We’re Talking ‘Bout: Season 1955/56

Nel nostro viaggio nel passato in questa puntata ci occupiamo della decima stagione della NBA, con l’avvento di una nuova stella nel firmamento NBA, Bob Pettit ed un ritorno senza fortuna.

19556Il 27 Marzo 1955 si era ufficialmente, così sembrava, chiusa l’era Minneapolis Lakers, eliminati dai Fort Wayne Pistons nelle finali della Western Division. Il titolo era andato a Syracuse, e la prima stagione dell’era dei 24 secondi si era conclusa con un aumento del livello del gioco, che era diventato decisamente più veloce e spettacolare, e del numero di spettatori presenti nelle arene. Inoltre la NBC aveva avuto ottimi riscontri a livello di inserzioni pubblicitarie durante le partite della lega, in particolar modo nei playoff, per Maurice Podoloff, il Commisioner in carica sin dal primo anno di nascita della NBA, era riuscito a strappare un contratto pluriennale con il network televisivo, il che voleva dire soldi, in primis, e visibilità. L’idea di Podoloff era quella di riuscire ad espandere la lega verso ovest, cercando di raggiungere il mercato Californiano e texano, per aumentare il numero delle franchigie.

Intanto però nelle lunghe estati di quegli anni i vertici della NBA non riuscivano mai a dormire sonni tranquilli. Questa volta il problema era sorto a Milwaukee. La squadra aveva inanellato una serie di stagioni perdenti con conseguente calo dell’interesse da parte dei fan. Nella stagione 1954/55 la media era addirittura scesa sotto le 2.500 unità.
Oltretutto l’arrivo in città della franchigia del baseball dei Braves da Boston, accolti come eroi per aver scelto Milwaukee, aveva tolto ulteriore interesse cittadino alle sorti degli Hawks.
Ben Kerner non esitò un attimo e con il parere favorevole della maggioranza degli owner delle altre franchigie NBA fece armi e bagagli e trasferì la squadra a Saint Louis. Gli Hawks avrebbero giocato nel celebre, all’epoca, Kiel Auditorium, capace di tenere quasi 10.000 posti. Podoloff si guardò bene dal mettere un veto all’operazione, si doveva pensare a salvaguardare una delle otto franchigie rimaste, ed inoltre negli Hawks giocava un secondo anno che sembrava essere un predestinato: Bob Pettit.

HWK_Classic_Pettit_4In quell’estate per la prima volta non venne rivoluzionata nessuna regola ma Danny Biasone e Ned Irish diedero un suggerimento al Commisioner. Perchè non dare un premio al giocatoore che durante la regular season si fosse messo più in mostra, giocando meglio sia a livello individuale ma, nell’ottica dell’owner dei Nationals, anche come uomo squadra. La cosa piacque parecchio ai vertici della lega e così a Settembre del 1955 Podoloff annunciò la nascita del premio di MVP of the year a partire dalla stagione che stava per iniziare. Tutto era pronto a questo punto. Il 5 Novembre 1955 la stagione iniziò al Boston Garden, con la sfida tra i Celtics ed i Philadelphia Warriors.

Da subito si capì che qualcosa era ulteriormente cambiato. Il gioco diventò ancora più veloce ed atletico. I centri statici e monodimensionali inziavano a sembrare a tratti obsoleti per quell’andar su e giù velocemente per i 28 metri del campo. Gli esterni inziavano a essere sempre più importanti nella lega. Le partite iniziarono ad essere sempre più equilibrate e combattute. Solo ad est due squadre dimostravano di avere una marcia in più rispetto a tutte le altre: i Philadelphia Warriors ed i Boston Celtics. Nella squadra della città dell’amore fraterno Paul Arizin, dopo la stagione di rientro dal servizio militare, riniziò a imporre il suo gioco, fatto di arresto e tiro e avvicinamento al canestro eseguito con una ferocia senza pari.
Con lui il “solito” Neil Johnston, centro che alla sua quarta stagione nella lega viaggiava sempre a 22 ppg ed oltre 12 rimbalzi a sera. A loro si era unito il rookie Tom Gola, prima guardia vicina ai 200 cm della storia, che con il play Jack George formava un back court micidiale dalla lunga distanza.

I Celtics di coach Red Auerbach erano una spaventosa macchina da guerra offensiva. Per il secondo anno consecutivo viaggiarono ad oltre 100 punti di media, 106 a sera per la precisione. Guidati da Bob Cousy e Bill Sharman, con Ed Macauley e Jack Nichols sotto le plance, a cui si era aggiunto Arne Risen arrivato dai Royals, la franchigia di Boston sembrava avere tutte le chance per arrivare fino in fondo. Solo che i limiti difensivi erano notevoli, specie vicino a canestro. Ad ovest invece c’era un vuoto di potere.

I Lakers senza Mikan erano una squadra normalissima, incapace di modificare il proprio gioco, e questo, con i 24 secondi, era un grosso problema. I Fort Wayne Pistons sembravano i candidati numero 1 a raccogliere l’eredità. Arrivati alle finals l’anno precedente avevano nel duo George Yardley e Larry Foust l’asse portante. E dall’oblio sembrarono uscire anche gli Hawks, trascinati da quello che aveva raccolto lo scettro di dominatore del gioco lasciato da George Mikan: Bob Pettit. Pettit alla sua seconda stagione risultò essere immarcabile per qualunque avversario. Troppo veloce e tecnico per i pari ruolo, troppo alto se si cercava di limtare la sua velocità di esecuzione con un giocatore più basso.

Viaggiò a 25.7 ppg, vincendo la classifica marcatori, ed a 16.2 rimbalzi, secondo dietro al grandissimo Maurice Stokes, rookie dei Royals e vincitore del premio di Rookie Of The Year a cui è stata dedicata una delle più belle puntate de: “Le curiosità del passato”.

2WOJP06Chiaro che Pettit vinse il primo MVP della storia della lega. Così come vinse il premio di MVP dell’All Star Game giocato il 24 Gennaio 1956 a Rochester e vinto dall’ovest. Ma il 14 Gennaio era successo qualcosa di incredibile. Spinto dalla pessima stagione giocata dai comunque suoi Minneapolis Lakers, George Mikan, su richiesta/supplica di coach John Kundla, decise di tornare a giocare con il suo #99 bianco blù.
Ma Mikan era troppo usurato nel fisico, e forse non solo, per poter tornare ad incidere così come a Minneapolis tutti speravano. E ad ovest i Lakers raggiunsero si i playoff ma con un record perdente, 33-39, venendo eliminati al primo turno dagli Hawks di un incontenibile Pettit, 41punti e 25 rimbalzi nella decisiva gara 3.

Nella finale della Western Division Saint Louis lottò fino a gara 5 contro i Fort Wayne Pistons, che avevano vinto la regular season. Sotto 0-2 i Pistons decisero che potevano essere battuti da tutti tranne che da Pettit, arrivando anche a triplicarlo pur di togliere la palla dalle sue mani, e la mossa pagò. Foust, Yardley e compagni dominarono le successive tre partite riapprodando alle Finals.

Nella Eastern Division i Warriors vinsero la regular season, 45-27 miglior record della lega, ed il posto alle finali di Division se lo giocarono Boston Celtics ed i campioni uscenti Nationals, che vinsero la partita di tie break contro i Knicks, avendo le squadre chiuso la stagione regolare con lo stesso record, peraltro negativo. Dopo essere stati travolti dai Celtics in gara 1 i Nationals si ricordarono di essere i campioni in carica, giocando due partite quasi perfette, specie in difesa e sfruttando le debolezze della squadra di Auerbach.
Schayes dominò sotto le plance portando Syracuse alle finali di Division. Si dovette arrivare anche qui a gara 5 e Paul Arizin fu ancora una volta decisivo segnandone 35 per riportare Phila alle Finals dopo otto stagioni. Trascinati dalla sua stella con il #11 gli Warriors dominarono le partite di finale vincendo 4-1 la serie. Nelle 10 partite giocate nella post season Arizin segnò 289 punti, mai nessuno era riuscito a fare altrettanto. La stagione si chiudeva con un ulteriore aumento del numero degli spettatori presenti nelle arene NBA. Il giochino iniziava a piacere sempre di più.

Arrivederci alla prossima puntata

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Doc. Abbati

Doc. Abbati

Il diversamente giovane del gruppo, appassionato di motociclismo e, soprattutto, dello sport made in USA , fan dei Lakers, dei Raiders e dei Mets rigorosamente in quest’ordine, seguo il basket NBA fin dagli anni 70 Nickname: Doc.Abbati