Top 10 “Se avesse giocato in NBA…”

Quante volte ci è capitato di dire: “…se questo o quello avessero giocato nella NBA…”. Negli USA hanno provato a farci una classifica su questa curiosità.

Si sa che in USA sono affamati di statistiche, classifiche, paragoni e similari. Ne fanno per ogni cosa, a volte con cognizione di causa altre meno. Certo che questa classifica, secondo noi, va al di là della mera curiosità.

Cazzeggiando per il web ho letto su più di un sito varie classifiche per indicare i 10, alcuni 20, giocatori più forti di sempre a non aver mai messo piede tra i Professionisti, Noi abbiamo deciso di analizzarne una, anche perché abbiamo potuto notare che più o meno tutte si assomigliano, quella che ci affascina di più. Fine dei preamboli e via con nomi ed analisi, dal #10 al #1.

Come per l’altra classifica fatta vi chiediamo non tanto di giudicare questa, oltretutto non è esattamente nostra, ma di cercare di farne una voi.

Numero 10
demetriusDemetrius “Hook” Mitchell
: La versione West Coast di Earl Manigault, una guardia di 175 cm, forse, con un ball handling disarmante, capace di schiacciare in un play ground facendo un 360° sopra una Honda Accord. Ad Oakland, nei play ground, venerato come un idolo, Drew Gooden tutt’ora afferma di non aver mai visto niente di simile su un campo da basket. Ha giocato solo due anni al college, ma era molto più interessato ad armi e droga per pensare di far strada nel basket professionistico. La sua storia è splendidamente raccontata nel documentario Hooked: The Legend of Demetrius “Hook” Mitchell.

Numero 9
Lenny Cooke:
n vero mistero. Quest’ala piccola di 200 cm alle High School era considerato da parecchi addetti ai lavori molto più forte di Lebron James. E per qualcuno anche molto più pronto ad entrare nella NBA senza passare dal college. Il nativo di Brooklyn era considerato una delle punte di quel triangolo che comprendeva oltre a Lebron anche Carmelo Anthony. Lui però voleva andare al college ma problemi di natura scolastica lo resero inabile a passare in una qualsiasi università. Si rese eleggibile al draft 2002 ma non venne mai scelto, e da free agent non venne mai preso in considerazione. I problemi non erano cestistici ma attitudinali. Non giocò mai un minuto nella lega. Anche la sua storia è narrata in uno splendido documentario: Lenny Cooke.

Numero 8
Marques Haynes:
Una leggenda degli Harlem Globetrotters, un uomo che ha giocato professionalmente per 46 anni. Ma mai nella NBA, per il semplice motivo che non gli interessava farlo. Nel 1953 i Philadelphia Warriors gli offrirono $ 35.000, sarebbe stato il secondo più pagato nella lega, ma lui rifiutò sdegnato. Ha letteralmente rivoluzionato l’idea del ball handling nel basket, imprendibile nelle sue serpentine in palleggio. Se volete guardatevi Six Decades of Magic e valutate da soli.

Numero 7
68Joe “ The Destroyer” Hammond:
Leggenda assoluta di Rucker Park. Ala piccola che doveva il suo soprannome al fatto che distruggesse le difese in entrata. Giocò contro Dr.J, Julius Erving, e gli segnò 50 punti sulla faccia. Venne scelto dai Lakers senza aver mai giocato ne al college e nemmeno alle high school. Ma lui aveva altre idee, del tipo droga e rapine. Dentro e fuori dalle galere USA, incantò quel genere di platee. Un idolo comunque.

Numero 6
Benji Wilson:
Nel 1984 alle high school di Chicago venne definito Magic Johnson con un jump shot. Atleta e ragazzo modello, uno che dominò letteralmente il mondo del basket nella zona di Chicago a quel livello e che tutti vedevano pronto per entrare direttamente nella NBA. Purtroppo per lui e per noi venne ucciso a colpi di pistola con motivazioni ancora tutte da chiarire. La sua splendida e drammatica storia è narrata in uno dei documentari della ESPN 30 for 30.<

Numero 5
Hank Gathers:
Ala di 201 cm stella assoluta di Loyola Marymount University, nel 1989 vinse la classifica di miglior realizzatore e miglior rimbalzista nella NCAA, cosa accaduta a pochissimi nella storia del basket. Dominava assolutamente, ed a detta di tutti non avrebbe avuto nessun problema a farlo anche al piano superiore. Tanto per dire il 3 Febbraio 1990 contro Shaquille O’Neal ne mise 48 con 13 rimbalzi. Ma il destino aveva in mente altro per lui purtroppo. Affetto da una grave forma di cardiomiopatia ipertrofia giocava sotto la sua responsabilità. Morì in campo il 4 Marzo 1990 durante la semifinale del WCC Tournament a due metri da Erik Spoelstra, dopo una meravigliosa schiacciata.

Numero 4
#Oscar Schmidt:
Già il fatto che sia l’unico non born in the USA di questa classifica fa capire quanta considerazione ha sempre avuto questo giocatore oltre oceano. Io l’ho visto giocare dal vivo più volte al massimo della carriera, non avrebbe avuto alcun problema nella NBA. Credo che ogni altra parola sarebbe superflua.

Numero 3
earl-manigault-21513494Earl “The Goat” Manigault:
 Altra leggenda di quel meraviglioso posto che è Rucker Park. Di lui ne hanno parlato in tanti. Kareem Abdul Jabbar ha detto di lui il più grande a non aver mai giocato nella NBA. Forse perché come Connie Hawkins, Wilt Chamberlain ed Earl Monroe nel tentativo di fermarlo se lo era visto volare addosso per schiacciargli in faccia. Amava saltare fino a raggiungere la parte alta del tabellone per prendere delle monete che faceva mettere li sopra e schiacciare mentre scendeva. Amava anche molto, troppo l’eroina, che purtroppo per lui ricambiò.

Numero 2
w9rqs44jpuvobyr1e3syPeeWee Kirkland:
Altra leggenda New Yorkese. Colui che a detta di tutti ha inventato il cross over. Guardia di 185 cm arrivava a Rucker Park in Rolls Royce. E non perché giocava nella NBA, perché nel 1969 rifiutò di firmare un contratto con i Bulls perché guadagnava di più con la sua attività. Che era spacciare eroina. A Rucker Park non segnò mai meno di 50 punti a partita. Gli offrirono anche di giocare ad UCLA con Jabbar, vabbè lasciamo stare. Arrestato più volte nel torneo delle prigioni, si davvero, segnò più volte 100 punti in una partita. Adesso ancora manda al bar parecchi giovanotti con le sue finte.

Numero 1
czbghajawih2qs0z0felLen Bias:
Ala piccola da Maryland University nell’anno da senior viaggiò a 23 ppg con 7 rimb. Era pronto per la lega, per fisico, tecnica ed attitudine mentale. Al draft venne scelto con il #2, dopo Brad Daugherty, dai Boston Celtics, che vedevano in lui l’uomo giusto da mettere di fianco ai vari Bird, Parrish e McHale per continuare a vincere. Decise di festeggiare e il 19 Giugno 1986, due giorni dopo il draft, morì per un overdose di cocaina.

Abbiamo finito, spero che sia stato un viaggio interessante come lo è stato per noi.

Doc. Abbati

Doc. Abbati

Il diversamente giovane del gruppo, appassionato di motociclismo e, soprattutto, dello sport made in USA , fan dei Lakers, dei Raiders e dei Mets rigorosamente in quest’ordine, seguo il basket NBA fin dagli anni 70 Nickname: Doc.Abbati