We’re Talking ‘Bout : The Season of Giants!

100, 50.4, 25.7, 48.5, 30.8, 12.5, 11.4, se la NBA continua a chiamarla The Season of Giants un motivo ci sarà, benvenuti nella fantastica stagione 1961/62, presentano Wilt e Oscar.

Season196162Chiedo anticipatamente scusa. Sicuramente dimenticherò qualcosa ma, d’altro canto, per parlare di questa storicissima stagione NBA ci vorrebbero tre puntate. Ed anche riassumerla non sarà facile, proviamoci.

La stagione 1960/61 era ancora in corso quando a Febbraio del 1961 sulla scrivania di Maurice Podoloff arrivò una richiesta ufficiale da parte di Dave Trager per creare una nuova franchiga NBA a Chicago. Trager aveva fatto i soldi nel ramo assicurativo, con una passione smisurata per il basket. Desiderava una franchigia nella sua Chicago. C’era la solidità economica, c’erano le idee, c’era l’arena The International Amphitheater, capace di contenere 7.500 spettatori. Chicago avrebbe avuto la sua franchigia, per la prima volta dalla sua creazione la NBA vedeva la luce una nuova squadra.

Nascevano i Chicago Packers……(!!!!????!!!!).

Ecco sul nome in parecchi nell’Illinois ebbero qualcosa da dire, ma ormai era stato deciso. Podoloff festeggiò alla sua maniera, portando ad 80 le partite di regular season da giocare. Ed il 27 Marzo 1961, con i playoff ancora in corso e facendo nascere come sempre molte polemiche per la scelta della data, si svolse il draft.

A New York City con la #1 i neonati Packers scelsero il centro Walt Bellamy da Indiana University, un altro destinato a scrivere pagine di storia nella lega. Con la #3 i Cincinnati Royals scelsero Larry Siegfried, guardia che, nelle idee della franchigia dell’Ohio, avrebbe dovuto costituire un incredibile back court giocando con Oscar Robertson.

Oscar Robertson shoots a jumpshotSolo che Siegfried fece rotta verso l’Ohio ma, e la cosa fece molto scalpore, per vestire la maglia dei Cleveland Pipers della rinata American Basketball League, franchigia di proprietà di George Steinbrenner, uno che qualcosa ha contato nello sport professionistico USA.

La cosa sorprese e forse un minimo preoccupò i vertici della lega, che comunque dimenticarono in fretta l’accaduto, pronti per iniziare una nuova stagione, forti anche della sempre maggiore popolarità che la NBA stava acquisendo anche ad Ovest, dopo l’arrivo dei Lakers a Los Angeles. E da San Francisco continuavano ad arrivare forti messaggi per cercare di avere un’altra franchigia in California.

Di tutto questo, però, a Red Auerbach ed ai suoi Boston Celtics, squadra da battere, interessava molto poco.

La squadra campione in carica non sembrava avere molti problemi, forse, l’unico, l’età di una delle sue stelle, quel Bob Cousy che veleggiava, però splendidamente, verso i 33 anni. Per il resto tutto come gli anni precedenti, anzi meglio.

Ma ad est sin dalla prima partita di regular season giocata a New York tra i Los Angeles Lakers vs Philadelphia Warriors, si capì che qualcuno aveva idee diverse sul finale della stagione.

Wilt Chamberlain.

All’esordio scrisse 48 punti in 47 minuti, con 31 rimbalzi, certo Phila perse, ma si capì subito che Chamberlain aveva serie intenzioni per la stagione. Al suo coach Frank McGuire disse semplicemente: “ coach io voglio giocare!”, “ Certo che giochi Wilt”, rispose McGuire, “ Non ci siamo capiti, io voglio giocare sempre!!!!!”.

E così venne fuori quella che tutt’ora è la più incredibile stagione di un singolo giocatore nella lega. Wilt giocò tutte e 80 le partite, viaggiando a 48,5 minuti a partita, segnando 50,4 ppg, con 25,7 rimb, tirando con il 50,6% dal campo e trovando il modo di servire anche 2,5 ass. a serata. Portò i Warriors ad un record di 49-31, secondi solo ai soliti Celtics, prima franchigia a vincere 60 partite in una stagione, 60-20. L’8 Dicembre 1961 a Philadelphia contro i Lakers segnò 73 punti con 43 rimbalzi. Poi ci fu la famosa serata di Hershey, del 2 Marzo 1962, i 100 punti contro i Knicks. Ma, sembra incredibile, non vinse il titolo di MVP della regular season.

Wilt-Chamberlain-100Al terzo ed ultimo post valido per la corsa ai playoff i Syracuse Nationals, 41-39, con un Dolph Schayes ormai vecchio e vittima di infortuni, che si affidavano al gioco veloce e di squadra con Hal Greer nuovo leader della squadra.

Ad ovest i Los Angeles Lakers dominarono la Division. Division in cui erano stati inseriti i nuovi Packers di Walt Bellamy, che vinse il premio di Rookie Of The Year, con 31,6 ppg e 19 rimb. Come abbiamo scritto i Lakers di Fred Schaus dominarono. Grazie ad un Elgin Baylor da 38,3 ppg, 18,6 rimb e 3,4 ass. Quell’8 Dicembre Baylor ne mise 63 portando Los Angeles a vincere. Ma nemmeno lui vinse l’MVP.

Dietro i Lakers, 54-26, arrivarono i Cincinnati Royals, 43-37, trascinati da un incredibile, pazzesco Oscar Robertson. Fù la stagione della tripla doppia di media. 30,8 ppg, 12,5 rimb., 11,4 ass. Assolutamente dominante, ma nemmeno lui vinse il titolo di MVP.

Al terzo posto i Detroit Pistons, 37-43, che approfittarono del crollo, più psichico che fisico, dei Saint Louis Hawks, 29-51, in cui si salvò solo il solito Bob Pettit, che vinse il premio come MVP dell’All Star Game. Ma la parabola degli Hawks sembrava puntare verso il basso, più per la crescita delle altre franchigie oltretutto.

Già ma l’MVP?

Facile, lo vinse Bill Russell, non tanto per le statistiche, quanto per l’impatto fisico e tecnico che ebbe su tutta la stagione bianco verde. In quell’annata i suoi duelli contro Chamberlain raggiunsero livelli epici.

E dei fantastici playoff li aspettavano.

Intanto, però, i soliti Nats fecero venire i sudori freddi a Wilt e compagni, portandoli alla quinta partita, con uno Schayes ed un Red Kerr commoventi contro il #13 di Phila. Ma in gara 5 Chamberlain disse 56 con 41 rimbalzi. Game Over.

Non si può parlare di quelle finali di Division senza usare la parola AMAZING. Fino a gara 6 ogni squadra vinse in casa, anche se i Celtics sembrarono sempre più in controllo della serie rispetto agli Warriors. Certo Wilt non era più da solo. Con lui Paul Arizin e Tom Meschery, all’anagrafe Tomislav Mescheryakov, ingaggiarono epici duelli contro quei dominanti Celtics, e si arrivò a gara 7.

E lì venne fuori la grandezza di Russell, che tenne Chamberlain a 22 punti con 7/31 dal campo, mettendone 19 con 27 rimbalzini. E Sam Jones a due secondi dalla fine segnò dai 6 metri il jump shot del 109-107 finale. Boston con fatica raggiungeva le Finals.

Ad ovest si inziò con il botto. I Pistons di un grande Don Ohl e di Bailey Howell eliminarono in 4 partite i Royals. Ed impegnarono fino a gara 6, dopo essere stati sotto 0-3, i Lakers, trascinati oltre che dal solito Baylor anche dal meraviglioso Jerry West e dal sorprendente Rudy LaRusso.

Los Angeles Lakers at Boston Celtics.

Per una rivalità ed una sfida che è arrivata immutata ai giorni nostri.

elgin-1962Altre sette partite incredibili. Non staremo a parlare di tutte, non avrebbe senso. I Lakers andarono 3-2 vincendo al Garden con 61 punti di un immarcabile Baylor. Ma i Celtics dominarono il terzo quarto di gara 6 a Los Angeles, isolando Baylor, un grande Heinshon su lui in difesa, e West, trovando il solito, per quella stagione, Sam Jones, 35 punti per lui in quella notte, unito al solito collettivo, sei uomini in doppia cifra, ed il solito grande Russell sotto canestro, 19 pts e 24 rimbalzi.

Gara 7, l’ennesima, fù l’apoteosi di una fantastica stagione. Baylor scrisse 41 con 21 rimb., Russell 30 con 25 rimb.

A 3 secondi dalla fine del quarto periodo sul 100-100 Jerry West fece uscire splendidamente la palla dal raddoppio di marcatura che Sam Jones e Bob Cousy gli avevano portato. Hot Rod Hundley ribaltò il lato trovando solo ai 5 metri Frank Selvy. Jump Shot di una bellezza notevole.

Doppio ferro, fuori!!!!.

E nell’overtime Tom Heinshon mise sei dei dieci punti con cui i Celtics batterono 110-107 i Lakers per il quarto anello consecutivo. Selvy non se lo perdonò mai quell’errore. “Ero solo. Era il mio tiro. Darei indietro tutti i punti che ho segnato nella mia carriera per vedere quella palla entrare.” Invece non entrò.

Aveva vinto ancora lui, Red Auerbach. La storia veniva ulteriormente scritta.

Arrivederci alla prossima puntata

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Stagione 1960/61

Doc. Abbati

Doc. Abbati

Il diversamente giovane del gruppo, appassionato di motociclismo e, soprattutto, dello sport made in USA , fan dei Lakers, dei Raiders e dei Mets rigorosamente in quest’ordine, seguo il basket NBA fin dagli anni 70 Nickname: Doc.Abbati

  • gasp

    Doc abbati capisco che il ’62 di Wilt fu statisticamente stratosferico, ma una parola in più non limitandosi solo alle statistiche sull’ altrettanta grandissima stagione di Baylor potevi potevi spenderla: giocando ogni weekend causa servizio di leva, mettè 38 punti a sera portando i Lakers a giocarsi la finale

  • Doc.Abbati

    lo avevo scritto che mi sarei dimenticato qualcosa……..porcaccia miseria….praticamente su ogni squadra c’era da dire, dolph schayes che, anticipando reed, arriva a gara 5 di playoff con le stampelle in ambulanza, howell bailey che gioca la serie contro i lakers con una spalla lussata, e non hai idea di cos’altro…..comunque hai fatto benissimo a scriverlo tu

  • gasp

    Doc
    Comunque anche se ti dimentichi qualcosa stai facendo un grandissimo lavoro continua cosi , e credo non sarà l’ultima che qualcuno ti dirà che ti sei dimenticato qualcosa…specialmente andando avanti ad analizzare i vari anni 🙂

  • Il Nichilista

    Chissà che schìfo la pallacanestro dei pionieri comunque, sembrano quasi le statistiche dei giocatori NBA che stanno giocando attualmente nel campionato cinese.
    E pensare che Wilt Chamberlain prenderebbe tipo 0 rimbalzi oggi contro un Gobert qualsiasi, e dubito segnerebbe punti.
    Veramente scarsi quelli di quest’epoca, il basket è iniziato a fine anni 70