Piccolo, grande uomo bianco: John Stockton!

Inarrivabile negli assist, inarrivabile per stile ed inarrivabile per quello che faceva sul campo, un muto che ha segnato e portato al massimo il ruolo di Playmaker.

StocktonUn giorno chiesi al direttore F.M.B se potevo scrivere un articolo su John Stockton, lui mi diede il via libera, mi sentivo come Anna Pannocchia quando chiede a Herbert Ballerina
“Ma se diventerai famoso, mi sposerai?”, non mi aspettavo di certo le fanfare e il corteo, ma mi bastava quella riposta. Non aveva importanza, era già una specie di miracolo che non mi avesse mandato a cagare o avesse chiamato la Locale per farmi portare via la macchina.

Prenderò 30 secondi del vostro tempo per parlare un po’ di me; sono cresciuto (almeno fisicamente) giocando a calcio, e sono andato allo stadio per la prima volta a 7 anni, me lo ricordo ancora, col mio vecchio e mio nonno, primo anello rosso, roba da sciuri e roba che non potrei mai più permettermi. Era un Milan-Sampdoria del 1996, vinciamo 3-0.
Intorno al 2008 ho cominciato a disinnamorarmi di questo sport, troppi scandali, troppe magagne troppo tutto. Il colpo di grazia arriva nel 2011. Il Milan vince lo scudetto, festeggio, ma ho già la testa concentrata su un altro sport.

Uno sport che ho comunque sempre seguito, con ovviamente, minore enfasi, distrattamente, guardando qualche video, alcune partite, sfogliando la gazzetta per vedere qualche risultato. L’ho anche praticato, con davvero pochissimo successo, ma che, diciamoci la verità, da guardare è proprio divertente. Ovviamente sto parlando di quello che si gioca in 5, ufficialmente, in 3 nei campetti, in 4 quando si è in tanti, in due quando si è in pochi, non che serva raggiungere un quorum: ci puoi giocare anche da solo. Basta avere un canestro.

2fb30bdf5e1f4899b209b06cfb2f3849Nella storia di questo sport sono passati centinaia di campioni, dal mio idolo Michael Jordan, al mio secondo idolo Magic Johnson, l’unico uomo che io abbia mai visto capace di sorridere veramente, ai più recenti LeBron James, Kobe Bryant, Kevin Durant, Shaq e chi più ne ha più ne metta.
Non lo so, io ho sempre amato quei giocatori in grado di fare una cosa impossibile con semplicità, e in questo Jordan è stato indubbiamente il più bravo di tutti, crescendo mi sono appassionato a tanti giocatori, a partite memorabili, a finali al cardiopalma, a ignorantate (passatemi il termine) degne dei peggiori bar di Caracas.
Ho visto 100 volte ogni video esistente della finali del 1998, quella dove Dio diede in mano a MJ un pallone a 17 secondi dalla fine, guardando questa partita notavo subito 9 atleti e un corpo estraneo, e non si notava neanche subito.

Un fisico normale, come potrei trovarne tanti in un qualsiasi ufficio postale milanese, 185 cm scarsi, bianco. Cosa ci fa uno così in mezzo a QUEL campo?

Ovviamente sto parlando di John Houston Stockton, nato a Spokane il 20 Marzo del 1962, quello che non aveva in altezza o in prestanza fisica veniva compensato agevolmente da un talento smisurato e da un’intelligenza tattica che faceva pensare che avesse 6 occhi di cui 2 sulla nuca.

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stocktonNo, non è il saldo, in lire, del mio conto corrente, sono il numero di assist e il numero di palle rubate di questo “impiegato statale del gioco”, non sono record, di più! Il più vicino nella classifica degli assist dista 3000 e rotti e porta il nome di Jason Kidd.
L’unico che attualmente potrebbe, ipoteticamente raggiungerlo, gioca a Los Angeles, sponda Clippers, e per farlo dovrebbe giocare fino al giorno in cui Megan Fox deciderà di uscire con me.
Sono rimasto sbalordito da quest’uomo: mai una parola fuori posto, mai uno scandalo, mai niente di niente.
Purtroppo per lui, mai neanche un anello, il che lo rende, a mio modo di vedere, il più forte perdente di tutta la storia del gioco (anche se a onor del vero ha vinto due ori olimpici).

Con il suo inseparabile compagno di merende Karl Malone, formarono una coppia Playmaker-Ala grande come non si era mai vista e, probabilmente, non si vedrà mai più: “Stockton to malone” divenne una frase di uso comune quando giocavano gli Utah Jazz. Scelto alla 16esima chiamata del Draft 1984 si, IL DRAFT di Olajuwon, Barkley e Jordan.
Tutti stupiti di questa chiamata, mugugniI in sala, e poi, come si capirà più avanti, fu l’assoluto “Steal of The DRAFT” di tutti i tempi.

Non so perché mi abbia affascinato così tanto questo giocatore, forse perché rendeva semplici le cose difficili e normali quelle Impossibili.
Fondamentalmente perché ha un fisico simile al mio che stona completamente con quei giganti che calcano i parquet della NBA, eppure quando giocava, questi giganti non sembravano poi così grandi..O meglio, lo erano, ma sembravano come l’elegante che ha paura del topolino.

stocktonusaAveva le mani fatate, ogni assist era un cioccolatino da spingere solo nel canestro, e se il vecchio Karl ha segnato più di 36mila punti in carriera, molto lo deve a questo piccolo grande uomo di 185 cm che forse mi affascina perché penso che per essere dominanti in uno sport, non conti troppo quanto tu sia dominante fisicamente, ma quanto tu lo sia mentalmente, che è un po’ quello che dice il grande Maestro Bruce Lee.

Ha vinto, qualcosa ha vinto, tra cui una medaglia d’oro alle olimpiadi del 1992, quelle del Dream Team, non ha mai vinto un anello, e questa forse è la cosa che gli è pesata più di tutti: ha avuto la sfortuna di giocare nell’era di Michael Jordan, come tanti altri.
Ma come lui, nessuno mai.

Non lo so cosa sia, probabilmente volevo solo rendere un piccolo tributo a un grandissimo campione di questo gioco.

NEVER FORGET THE LEGENDS