Golden State Warriors 2014/15, The Golden Age!

I Golden State Warriors hanno vinto il titolo dopo 40 anni di attesa grazie ad un progetto giovane e brillante, qui l’analisi della loro stagione.

Stephen+Curry+2015+NBA+Finals+Game+Six+UECZnK4Ab6dx

Hanno vinto i più forti. Basterebbe questo per chiudere velocemente l’analisi sulla syagione dei Warriors 2014/15. Lo hanno dimostrato “all season long”, con pochissime incertezze da Novembre ad Aprile, riuscendo ad andare oltre ai limiti che si sono presentati strada facendo nel loro cammino ai playoff.

Secondo qualcuno, che secondo il mio personalissimo parere appartiene alla schiera dei denigratori più che degli obbiettivi osservatori, la loro vittoria è anche figlia della fortuna che li ha portati ad affrontare squadre con giocatori più o meno importanti infortunati. Solo che lo sport e la pallacanestro NBA è questo. Una stagione massacrante, dura, lunga. Alla fine vince comunque la squadra più forte, quella che riesce anche ad andare oltre a queste situazioni.

Chiusa questa parentesi ritorno a fare quello che mi è stato chiesto.

Stephen+Curry+2015+NBA+Finals+Game+Two+9WCz5GbyfMIlLa vittoria di Golden State parte da lontano. Si può dire che è decisamente figlia di una programmazione che il management Warriors ha cercato anno dopo anno. Passando attraverso ad anni davvero difficili, non dimentichiamoci che fino a quattro/cinque stagioni orsono la squadra della baia veniva etichettata come una delle peggiori della lega.

Alzi la mano chi pensava nel 2010 che Steph Curry sarebbe diventato il giocatore che è adesso. Secondo la maggior parte degli osservatori NBA era troppo poco fisicato per fare la guardia e poco tecnico per fare il PG. Addirittura qualcuno aveva chiesto di metterlo all’interno di una trade, Keith Smart nello specifico. Ci si ricorda vero che venne scelto con il numero 7 al draft del 2009, dopo Hasheem Thabeet, Jonny Flynn e Ricky Rubio.

E con lui l’altro splash brother, Klay Thompson. Scelto al #11 al draft 2011, prima di lui Jimmer Fredette, Derrick Williams, Bismack Biyombo e Jon Vesely.

Draymond Green, #35, draft 2012, lo stesso di Harrison Barnes #7, dopo, ad esempio Dion Waiters, e qui l’elenco sarebbe lunghissimo.

Questa squadra è stata costruita pezzo dopo pezzo, cercando sempre di trovare l’anello che potesse unirsi agli altri per creare una catena vincente. Sono state date le chiavi di casa al #30, e lui, con il lavoro, la dedizione e la volontà, ha saputo crearsi il ruolo di leader, andando oltre ai suoi problemi fisici, le caviglie ad esempio, lavorando tanto e duramente per evitare che diventassero un problema irrisolvibile.

Steve+Kerr+Houston+Rockets+v+Golden+State+pDD1JL6vGU6xIn questo è stato aiutato anche da coach Mark Jackson. Ed anche l’avvicendamento sulla panchina accaduto un anno fa è risultato vincente. Jackson più di quello che aveva fatto non poteva fare. Aveva dato tutto. Serviva qualcuno di nuovo. Quando venne dato l’annuncio di Steve Kerr head coach nella baia tantissimi, e per primi i giocatori Warriors, storsero il naso. Ma come un allenatore rookie in una squadra che deve continuare a crescere?. Ed invece hanno avuto ragione loro. E questa stagione è stata la giusta apoteosi.

Una regular season dominata, dove Steve Kerr è riuscito a dare la sua impronta al gioco Warriors, specie nlle rotazioni, nel dare un’organizzazione difensiva dietro al duo Andrew Bogut-Draymond Green, che era una delle lacune degli anni precedenti. Poi in attacco la gioia nel vedere questi passarsi la palla, prendere fuoco in transizione e dall’arco, per lunghi tratti sono parsi infermabili, e, come detto, ad Ottobre in tanti, compreso il sottoscritto, li vedevano si ai playoff, magari non così facilmente, ma non esattamente da finalisti nemmeno di Conference.

Sono stati la squadra che ha servito il maggior numero di assist durante la stagione regolare, segno di una fluidità di gioco che nessuno si sarebbe aspettato. Steph Curry, Klay Thompson, Harrison Barnes tutti hanno fatto un ulteriore step. Su Curry MVP della lega abbiamo già scritto, non ci soffermiamo.

Poi i playoff. Affrontati al primo turno i “facili” New Orleans Pelicans, 4-0 con Curry dominante, sono arrivati i primi problemi contro i Memphis Grizzlies, risolti cercando le risposte nel proprio sistema di gioco. Finali di Conference contro Houston, più agevoli di quanto si pensasse, anche se con qualche patema di troppo dopo il 3-0 iniziale. In gara 5 si era capito che la tensione poteva diventre il nemico #1 per questa squadra.

Andre+Iguodala+2015+NBA+Finals+Game+Six+bsBgxBWCQ_ZxEd alle Finals si sono trovati contro il più forte giocatore di questo periodo NBA. Con dei Cleveland Cavaliers per niente disporti a fare le vittime sacrificali, malgrado gli infortuni. E’ stata una serie difficile. I Cavs hanno messo fior di granelli di sabbia negli ingranaggi dell’allegra macchina da guerra cestistica di coach Steve Kerr. Il leader della difesa, Bogut, è stato azzerato, Klay Thompson ha avuto grosse difficoltà, Steph Curry invece pure, anche gli altri. In tanti, però, si sono dimenticati che tutti erano alle loro prime Finals. E non è mai la stessa cosa. Solo uno, Andre Iguodala, ha giocato allo stesso modo da gara 1 a gara 6. Ha tracciato la strada. Morendo in difesa su LeBron, riuscendo a minarne un minimo il gioco. E salendo di colpi in attacco. Ha fatto quello che fanno i grandi giocatori nei playoff, si migliorano.

Nella difficoltà dell’essere sotto 1-2 poi il coraggio di Kerr di andare contro il suo credo. Da gara 4 è cambiato tutto per ritrovarsi. Le lacune di Bogut, di Thompson, i passaggi a vuoti di Barnes, la troppa voglia di Green, a tutto è stato trovato un rimedio, grazie alla profondità della panchina a cui attingere.

Ma anche questo non è casuale, non è mai fortuna. Shaun Livingston, David Lee, Leandro Barbosa e Festus Ezeli, persino Marresse Speights in gara 1. Tutti hanno protato un mattone importante al fine di vincere il titolo.

Tutti dietro al lor leader, a chi li aveva protati, ma insieme, fino a li: Stephen Curry. Anche lui nella difficoltà si è ritrovato, non ha mai smesso di giocare il suo basket. Nessuno dice che sia il più forte, queste chiacchiere da bar sport le lasciamo voilentieri a chi è convinto che il basket sia uno sport di uno vs uno tipo tennis. E’ stato leader della squadra che ha vinto.

Ed un leader sa anche cedere il proscenio ad altri, vedi le incredibili finals giocate dall’MVP Andre Iguodala.

Ha vinto una squadra, hanno vinto i Golden State Warriors.

Doc. Abbati

Doc. Abbati

Il diversamente giovane del gruppo, appassionato di motociclismo e, soprattutto, dello sport made in USA , fan dei Lakers, dei Raiders e dei Mets rigorosamente in quest’ordine, seguo il basket NBA fin dagli anni 70 Nickname: Doc.Abbati