We’re Talking ‘Bout: Season 1966/67

Quando le cose vanno bene bisogna cavalcare l’onda.

Walter Kennedy aveva idee chiare sul futuro della NBA: bisognava ingrandirsi, andare a cercare nuovi mercati, creare nuove franchigie. Ogni proposta veniva attentamente vagliata. Durante l’inverno del 1966 sulla scrivania del presidente, all’epoca ancora si chiamava così, della lega era arrivata una richiesta per creare una franchigia a Chicago. Dick Klein, ex giocatore di basket e baseball nelle leghe minori con un buon passato di realizzatore alla High School, aveva presentato un interessante piano per riportare il basket professionistico nella “Windy City”.

Bulls 66-67 Home TeamInteressante era il fatto che nel gruppo di investitori era presente con una buona quota la ABC, il network televisivo che trasmetteva in esclusiva le partite NBA. Chiaro che fosse difficile dire di no, così durante le Finals 1966, Kennedy annunciò che la stagione 1966/67 sarebbe stata a 10 squadre, con l’ingresso nella lega dei Chicago Bulls.

Che però passò in secondo piano rispetto alla notizia bomba del ritiro dal ruolo di coach dei campionissimi Celtics da parte di Red Auerbach, con la promozione di Bill Russell nel ruolo di giocatore/head coach.

Comunque adesso le franchigie erano diventate dieci, Chicago venne posizionata nella Western Division, con lo spostamento dei Bullets nella Eastern. Per far fronte al nuovo arrivo il management NBA decise di portare ad 81 il numero di partite della regular season. E quella non fu l’unica decisione presa quell’estate.

Tra le più importanti si decise che le squadre qualificate ai playoff passassero da tre a quattro per Division. Vennero abolite le “territorial pick” al draft, e venne stabilito che per decidere quale squadra doveva avere la prima scelta si sarebbe proceduto al…lancio della moneta tra le due che avevano ottenuto i record peggiori. Vennero introdotte altre due novità regolamentari. Intanto venne ridotto a cinque il numero di falli in un quarto da poter spendere prima che gli avversari andassero in lunetta. Poi si stabilì quella che per anni è stata definita la no zone rule, per cui nel momento in cui una squadra aveva il controllo della palla in fase offensiva, nessun giocatore della squadra in difesa poteva restare più di tre secondi in area pitturata, disinteressandosi del giocatore da marcare. Secondo le idee di Kennedy e soci questo avrebbe dovuto maggiormente liberare la zona dei tre secondi, favorendo la spettacolarità offensiva del gioco.

Cazzie RussellIl draft si svolse come sempre a New York, in due giorni, 11 e 12 Maggio 1966. Il lancio della moneta premiò i New York Knicks, che scelsero alla # 1 Cazzie Russell, talentuosa G/F con grandi capacità offensive. Alla # 2 i Detroit Pistons chiamarono Dave Bing, futuro Hall of Famer, giocatore offensivamente incredibile, grande passatore, uno su cui iniziare a costruire qualcosa. Con la #3 i San Francisco Warriors presero Clyde Lee, centro rimbalzista e difensore. Ai Chicago Bulls venne consentito di scegliere come ultimi, # 10, ad ogni giro, e la loro prima scelta nella storia della lega fu Dave Schellhase, guardia che non lasciò alcuna traccia del suo passaggio nella lega.

La stagione, dopo una off season piena, era pronta ad iniziare, ed il 15 Ottobre 1966, Sabato, a Baltimora, i Bullets giocarono contro i Los Angeles Lakers la prima partita della stagione.

Ad est si pensava al solito duello tra Celtics e Philadelphia 76ers, con i primi a fare come sempre da inarrivabile lepre. Ma qualcosa a Phila era cambiato. Intanto il coach, Dolph Schayes era stato sotituito da Alex Hannum. Ed Hannum arrivò in Pennsylvania con idee chiarissime. Intanto fece un discorso semplice a Wilt Chamberlain, a cui spiegò che per vincere non serviva uno da 35 pt. a sera, ma una squadra forte sia offensivamente che difensivamente. Poi fine del quintetto piccolo, con ritorno di Luke Jackson in quintetto, e Billy Cunningham a fare il sesto uomo guastatore. Chamberlain dimostrò di aver capito e concentrò il suo gioco più in difesa, a rimbalzo ed al servizio degli altri che per se stesso. I punti scesero a 24.1 a sera, tirando con un incredibile 68% dal campo, le altre statistiche decollarono, 24,2 rimb., ma soprattutto 7,8 ass., oltre ad un numero imprecisato di stoppate specie in aiuto. Alla fine venne nominato ancora MVP della regular season. I Sixers ebbero altri cinque giocatori in doppia cifra per punti, con Hal Greer, Chet Walker e lo stesso Cunningham a volte molto più importanti di Chamberlain offensivamente. E la differenza si vide. 46-4 per partire, 68-13 alla fine, primi assoluti nella lega, e soprattutto record per vittorie in regular season.

Dietro loro i Boston Celtics, 60-21. La gestione Russell si discostò molto poco da quella Auerbach. I Celtics avevano acquistato Bailey Howell dai Bullets, rinforzandosi ulteriormente sotto le plance ed offensivamente. A K.C. Jones venne chiesto maggiore impegno difensivo, come se non lo facesse di già, rinunciando a qualche conclusione offensiva. Per quello c’erano Sam Jones, John Havlicek e Larry Siegfried, oltre ad Howell stesso. Russell aumentò solo i minuti in campo del suo centro….Al terzo posto, come sempre in questa Division, i Cincinnati Royals. Oscar Robertson e Jerry Lucas sempre fenomenali, Adrian Smith confermatosi implacabile tiratore, ma il resto della squadra molto sotto tono, 39-42 il record. Di ritorno ai playoff con il quarto posto i New York Knicks, del duo Walt Bellamy e Willis Reed a dominare nel pitturato, e con Dick Van Arsdale e Dick Burnett a portare il loro mattone dalla distanza ed in regia.

Ad ovest tutto molto più semplice, con i Los Angeles Lakers……ed invece no, semplice si, California si, ma i San Francisco Warriors di un incredibile Rick Barry, MVP dell’All Star Game vinto dalla Western, da oltre 35 pt. a sera, vinsero la Division unica squadra sopra il 50% con 44-37. I Warriors avevano cambiato la guida tecnica e con Bill Sharman in panchina giocarono un basket molto bello, fluido offensivamente, similare a quello dei Celtics, con ben sette uomini in doppia cifra per punti. Il nuovo head coach riuscì a rispolverare anche Nate Thurmond riconvincendolo a dimostrare in campo il suo valore, responsabilizzandolo offensivamente. Dietro loro i Saint Louis Hawks, 39-42, con Richie Guerin solido al comando della franchigia, pochi cambiamenti effettuati in estate, con Bill Bridges, Lenny Wilkens e Lou Hudson, rookie scelto alla # 4, sugli scudi. Terzi dei Lakers in netta fase calante. 36-45 alla fine, ma Jerry West ed un Elgyn Baylor, ripresosi dalla deludente stagione precedente, non furono sufficienti in un roster non esattamente all’altezza degli anni precedenti. Quarti dei sorprendenti Chicago Bulls, 33-48, alla loro prima stagione. Guidati in panchina da Red Kerr, nominato Coach of the Year, ed in campo dal duo Jerry Sloan e Guy Rodgers si fanno notare per due cose che entrano nella storia della lega. Intanto la prima rissa in campo tra due giocatori, Rodgers e Neumann degli Warriors, con panchine svuotate e partecipanti, i due vennero espulsi per i primi due quarti ma fatti giocare nel terzo e quarto periodo, e poi per il primo alley oop slam dunk della storia, Rodgers to Don Kojis. Rimasero fuori i  Rookie of the Year Dave Bing.

51r8c6rGOrL._SX335_BO1,204,203,200_Ad est al primo turno i Celtics ed i Sixers si sbarazzarono agevolmente rispettivamente dei Knicks e dei Royals con il medesimo risultato 3-1. La finale di Division fu per molti la vera Finals. Ma questa volta i Sixers e Wilt Chamberlain erano molto pronti. Vinsero le prime tre partite abbastanza agevolmente, persero la quarta in volata, ma in gara 5 la difesa Celtics non potè niente contro lo strapotere offensivo di Wilt, Greer e compagni, 140-116 e campioni eliminati.

Ad ovest facile primo turno per Hawks e Warriors, 3-0 contro Bulls e Lakers. E nel derby californiano Barry fece vedere a tutti che c’era una nuova ala dominante nella lega: lui!. Alle finali di Division gli Hawks, underdog, vendettero carissima la pelle, ed in cinque sfide su sei ci furono meno di sette punti tra le due squadre. Ma Rick Barry era un uomo in missione, 41 punti nella decisiva gara 6, e con lui un imprendibile Thurmond, e Finals Sixers vs Warriors.

Le prime due gare furono emblematiche per far capire a tutti che questi Sixers erano una squadra vincente. Chamberlain fece 16 pt. in gara 1 e 10 in gara 2, limitandosi a prendere rimbalzi, difendere e far giocare i compagni che stravinsero le due partite.

Da li fu tutto molto facile, ed il 24 Aprile 1967 a San Francisco i Sixers vinsero il titolo, il primo per Chamberlain.

Arrivederci alla prossima puntata

Doc. Abbati

Doc. Abbati

Il diversamente giovane del gruppo, appassionato di motociclismo e, soprattutto, dello sport made in USA , fan dei Lakers, dei Raiders e dei Mets rigorosamente in quest’ordine, seguo il basket NBA fin dagli anni 70 Nickname: Doc.Abbati