Curry a 360°: record, obiettivi e Messi!

La stella dei Golden State Warriors Stephen Curry (27 anni) si è concessa ad un’intervista con i media oltreoceano trattando doversi argomenti come i record, gli obiettivi della stagione, i compagni di squadra e anche paragoni con le stelle del calcio Europeo!

Qui di seguito ho scelto le domande/risposte èiù interessanti della Media-Session:

Il gioco del basket ha sempre avuto alcune regole base, una di queste è “più ti avvicini a canestro, più punti riesci a fare”. Ma voi state rompendo queste regole. Comunicare alla gente che i tempi stanno cambiando, che la nuova generazione sta mutando la NBA è uno dei vostri obbiettivi? Se sì, cosa porterà questo nuovo vento?

SC: Bella domanda. Credo che molto di tutto questo riguardi solo lo stile di gioco con cui ci sentiamo più a nostro agio, ed è certamente uno stile molto perimetrale. Molte persone usano il termine “small ball” per descrivere le formazioni che mandiamo in campo. Sono sicuro che sia già stato fatto in passato, ma credo che la nostra efficacia e, ovviamente, l’attuale nostro record, stia mostrando a tutti che si tratta di lineups molto forti e di un modo di giocare di grande impatto sul campo. Sta attirando l’attenzione di molti.
Quindi continueremo ad usare le nostre abilità, il nostro atletismo e la nostra capacità di tirare combinate con la grande varietà di formazioni che possiamo mandare in campo per vincere le partite.
Il tiro da tre punti è sicuramente più prevalente oggi di quanto non lo sia mai stato. Ma alla fine della giornata conta solo mettere a segno i tiri, ed in sostanza è quello che facciamo.

Tra di voi quanto si è parlato della “mitica” striscia vincente di 33 partite dei Lakers (1971-72 n.d.r.), ed è utile porsi questo genere di obbiettivi in una stagione in cui si deve anche difendere il titolo?

SC: Sì, è importante avere obbiettivi tangibili. Ovviamente per noi è più importante rimanere concentrati sul momento presente.
Tra di noi nessuno ha veramente parlato del record di 15-0 fino a settimana scorsa quando eravamo intorno alle 11 o 12 vittorie, perchè non è davvero utile proiettarsi troppo oltre.
Ci sono così tante cose che possono succedere in questa lega su 82 partite, e le grandi squadre sono quelle che si concentrano su ogni singola partita alla volta.
Però abbiamo parlato delle 33 vittorie.
Credo di averne parlato più di ogni altro giocatore in squadra, perché conosco la storia e so quanto faticoso ottenere un risultato del genere. Abbiamo avuto un paio di strisce vincenti da 16 partite negli ultimi due anni, e sono state delle belle conquiste. Giocheremo duro per raddoppiare quei risultati, ma anche se non riusciremo a raggiungere l’obbiettivo delle 33 partite consecutive, non sarà stato uno sforzo vano.
Ci sono così tante squadre talentuose in questa lega, e per noi è più importante riuscire a giocare ad alto livello con costanza, ma se riusciremo a farne 29 o 30 … allora ne parleremo certamente di più.

Andrew Bogut è tornato correre in giro come un ragazzino da quando è riuscito a perdere peso. In passato lo abbiamo visto calcare il campo con molti infortuni, puoi parlarci del lavoro che ha fatto durante la off-season? E dopo tutti questi anni in NBA, sembra aver cambiato molto il suo gioco, magari per adattarsi meglio al resto della squadra.

SC: E’ concentrato. Per uno che ha il suo storico di infortuni, alcuni dei quali davvero catastrofici che lo hanno tenuto fuori dal campo per molto tempo, essere in salute ed a proprio agio con il gioco aiuta lui ma sopratutto noi.
Sembra proprio un ragazzino: corre intorno ai lunghi avversari, prende al volo i passaggi, difende alla grande e stoppa molti tiri.
E’ un piacere da guardare. Ha lavorato molto sulla sua dieta e sugli esercizi di routine in estate, e ne è molto orgoglioso.
Ha eliminato tutti gli zuccheri dalla sua dieta, e sono piccole cose come queste che mostrano la sua volontà di voler essere disponibile per noi tutte le sere in partita. E ne abbiamo bisogno, sulla lunghezza delle 82 partite, per essere la squadra che vogliamo.

Quando la gente parla dei Warriors, le prime persone nominate siete tu e Klay Thompson. Ma vorrei parlare di Draymond Green, del suo ruolo e del suo contributo.

SC:E’ fondamentale per la nostra formazione, esattamente come chiunque altro in squadra, grazie alla varietà di cose che riesce a fare sul campo: difesa, rimbalzi o cercare di coinvolgere i compagni.
Ed è anche la voce principale della squadra. Io cerco di guidare in un certo modo, portando l’esempio e il mio impegno sul campo ogni sera. Parlo poco, ma Draymond è l’anima della squadra e ci alimentiamo della sua energia. Ha migliorato il suo gioco ogni anno da quando è nella lega. E adesso il suo apporto è costante ogni singola sera in campo, ed è anche divertente da guardare.

La tua percentuale di tiro è migliorata rispetto alla stagione scorsa. Ha qualcosa a che vedere con Steve Nash?

SC: Un poco. E’ stato presente per poco più di una settimana, dandoci delle indicazioni sulle modalità di allenamento e cose di questo genere.
Ero ansioso di poter avere un certo numero di partite alle nostre spalle ed analizzare i video insieme, per confrontarmi sulla sua lettura della partita e su quali decisioni avrebbe preso in determinate situazioni, per avere una prospettiva diversa.
Ma abbiamo anche avuto qualche momento da soli, in cui mi ha dato delle indicazioni su come giocare il pick-and-roll e sul crearsi i tiri.
Siamo ancora all’inizio della nostra relazione giocatore-allenatore, ma sarà certamente una grande aggiunta per tutti noi quando entreremo nel vivo della stagione.

 

MessiLeBron James e tu siete stati paragonati alle stelle del calcio Cristiano Ronaldo e Lionel Messi che, di fatto, è con te uno dei candidati al prossimo Sports Illustrated Award. Credi di essere il Lionel Messi della NBA, o forse dovremmo dire che Messi è lo Steph Curry del calcio?

SC: Non lo so, è una domanda del genere “l’uovo o la gallina”.
Abbiamo entrambi uno stile creativo, che è come un istinto quando sei fuori sul campo.
Cerco di fare qualche giocata spettacolare con entrambe le mani, crossover e movimenti che aggiungano un certo stile al mio gioco.
Ed è certamente lo stile che messi ha durante le sue partite. Amo guardarlo giocare, sono un suo grande fan. La gente è incollata al televisore perché è quel tipo di giocatore imprevedibile dal quale puoi aspettarti una giocata spettacolare ogni volta che tocca la palla.
Ed è un talento che devi apprezzare.

Sei una persona molto umile, e questo mi ricorda Dirk Nowitzki. Vedi alcune somiglianze tra te e lui?

SC: Certo, entrambi facciamo affidamento al nostro tiro in sospensione per essere dei grandi giocatori. Ovviamente lui ha qualche centimetro più di me, e sta giocando ad altissimo livello da molto più tempo. E’ un campione, uno di quei giocatori che ho osservato molto mentre crescevo, ma non abbiamo lo stesso stile di gioco a causa dei nostri diversi ruoli ed altezze.
Forse abbiamo in comune il modo in cui tiriamo: dobbiamo entrambi avere tocco ed equilibrio.
Ho preso in prestito alcuni dei suoi esercizi di tiro e li ho implementati nei miei allenamenti.
Probabilmente siamo entrambi quel tipo di giocatore che nessuno avrebbe previsto come campioni NBA, ed ora lo siamo entrambi.

Come sarà giocare con LeBron James a Rio per le prossime Olimpiadi?

SC: Sono entusiasta di poter far parte della squadra olimpica. Partecipare alle Olimpiadi è un sogno che diventa realtà, e sono anche felice di poter tornare a Rio, nella quale ero già stato anni fa in vacanza con la mia famiglia quando avevo 18 anni.
Rappresentare il mio paese con tutti gli altri grandi talenti della NBA che faranno parte del Team USA sarà molto divertente, e non manca molto.
La stagione NBA è piuttosto lunga e, nella speranza di tornare alle Finals per poter vincere un’altro titolo, ci saranno solo 3 settimane per potersi riposare e prepararsi per Rio.
La cultura, i paesaggi e l’intera esperienza olimpica saranno un ricordo unico nella vita.

I tuoi miglioramenti dalla stagione scorsa sono impressionanti. Ovviamente venendo da una stagione come MVP sono ancora più degni di nota. Recentemente Harrison Barnes ha dichiarato ad NBA Countdown, ESPN, che si aspetta di vederti vincere sia l’MVP che il Most Improved Player award. Commenti?

SC: E’ certamente un obbiettivo.
Ovviamente l’anno scorso l’unica mia preoccupazione era di vincere le partite e trascinare la mia squadra ogni singola partita giocano ad alti livelli.
Statisticamente, non so cosa significherà alla fine della stagione, se i miei numeri saranno migliori rispetto a quelli dell’anno scorso, ma sicuramente mi sento un giocatore migliore rispetto all’anno scorso. Come squadra siamo certamente migliori, quindi stiamo soltanto cercando di continuare ad esserlo per le prossime 66 partite e il resto verrà da se.
Vincere l’MVP e il titolo NBA è stato un sogno diventato realtà, ma ha alimentato la voglia di volerlo fare di nuovo.
Dobbiamo solo stare concentrati, e fin’ora abbiamo fatto un ottimo lavoro.

In quanto MVP in carica della stagione passata, la pressione sul campo e le aspettative sono aumentate?

SC: C’è pressione e ci sono sicuramente più riflettori puntati.
Credo che la lezione più importante che abbiamo imparato fino ad ora è che ogni partita che giochiamo, non importa quale sia l’avversario, quale sia il suo record o come abbiano giocato fino al momento di incontrarci, avremo davanti una squadra determinata a dare il meglio di se. Che vengano alla Oracle Arena per una vittoria, o che vogliano proteggere il loro campo dai Warriors, giocheranno sempre duro.Quindi se non siamo concentrati e non riusciamo ad esprimerci al meglio si vedrà immediatamente, perché adesso ogni partita è una partita importante.
E’ una cosa positiva e negativa nel contempo, perché rappresenta una sfida ogni volta, e ci costringe a dare il meglio di noi ogni sera. Non possiamo permetterci nessuna leggerezza, non possiamo presentarci nella speranza di ottenere una vittoria solo perché siamo i Warriors. Dobbiamo davvero impegnarci.
Ogni giocatore individualmente è sotto riflettori più potenti rispetto a quelli dell’anno scorso, perché siamo i campioni e la gente è interessata a sapere cosa stiamo facendo, vuole stare in contatto con la nostra storia. Dobbiamo accettarlo perché è una condizione magnifica in cui stare. Vincere è bello, e qualsiasi cosa si porta dietro deve essere apprezzata.

Adrien

Adrien

Il basket dei playground milanesi gli regala esclusivamente infortuni, relegandolo ad una vita di solo NBA League Pass e cibo del discount. Cuore giallo-viola con Bargnani sempre in cima ai suoi pensieri…ma non quelli nobili Nickname: Adrien