano i loro motivi per non volere Thomas…poi che ci potesse stare è tutta un’altra storia.

  • Alessio

    In realtà penso proprio che Thomas non fosse molto ben visto nemmeno da Bird: non dimentichiamo che aveva avuto uscite, spalleggiato da Rodman, del tipo “se fosse nero non lo considererebbe nessuno”.
    Sulla graduatoria: trovo troppo da tifoso la 4: il ritorno di Jordan ha spostato 3 titoli nba ma non mi sembra che abbia avuto effetti permanenti sul basket, come hanno avuto gli altri eventi qui raccontati. Come si fa a definire avvenimento extracestistico la scelta di un giocatore di ritirarsi o di tornare a giocare? A me pare prettamente cestistico. Insomma: fuori luogo come tema e come importanza. Ben diverso il ritiro di Magic perché la causa extracestistica è l’aids e, comunque, ha avuto conseguenze importanti come la maggior attenzione alla malattia, alle regolamentazioni sulle ferite in campo, etc.
    Trovo estremamente ingiustificato non aver messo alla 4 la fusione aba-nba che ha portato la nba a 22 squadre, ha stabilito definitivamente quale fosse la più importante lega americana e ha dato il via ad un forte sviluppo che ha portato in pochi anni l’nba nella sua attuale configurazione.

  • zed

    iyw ti straquoto,quando un giocatore vincerà da superprotagonista 3 titoli e tornerà dopo quasi 2 anni per rifare il 3peat ci sarà un nuovo jordan,a parte tuttei premi e le prestazioni monstre soprattutto nei playoffs che ha fatto,credo che il secondo 3peat lo abbia elevato al di sopra di tutti.

  • zed

    alessio ma che eri anche tu tifoso dei jazz di stockton e malone come michael philips e quindi non sopporti mj,se non è un evento il ritorno del più grande giocatore di tutti i tempi allo sport che lui ha reso popolare,quaì’è un evento significativo?

  • mad-mel

    Poteva stare sul cazzo a chiunque Thomas, ma andava convocato.
    Piuttosto di chiamare l’alcolizzato di Mullin.

  • Alessio

    Veramente tifo celtics dai primi anni ’80. Comunque si parlava di momenti extra-cestistici che hanno cambiato il gioco e, a volte, il mondo. Francamente non mi pare che il ritorno di Jordan abbia fatto nulla di tutto ciò. e poi scelte come cambiare squadra, ritirarsi o ritornare non li definirei momenti extra-cestistici. Capisco lebron perché il percorso mediatico di the decision non ha avuto precedenti; capisco magic perché la cosa ha cambiato il mondo del basket e ha comunque dato un’altra luce ai malati di aids. Jordan proprio no. io avrei messo cose come il cronometro dei 24 secondi, la linea da 3 punti, la fusione nba-aba e, tornando ai miei celtics la morte di bias che ha dato il là ai programmi antidroga nelle scuole e ad analoghe campagne dell’nba (oltre ad aver fatto sprofondare i celtics in 20 anni di anonimato). Tutto qui. Non è da hater di jordan (peraltro ho simpatizzato bulls 4 volte su 6) ma neanche si può infilarlo in tutte le classifiche. ..

  • Alessio

    Dimenticavo: Se poi si ritiene sufficiente il fatto che jordan vinse i 3 titoli successivi per dire che ha cambiato il basket allora si doveva mettere al terzo posto l’assoluzione di bryant per stupro. Con bryant in galera niente 81 punti con Toronto, niente cessione di shaq agli heat e probabilmente niente titoli ai lakers nei 10 anni successivi. Ma amche in questo caso non vedo quali veri cambiamenti nel basket ha provocato quella decisione…

  • Max

    Thomas se lo meritava come giocatore quella convocazione senza alcun dubbio..con magic e stock era il play più forte della lega e probabilmente tra i primi 5 all time ma quella squadra venne fatta dopo le figuraccie internazionali dei non professionisti e venne fatta per vincere..Thomas dal gruppo(con Mj-Bird-Malone su tutti)venne visto come mela marcia che poteva destabillizzare l’ambiente e quindi si preferi’ avere un gruppo solido magari buttandoci dentro un liceale che uno che alla lunga rischiava di venire alle mani con 3/4 giocatori.il gruppo prima di tutto.

  • hanamichi sakuragi

    sujordan la vedo anch’ io come alessio.

    invece mi chiedo ancora oggi come mai non portarono the dream… non era cmq il centro più forte in quegli anni?

    @steve: il libro dream team stavo per prenderlo su amazon. me lo consigli?

  • Max

    the dream era nigeriano ed ebbe il lasciapassare solo qualche anno dopo per giocare con la nazionale americana

  • Quaqquo

    @ hanamichi

    Si si prendilo.. il libro dico 😉

    Su The Dream non saprei… forse non aveva finito le pratiche per diventare cittadino americano, o forse semplicemente avendo la “zavorra” di Laettner non potevo permettersi un altro pivottone dopo Robinson e Ewing.

  • zed

    mah per me anche solo il draft che lo portò ai bulls ha cambiato non solo la storia del basket ma dello sport intero,ma si sa io non sono obiettivo sul re

  • steve

    @hanamichi, Strà-consigliato. Letto da poco come ebook sul Kindle. Troverai anche la cronaca della partita fra i dream teamers…

  • Giasone

    A onor del vero la classifica è dei momenti off-court, ovvero al di fuori del parquet, e se si segue questa interpretazione il rientro di Jordan ci sta tutto.