We’re Talking ‘Bout: Season 1963/64

Finisce l’era Podoloff, due franchigie cambiano sede e tanto per cambiare, nulla, il titolo prende la direzione di Boston, Massachussets. Riviviamo la stagione 1963/64.

Stagione6364L’estate 1963 fu una di quelle che verranno ricordate a lungo nella lega. Intanto dopo 17 anni il Commissioner Maurice Podoloff dice basta. E la sua uscita di scena fu esattamente uguale a come era stata la sua direzione nella NBA degli albori: discreta ma con grande determinazione. A nulla valgono i tentativi dei proprietari di convincerlo a tornare sulla sua decisione. Podoloff lascia la poltrona di numero 1 della lega dopo il draft 1963. Che per sua scelta, l’ultima, viene svolto in due “sessioni”, il 30 Aprile ed il 7 Maggio di quell’anno.

Suo successore viene nominato J. Walter Kennedy, fino a quel momento direttore delle pubbliche relazioni della lega. Kennedy ha fama di essere una persone educata, dai modi pacati e gentili ma immediatamente fa capire che questo non significa non essere risoluto. Infatti pronti via riesce a firmare un nuovo importantissimo accordo con il network ABC, all’epoca il più importante nel panorama televisivo USA, per la trasmissione delle partite in televisione.

E si fa conoscere subito anche da coach e giocatori NBA. Infatti è il primo che pretende un comportamento consono ed educato da parte degli addetti ai lavori. E la multa di 500$, un enormità per l’epoca, che affibia a Red Auerbach per delle proteste su una decisione arbitrale durante una partita di pre season fa capire a tutti che la musica è cambiata.

Ma torniamo indietro al draft. Il draft 1963 vede come “territorial pick” la scelta di Tom Thacker, guardia/ala di Cincinnati University, da parte dei Cincinnati Royals. Alla #1 viene scelto dai Knicks Art Heyman, con la 2 i Chicago Zephyrs pescano Rod Thorn, che dirà la sua più come dirigente che come giocatore, ed alla #3 i San Francisco Warriors scelgono Nate Thurmond, ala/centro dalle spiccate doti difensive ed un vero animale da rimbalzo.

c33bf0198f9022d68b6948978bbec225Ma il botto arriva con la chiamata numero 48, quando i Detroit Pistons scelgono Reggie Harding, anzi riscelgono Reggie Harding.

Harding infatti era già stato scelto dai Pistons nel 1962 ma non aveva potuto entrare nella lega per un particolare. Giocava ancora alle High School. Già solo che anche al draft del 1963 il centro di sette piedi gioca ancora alla High School.

E questa volta i Pistons riescono anche ad aggirare il regolamento, mandano a giocare Harding nella MPBL una stagione per poterlo firmare da quella successiva. Sarà il primo giocatore scelto direttamente dalla High School a giocare nella NBA senza mai passare dalla NCAA.

Altre due cose succedono in quella lunga estate del 1963.

Danny Biasone padre padrone dei Syracuse Nationals decide anche lui di abdicare, quasi in contemporanea con l’amico Podoloff. In meno di una settimana vende la franchigia a due investitori di Philadelphia, Irv Kosslof e Ike Richman, che ci impiegano ancora meno per spostarla da Syracuse a casa loro. La cosa, oltretutto, trova il beneplacito di Kennedy, felice del ritorno di una città importante come Phila all’interno del mondo NBA. Su come chiamare la nuova squadra viene fatto un sondaggio tra i fans, e la scelta cade su 76ers.

Nascono i Philadelphia 76ers, o Sixers, come saranno chiamati da li a poco. La squadra giocherà alla Philadelphia Arena, che viene data già sold out per le prime sei partite della nuova franchigia.

Ma anche un’altra franchigia cambia casa. Dave Trager dopo due stagioni a Chicago, vede il suo investimento perdere valore sempre di più. La squadra non è amata, non riesce ad attirare spettatori. Bisogna andarsene decide Trager. E così dopo essersi guardato intorno individua la nuova casa nel Maryland, a Baltimora.

E cambia ancora nome, facendo rinascere i Baltimore Bullets, che giocheranno al Baltimore Civic Centre, arena capace di contenere 14.000 persone.

Dopo tutto questo pandemonio la stagione può anche iniziare.

E Mercoledì 16 Ottobre 1963 a Baltimora i neonati Bullets sfidano i campionissimi Boston Celtics, che, malgrado la perdita di Bob Cousy, ritiratosi alla fine della stagione precedente, sembrano intenzionati a non perdere lo scettro del comando. La stagione regolare ad est viene dominata da due squadre.

I Boston Celtics continuano la loro marcia stagione dopo stagione, chiudono primi con un record di 59-21. Il sistema Celtics funziona sempre a meraviglia. Una squadra costruita intorno al totem Bill Russell, che continua a dominare a rimbalzo ed in difesa. Con lui altri quattro in doppia cifra per punti e, per la prima volta nella storia NBA, un uomo che esce dalla panchina, John Havlicek, diventa il leader per punti segnati di una squadra. Ma a dar del filo da torcere alla franchigia di Red Auerbach ad est ci pensano i Cincinnati Royals di Oscar Robertson. Robertson gioca un’altra pazzesca stagione, 31,4 ppg, 11 ass e 9,9 rimb. Per 7 rimbalzi non arriva una nuova season da tripla doppia. Insieme a lui i soliti Wayne Embry e Jack Twyman, ormai a fine carriera. Ma di nuovo c’è il rookie Jerry Lucas, che esordisce nella lega così come tutti si aspettavano, con 18 ppg e 17,5 rimb. Lucas vincerà il premio di Rookie of the Year e Robertson l’MVP della regular season, oltre a quello dell’All Star Game. I Royals chiudono con 55 vittorie, candidandosi a seri rivali per i Celtics. Terzi i Sixers. Dolph Schayes veste i panni dell’allenatore/giocatore, Hal Greer e Red Kerr, con Chet Walker, quello dei leader in campo ed i playoff arrivano per la gioia dei fans di Philadelphia con un 34-46.

Ad ovest i San Francisco Warriors ribaltano una stagione negativa vincendo la Division, 48-32. E sorprendentemente pur avendo in squadra il solito ineffabile ed immarcabile Wilt Chamberlain, 36,9 ppg con 22,3 rimb, i Warriors dominano in difesa. Si perché il nuovo head coach della franchigia, Alex Hannum, che vincerà il premio di Coach of the Year, convince Wilt che la difesa è una cosa bella. Con Chamberlain si vede anche una squadra, grazie a Al Attles, al rookie Nate Thurmond ed a Wayne Hightower e Tom Meschery. Dietro i Saint Louis Hawks del solito Bob Pettit, 28,7 ppg e 15,3 rimb. Con lui sempre Cliff Hagan, Zelmo Beatty e Lenny Wilkens. Saint Louis chiude con 46-34, davanti ai Los Angeles Lakers, in netto calo rispetto alle stagioni precedenti. I Lakers terminano con 42-38, Baylor attraversa una stagione difficile, gioca tanto ma con tanti infortuni non riuscendo ad essere così incisivo come negli anni precedenti. Chiude sempre con oltre 25 ppg, ma i rimbalzi scendono a 12. La pct dal campo cala, e la leadership sembra passare nelle mani di Jerry West, che viaggia a 28,7 ppg. Ma sono solo due, come sempre da anni e questa volta non basta.

Nei playoff ad est si va alla finale di division prevista, tra i Celtics ed i Royals. Ma le attese per una sfida equilibrata vengono disattese dal dominio completo di Russell e compagni che spazzano via dal campo senza troppo affannarsi Robertson ed i Royals, 4-1 e tanti saluti Cincinnati.

Ad ovest invece gli Hawks ci impiegano 5 combattutissime partite per aver ragione dei Lakers, che nei playoff ritrovano il Baylor migliore, ma che devono subire una vera squadra che oltre a Pettit trova, ad esempio, un Wilkens da 30 punti in gara 5. Le finali della Western Division vedono una sfida infinita tra un Chamberlain desideroso di arrivare finalmente alla sua prima finale NBA, ed un Pettit che vuole tornarci. Saranno sette interminabili, bellissime partite, vinte soprattutto dalla difesa Warriors, anche se i 50 di Wilt in gara 5, ed i 39 in gara 7 aiutano parecchio.

Si arriva alle Finals che tutti vogliono.

Bill vs Wilt

wilt-chamberlain-bill-russellQuanto di meglio e di più vendibile da proporre agli appassionati. California, ancora, contro i Celtics. Viene presentata come la finale della svolta, del cambiamento.

Non sarà così.

Ancora una volta Red Auerbach indovina tatticamente la serie. Chamberlain domina Russell come nessuno aveva mai fatto nella finali fino ad allora, ma è una sfida che Auerbach decide di lasciare perdere al suo centro, non aiutandolo mai.

Un uomo non batterà mai una squadra.

Ed ha ragione lui. Havlicek, Tom Heinshon, K.C. Jones, che farà rimpiangere poco Cousy, e Sam Jones dominano tutti gli altri di San Francisco. 4-1 senza troppa fatica se non in gara quattro, l’unica in cui la difesa Warriors riesce a dire per molti tratti la sua.

La storia si fa anche così, per i Celtics arriva il sesto titolo consecutivo.

Auerbach dopo quelle finals dirà: “adesso la domanda non è se siamo la miglior franchigia della storia della lega ma è se siamo la miglior squadra dello sport professionistico”.

Ed ha ragione lui. Lo sono.
Arrivederci alla prossima puntata

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Stagione 1962/63

Doc. Abbati

Doc. Abbati

Il diversamente giovane del gruppo, appassionato di motociclismo e, soprattutto, dello sport made in USA , fan dei Lakers, dei Raiders e dei Mets rigorosamente in quest’ordine, seguo il basket NBA fin dagli anni 70 Nickname: Doc.Abbati