San Antonio Spurs 2014/15: Take It Easy!

I Campioni in carica stanno affrontando questa stagione con qualche difficoltà e qualche sconfitta di troppo, sono 7imi ad Ovest dopo una prima parte travagliata ma attenzione!

DuncanLe certezze che con il passare degli anni si sono rivelate menzogne, sono tante. Le Superstar dell’ultima decade che rischiano di chiudere la carriera senza nemmeno un anello al dito, sono ancora di più. E poi ci sono loro, che giocano una pallacanestro incredibile da quindici anni e che in questa lega hanno veramente scritto pagine di storia.

I San Antonio Spurs, reduci da una straordinaria annata 2013/2014 culminata dalla conquista del quinto titolo, sembrano aver perso improvvisamente lo smalto e la brillantezza che avevano caratterizzato i successi di tutta una dinastia.
Tante sconfitte, un sistema di gioco “vecchio”, probabilmente anche qualche tensione di troppo nello spogliatoio. Superato l’ASG, ci si aspettava la solita striscia vincente che avrebbe portato la squadra tra le prime quattro, invece sono arrivate 4 sconfitte di fila, il record recita 36-23 e la settima posizione inizia a traballare, visto che i Thunder di Russell Westbrook sono ora a 3.5 partite dalla certezza di non incontrare i Warriors al primo turno.

premium_landscapeLa prima domanda da porsi è: cosa sta realmente succedendo? Bene, partiamo dal presupposto che una stagione post-titolo non può essere giocata al 100%, soprattutto considerando che lo scorso anno gli Spurs mantennero gli occhi della tigre praticamente tutte e 82 le partite di Regular Season, prima degli stessi Playoffs e conseguentemente delle Finals.
La tripla di Ray Allen in gara 6 è stata l’immagine su cui si sono poste le basi per la vendetta (compiuta) l’anno successivo. L’immagine da cui sarebbe dovuta ripartire la stagione da campioni, cosa avrebbe dovuto immortalare? I successi portano successi, ma facciamo un passo indietro.

Titolo nel 1999, l’anno dopo sconfitta al primo turno, stagione da 53-29. Titolo nel 2003, l’anno dopo la bruciante sconfitta al secondo turno contro i Lakers, stagione da 57-25. Titolo nel 2005, l’anno dopo sconfitta al secondo turno, stagione da 63-19 (la migliore nella storia Spurs). Titolo nel 2007, l’anno dopo sconfitta alle Finals di Conference, stagione da 56-26.

Il trionfo nel 2014 ha portato una sorta di sollievo in Texas, un preludio di “chiusura del ciclo”, che però gli stessi Tim Duncan e Manu Ginobili non sentono ancora arrivato all’epilogo. E allora, perchè disperarsi? I dati appena trattati, mettono in evidenza una cosa degli Spurs: che la stagione post titolo o è ancora più sfiancante e vittoriosa dell’anno precedente o semplicemente è di “ordinaria amministrazione”,2014-04-01T022624Z_1150662836_NOCID_RTRMADP_3_NBA-SAN-ANTONIO-SPURS-AT-INDIANA-PACERS-kBcF-U80479974977oFD-620x349@Gazzetta-Web_articolo ma che in ogni caso si decide tutto tra maggio e giugno. L’età media, grazie a Kawhi Leonard, Mills, Joseph e Anderson è sensibilmente scesa, ma parliamo sempre di una squadra che dalla stagione 97/98 ha avuto talmente pochi ricambi al vertice da rendere ancora più incredibile quello che Gregg Popovich è stato capace di mettere in piedi.

Pensate, la continuità dei San Antonio Spurs nel corso della storia è una cosa semplicemente fuori dal comune, una magica storia fatta di successi (tanti), sconfitte (poche, ma brucianti) e soprattutto da una garanzia di prestazioni che, nel bene e nel male, hanno garantito una continuità, come già detto, ai limiti del normale.

Ora, la Regular Season 2014/2015, ormai arrivata alla sua conclusione, ha ancora da offrire qualche interessante spunto per Tony Parker & Co. Prima di tutto perchè non è da escludere una serie di vittorie degli Spurs, in secondo luogo perchè Duncan stesso è stato il primo a manifestarsi calmo e rilassato. E lui lo sa, lui sa perfettamente come stanno le cose a San Antonio, d’altronde senza lui e Popovich non ci sarebbe nessuna San Antonio.

635591025217014032-USATSI-8354694Una stagione strana, poi, quella affrontata dai texani. Arrivare a gestire un Leonard MVP che non sa se rinnovare un contratto (tormentato anche dagli infortuni, come se non bastasse), l’aborigeno pazzo Patty Mills che salta metà stagione per infortunio, e poi una trottola di quintetti nuovi, con Ginobili e Parker che fanno il bello e il cattivo tempo, eppure… Eppure gli Spurs sono ancora lì, convinti delle lore possibilità, pronti ad affrontare nuove sfide e a conquistare nuovi palcoscenici. Quello che succede in Regular Season, rimane in Regular Season.
Sappiamo tutti perfettamente quanto i Playoffs rappresentino tutta un’altra storia e tutto un altro sport. Sta a Splitter farsi valere per l’ennesima volta sotto le plance, sta a Green mantenere le mani calde, sta a Marco Belinelli dare quella mano in più che la tensione gli ha impedito di porgere quando il gioco è diventato troppo duro.

Insomma, la serie di sconfitte, gli infortuni e tutte le vicessitudini che hanno portato al calo dei San Antonio Spurs, non devono far preoccupare né i tifosi né gli addetti ai lavori. Ci hanno abituati a rimonte straordinarie, vittorie epiche e storie che potremmo raccontare ai nostri nipoti.

Non roviniamoci gli ultimi momenti che questa straordinaria franchigia ha ancora da offrici. In fin dei conti, i giochi finiscono a giugno, ma se poi Duncan non si ritirasse…
Ai posteri l’ardua sentenza, intanto: OCCHIO AGLI SPURS, SEMPRE.