NBA Global Game 2015, incontro con Brian Shaw!

In occasione del tour italiano che vedrà i Celtics affrontare l’Olimpia, Brian Shaw si è concesso ai media e noi, col nostro Adrien, gli abbiamo fatto qualche domanda.

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In occasione dell’NBA Global Games 2015, svoltasi questo 3 Ottobre nelle strutture dell’Olimpia presso il Lido di Milano, abbiamo partecipato alla breve sessione di domande con Brian Shaw, ex guardia dei Los Angeles Lakers durante l’era del 3-peat, rimasto nell’organizzazione giallo-viola come assistente,in seguito head coach ai Denver Nuggets per una stagione e mezza ed attualmente ambasciatore per conto della NBA.

A termine del Jr. NBA Gatorade Clinic, il rituale delle domande si apre con una riflessione sulla sua esperienza come giocatore in Italia, a Roma durante la stagione 1989/90, di cui mantiene dei bei ricordi

Good food, good people and good historical landmarks (…) if I had to it all over again, I’ll do it!

e sulla buona impressione che gli ha fatto il campionato italiano:

Credo che il gioco si sia evoluto molto rispetto a quando ho giocato io qua in Italia. A quei tempi non c’erano molti giocatori stranieri, mentre ora è pieno. La qualità della pallacanestro sta migliorando moltissimo ovunque nel mondo

Qualche domanda sui momenti migliori della sua carriera con i titoli vinti sia da giocatore che da assistente allenatore, i suoi cinque compagni di squadra migliori (Larry Bird, Kevin McHale, Shaquille O’Neal, Kobe Bryant e Robert Parish), e su quanto possano fare bene i nostri italiani questa stagione entrante.
I consueti paragoni con i Bulls e Michael Jordan non si fanno attendere molto, così come anche le domande sulle le possibili vincitrici di questa stagione (Cleveland, San Antonio, Golden State, LA Clippers e OKC) e le previsioni per l’MVP (LeBron James, Steph Curry, James Harden e Anthony Davis).

Poi finalmente il nostro turno:

P1080486Su un progetto a lungo termine, trova che la presenza di una leading superstar sia di aiuto nel portare la sua visione sul campo, o una configurazione come quella che ha incontrato ai Nuggets le calza meglio?

BS: “E’ sempre bello avere una superstar, un giocatore che può caricarsi la squadra sulle spalle, ma credo anche che sia possibile mettere insieme un gruppo di individui senza particolari eccellenze ma in grado di giocare davvero insieme. Entrambi gli approcci funzionano, ma avere un paio di superstar rende il lavoro di un allenatore molto più semplice.”

Recentemente il gioco è mutato svariate volte molto rapidamente, in quanto allenatore trova che rimanere al passo con questi cambiamenti sia più difficile che in passato? Si ritrova a dover fare affidamento sul suo staff molto più spesso di quanto altri coach hanno fatto in epoche diverse?

BS: “Il gioco è cambiato molto, e continuerà a cambiare, ma più cambia e più in un qualche modo rimane lo stesso. Quando sono entrato nella lega la maggior parte delle squadre aveva solo un paio di assistenti allenatori, oggi c’è una media di cinque o sei tra assistenti e persone che si occupano dello sviluppo tecnico dei giocatori e quant’altro. E’ fondamentale per un allenatore appoggiarsi al proprio staff. Un tempo c’era un massimo di 12 giocatori per squadra, ora è diventato 15, la presenza dello staff è diventata indispensabile per essere in grado di implementare correttamente tutti i giocatori nel sistema.
E’ diventato sempre più inevitabile dato che fare tutto da soli sarebbe impossibile.

P1080510L’enfasi data al tiro da 3 in queste recenti stagioni, quanto è determinata dal cambio del regolamento che attualmente rende molto difficile marcare i giocatori perimetrali?

BS: “La presenza di giocatori Europei, e più in generale internazionali, è stata centrale nel far diventare il gioco più perimetrale. Anche quando ho giocato qua in Italia nell’89 mi aveva colpito lo sforzo impiegato nel far arrivare la palla ad un giocatore smarcato sulla linea dei 3 punti.
Un tempo in NBA c’erano molti più giocatori d’area dominanti come Bill Russell, Kareem Abdul-Jabbar, Wilt Chamberlain, Shaquille O’neal, Patrick Ewing e David Robinson, quindi era logico alimentare il gioco in post-basso facendo arrivare tanti palloni ai lunghi.
Credo che le regole, in particolare sul hand-checking, siano state cambiate per venire incontro alla necessità di avere partite con punteggi molto alti in modo da accontentare anche i fan.
Questo ha liberato molto i giocatori in fase offensiva permettendogli di segnare molti più punti.
Quando sono entrato per la prima volta nella lega l’hand-check era possibile, e senza sarebbe stato letteralmente impossibile marcare giocatori estremamente rapidi come Allen Iverson.

La mancanza di giocatori d’area dominanti sembra essere direttamente legata a questo, ora si richiede ai lunghi di giocare fronte a canestro e di saper tirare dalla lunga distanza proprio per sfruttare l’impossibilità di difendere efficacemente

BS: “Vero. Il Pick & Roll è un’importante parte del gioco, ma molti lunghi oggi, specialmente tra gli europei, sono molto più versatili. Qualcuno come Dirk Nowitzki, o Bargnai, sono giocatori sopra i 2 metri e 10 in grado di tirare da tre comodamente. Bargnani avrebbe probabilmente avuto grosse difficoltà a marcare Shaq, ma anche Shaq avrebbe faticato a marcare Bargnani sulla linea dei 3 punti.

L’NBA Global Game 2015 è solo agli inizi, nei prossimi giorni F.M.B sarà presente agli allenamenti dei Boston Celtics cercando di scippare qualche virgolettato quindi tenet d’occhio i nostri canali social per foto e video!

Adrien

Adrien

Il basket dei playground milanesi gli regala esclusivamente infortuni, relegandolo ad una vita di solo NBA League Pass e cibo del discount. Cuore giallo-viola con Bargnani sempre in cima ai suoi pensieri…ma non quelli nobili Nickname: Adrien