We’re Talking ‘Bout : season 1954/55

Se la NBA di oggi è quella che conosciamo così bene molto lo dobbiamo a quello che accadde in questa stagione, la stagione della svolta, la stagione n cui vennero introdotti i 24 secondi.

6959417063_14c49b88c4_z_zps87c9e7c2Dev’essere stato molto complicato fare il Commisioner in quei primi anni della lega. Provate a immedesimarvi in Maurice Podoloff. Dopo ogni stagione in cui tutto sembrava costruito ad arte per far esplodere la sua creatura, arrivava una tarda primavera/estate che creava sempre nuovi problemi. E quell’estate del 1954, prodroma alla stagione 1954/55, fu degna di nota per creare quella lega che noi conosciamo così com’è ai giorni nostri. Ma non fu facile. Andiamo con ordine.

Durante la stagione 1953/54 il livello del gioco non aveva subito un sostanziale miglioramento, così come sperato dai vertici della lega. Soprattutto in molte, troppe partite il gioco controllato ed impostato prevalentemente sui centri iniziava a risultare molto noioso intanto per gli spettatori presenti nelle arena e poi anche per chi si avvicinava a questo gioco tramite la televisione, che dall’anno prima trasmetteva alcune, poche per la verità, partite NBA. Il problema era cosa fare per velocizzare le azioni. E la risposta la diede Danny Biasone il proprietario dei Syracuse Nationals. Abbiamo dedicato una splendida puntata de “Le curiosità dal passato” a come Biasone sia arrivato a inventare dal nulla la regola dei 24 secondi. Syracuse, sotto la guida del venerabile Al Cervi, già dall’ultima stagione giocava un basket come se lo shot clock fosse già in funzione. E la cosa piaceva molto. Podoloff impiegò 5 minuti per accettare la proposta. E all’inizio di Settembre del 1954 venne annunciata la nascita della shot clock rule. Biasone però andò oltre.

Come abbiamo già scritto era almeno da un paio d’anni che la lega cercava una soluzione per evitare che i finali delle partite diventassero uno stillicidio di tiri liberi. Per cui l’owner dei Nationals propose che ad ogni fallo commesso da una squadra dopo il sesto in ogni quarto, essa venisse punita con un tiro libero contro. Inoltre se il fallo era commesso su azione di tiro invece dei classici due tiri liberi, al giocatore che aveva subito il fallo venissero attribuiti tre per segnarne due. Il fallo offensivo, inoltre, non veniva più considerato come una infrazione ma come una penalità vera e propria, e non veniva punito con i tiri liberi, ma sarebbe stato comunque conteggiato nei falli del giocatore e in quelli di squadra. Forte di queste due novità la NBA si avvicinava all’inizio della sua nona stagione, con tutti alla caccia dei Minneapolis Lakers di George Mikan. Solo che il #99 non era più nel roster della franchigia del Minnesota.

Ad Agosto del 1954 George Lawrence Mikan Jr annunciava il suo ritiro. “ Voglio vivere con la mia famiglia, riprendere ad avere una vita normale e dedicarmi a qualcosa che non sia lo sport professionistico.” Queste le sue parole al momento dell’annuncio. Certo le oltre dieci fratture ossee, le lussazioni, gli stiramenti di una carriera giocata sempre al 150% delle sue possibilità avevano contribuito non poco alla sua decisione. Ma la notizia fu uno shock per la NBA, oltre che per coach John Kundla ed i suoi ragazzi. Mikan era il volto della lega, colui che la stava dominando da anni. Occorreva cercare un sostituto. E il ritorno di Paul Arizin dal servizio militare venne accolto come manna dal cielo da Podoloff. Inoltre l’arrivo nella lega come prima scelta di Bob Pettit che aveva dominato nel college faceva sorgere pensieri positivi per il futuro. In ultimo da un punto di vista economico, la NBA riuscì nell’impresa di firmare un contratto a sei cifre con la NBC, il più grosso network televisivo dell’epoca, per la trasmissione in diretta delle partite durante tutta la regular season. I proprietari delle franchigie potevano inizare a sorridere, i soldi iniziavano ad entrare copiosi nelle loro casse, e nei corridoi della lega iniziavano a girare voci di espansione verso l’Ovest, quello vero. Ma non tutto era così roseo e luccicante.

Il proprietario dei Baltimore Bullets una settimana prima dell’inizio della stagione regolare dichiarò forti problemi economici e chiese un aiuto monetario alla lega, per poter pagare gli stipendi ai giocatori, e anche per poter garantire gli Hotel ed i voli per le trasferte. Podoloff esitò, non era sicuro che fosse una cosa giusta aiutare economicamente una squadra in difficoltà per colpa, a suo dire, della mal gestione della proprietà.

La regular season iniziò ufficialmente il 30 Ottobre 1954 con la partita tra i padroni di casa Milwaukee Hawks ed i Fort Wayne Pistons. Subito si vide un altro gioco. Intanto con i 24 secondi tutte le squadre erano obbligate ad attaccare per cercare la via del canestro nel minor tempo possibile. Ed il livello del gioco e del divertimento salì esponenzialmente. Tanto per dire tredici delle prime quattordici partite terminarono con una delle due squadre sopra i 90 punti segnati, cosa mai capitata prima. Inoltre il numero dei falli iniziò a scendere drasticamente, tanto che alla fine dell’anno ci fu un calo del 20% circa dei falli commessi al di fuori delle azioni di gioco. Con tante buone notizie non poteva mancare l’angolo negativo.

earl_lloyd_254Il 25 Novembre 1954, Thanksgiving Day, alla fine della partita giocata a Fort Wayne contro i Pistons e persa, i giocatori dei Baltimore Bullets, 3-11 il loro record fino a quel momento, scapparono letteralmente a casa lasciando da pagare il conto dell’hotel, dei ristoranti dove avevano mangiato e delle macchine che avevano usato per spostarsi per la città. Il 27 Novembre la franchigia venne ufficialmente dichiarata fallita dalla lega. Fu l’ultima squadra nella storia della NBA a dichiarare il fallimento. La stagione venne a quel punto riformulata per arrivare a far giocare 72 partite a tutte le squadre. Ad est Syracuse dominò in lungo e in largo, grazie all’abitudine a giocare con il cronomentro dei 24 secondi, era un anno che si allenavano in quel modo, e alla grandissima stagione che giocarono Dolph Schayes, Paul Seymour ed Earl Lloyd. Dietro di loro i soliti noti New York Knicks e Boston Celtics, che faticarono ad aver ragione dei Warriors del duo Johnston, ancora vincitore della classifica marcatori, ed Arizin. Ad Ovest Fort Wayne ebbe la meglio sui “vedovi” Lakers e sugli ormai vecchi e mal ridotti Rochester Royals, che arrivarono ai playoff con un record perdente di 29-43. Per la mera statistica Bob Pettit vinse facilmente il premio di Rookie Of The Year, l’Eastern Division vinse l’All Star Game giocato a New York 100-91, Bill Sharman, guardia tiratore micidiale dei Celtics venne nominato MVP.

La regular season si chiuse con un incremento della media punti generale che passò da poco più di 79 ppg a 94 ppg, ed i Boston Celtics superarono i 100 ppg di media a stagione, prima squadra della storia a riuscirci. I playoff furono entusiasmanti. Undici partite su ventuno finirono con squadre oltre i 100 punti, e le Finals, giocate tra gli ovvi vincitori ad est, Syracuse Nationals, ed i sorprendenti vincitori dell’Ovest Fort Wayne Pistons, che eliminarono i Lakers campioni in carica con un secco 3-1, videro le squadre oltre i 90 punti per cinque delle sette partite. Syracuse vinse 4-3 e la NBC ebbe riscontri sugli ascolti incredibilmente elevati per quella post season. Al Cervi, Dan Biasone, Dolph Schayes ed Earl Lloyd avevano tracciato la strada per il basket moderno.

Arrivederci alla prossima puntata.

Doc. Abbati

Doc. Abbati

Il diversamente giovane del gruppo, appassionato di motociclismo e, soprattutto, dello sport made in USA , fan dei Lakers, dei Raiders e dei Mets rigorosamente in quest’ordine, seguo il basket NBA fin dagli anni 70 Nickname: Doc.Abbati