We’re Talking ‘Bout: Season 1968/69

La stagione NBA 1968/69 la si può definire come uno spaccato di quanto accadde nel mondo in quegli anni che volevano essere, e che rimangono nell’immaginario collettivo, rivoluzionari. Sin dall’inizio dell’anno solare 1968 qualcosa di importante si stava muovendo nella lega. Il Commissioner Walter Kennedy aveva deciso di velocizzare le manovre di allargamento del numero di squadre per contrastare la lega rivale, la ABA, che sembrava minacciare notevolmente la sua NBA.

Anche rischiando di andare contro le sue idee.

Come nel caso della nascita dei Phoenix Suns. Nella calda Arizona un forte gruppo di imprenditori locali con a capo una ex stella del football di Arizona University, Karl Eller, aveva ufficialmente chiesto di entrare nella lega con una nuova franchigia. Con loro spiccava anche la presenza di tre star del mondo musicale dell’epoca, Andy Williams, Bobbie Gentry e Ed Ames. All’inizio c’erano state parecchie resistenze da parte del management della lega, Phoenix veniva definite troppo piccola, troppo calda e troppo difficile da raggiungere. Poi decisivo fu, come al solito, il parere positivo della ABC, il network televisivo che continuava a trasmettere le partite, ed il fatto che nelle casse della lega entrarono 2 Mln. $ cash, come si dice, oltre all’ulteriore nuovo e vergine mercato, per quanto concerneva lo sport professionistico USA . Ed il 22 Gennaio 1968 i Phoenix Suns erano cosa fatta.

wes_unseldSempre in quella data Walter Kennedy annunciava la nascita di un’altra franchigia. La Milwaukee Professional Sports and Services, di Wesley Pavalon and Marvin Fishman, versando i “classici” 2 Mln. $, riceveva l’ok per creare una squadra nel freddo nord. A Milwaukee vedevano la luce i Bucks. Da nord a sud, da est ad ovest, la NBA adesso occupava ampie zone del territorio americano. C’era una sfida da vincere contro degli avversari che avevano soldi da spendere e idee innovative, bisognava appellarsi a tutto.

Anche a fare il draft durante i playoff, per evitare una concorrenza spietata. Così il 3 Aprile 1968 a New York venne lanciata la moneta tra San Diego Rockets e Baltimore Bullets. Vinsero i Rockets, che chiamarono come prima scelta Elvin Hayes, ala/centro da Houston University. Con la #2 i Bullets scelsero Wes Unseld, centro under size ma dominante a livello universitario sotto le plance.

Fu un draft dominato dai lunghi. Infatti nelle prime dieci scelte, nove furono o ale forti o centri. Anche le due nuove franchigie si “adattarono” alla moda del momento, scegliendo con la #7 Charlie Paulk i Bucks e con la #8 Gary Gregor i Suns.

Curiosità di questo draft, Don Chaney, guardia scelta con il #12 dai Boston Celtics, è stato l’unico giocatore di quella franchigia a riuscire a giocare sia con Bill Russell che con Larry Bird. Il draft ebbe l’altra peculiarità di svolgersi non in giorni successivi, passò infatti più di un mese tra il primo giro e gli altri. Kennedy continuava nella sua idea di ingrandire la lega e di renderla popolare ed importante sfruttando soprattutto i media. Cosa che non fece la rivale ABA, che non vedeva nel mezzo televisivo un promoter importante del suo movimento.

Poi nel mezzo dell’estate apparentemente tranquilla, ecco un’altra trade che fece scalpore nel mondo NBA.

Lakers_Chamberlain_1Il 9 Luglio 1968, Wilt Chamberlain rifece per l’ennesima volta il tragitto Philadelphia to California, venendo ceduto dai Sixers ai Los Angeles Lakers in cambio di Darral Imhoff, Jerry Chambers ed Archie Clark. Jack Kent Cooke, l‘owner dei Lakers, fece firmare a Chamberlain un contratto record, per la NBA, di 250.000 $ all’anno per tre anni. Jerry West, il più pagato fino a quel momento, guadagnava 100.000 $ all’anno.

Poco dopo il proprietario dei Saint Louis HawksBen Kerner, dopo essersi visto rispedire al mittente le richieste di costruire una nuova arena per la sua franchigia, decise di vendere tutta la baracca a Tom Cousins, imprenditore di Atlanta, Georgia, e Carl Sanders, ex Governatore di quello stato, che trasferirono gli Hawks ad Atlanta.

A questo punto tutto era pronto per l’inizio della nuova regular season, ed il 15 Ottobre 1968 al MSG i Knicks ospitavano i Chicago Bulls per l’opening night. Le Division erano rimaste due con sette squadre per Division, sempre otto i posti alla post season.

Nella Eastern Division accadde l’impensabile. I Baltimore Bullets ribaltarono completamente quanto accaduto la stagione precedente e sotto la guida di coach Gene Shue, nominato Coach Of The Year, vinsero sorprendentemente la Division con 57-25. Un gioco offensivo scintillante, un dominio assoluto sotto le plance. Shue inventò la “eight man rotation”, portando sei uomini in doppia cifra, su tutti Wes Unseld, rookie che riuscì nell’impresa di vincere sia l‘MVP della regular season che il premio come Rookie Of The Year, cosa riuscita solo a Chamberlain nella storia della lega. Ma non solo lui, da Kevin Loughery a Gus Johnson, ala forte dotata di tiro dai 5 metri micidiale, da Jack Marin fino a Earl Monroe, imprendibile guardia offensiva, tutti portarono il mattoncino a casa e costruirono questa impresa. Dietro loro i Philadelphia Sixers, 55-27, che perso coach Hannum per lidi e soldi ABA, assunsero coach Jack Ramsay che riuscì ad andare oltre alla perdita di Chamberlain costruendo la squadra su Billy Cunningham ed Hal Greer. Terzi i New York Knicks, 54-28. Anche qui grande merito a coach Red Holzman, che diede più spazio a Willis Reed, arrivando a cedere Walt Bellamy, che quell’anno giocò 88 partite di regular season…, ai Pistons per Dave DeBuscherre, che divenne l’arma in più offensiva di quei Knicks. Sei giocatori in doppia cifra, Walt Frazier e Bill Bradley a governare il gioco, a New York si tornava a pensare in grande. Quarti dei Boston Celtics in fase chiaramente calante, 48-34. Vecchi, logori, non più affamati. Il solito basket, ma improvvisamente diventato prevedibile, sette giocatori in doppia cifra ma non Russell. Anche Sam Jones iniziava a dimostrare la sua età. Oscar Robertson, MVP dell’All Star Game, ed i suoi Cincinnati Royals rimasero fuori malgrado il 41-41 con cui chiusero la stagione regolare.

Ad ovest i Los Angeles Lakers dominarono, chiudendo 55-27. L’arrivo di Wilt Chamberlain, non amato peraltro da coach Van Breda Kolff, fu quell’arma in più che era sempre sembrata mancare vicino a canestro ai gialloviola. La sua media punti si abbassò ulteriormente, ma Jerry West ed Elgyn Baylor ritrovarono nuova linfa offensiva. Tre giocatori sopra i 20 pt. a sera non li aveva nessuno. Dietro loro gli Atlanta Hawks, 48-34. Coach Richie Guerin aveva perso Lenny Wilkens, ma il gioco non ne aveva risentito troppo, Zelmo Beaty, Lou Hudson e Bill Bridges a guidare il gruppo. Terzi i San Francisco Warriors, che avevano perso coach Bill Sharman, andato per un sacco di soldi nella ABA, sostituito da George Lee. Anche qui un solido trio, Nate Thurmond, che sembrava l’unica risposta vivente a Chamberlain, Jeff Mullins e Rudy LaRusso oltre i 20 pt. Quarti ma sotto il 50% dei sorprendenti San Diego Rockets, 37-45, guidati da coach Jack McMahon e dal fenomenale rookie Elvin Hayes, capocannoniere della lega, in campo. Una solida frontcourt con Don Kojis alla stagione della vita, e John Block a dare un mano nel pitturato. Squadra giovane e dinamica. Se poi avevi in squadra anche Pat Riley e Rick Adelman

Ad est il primo turno dei playoff fu con il botto. I Knicks spazzarono via 4-0 i Bullets. Reed ed Unseld si annullarono a vicenda, la differenza la fecero per New York, Frazier, DeBuscherre e Bill Bradley. Complice anche l’infortunio di Gus Johnson, che ridusse a sette le rotazioni Bullets. I Celtics sembrarono trovare il colpo di coda eliminando 4-1 i Sixers. Howell, Havlicek e Don Nelson rebus irrisolvibile per la difesa Sixers, con un Cunningham troppo solo nell’attacco di Phila. Le finali di Division furono bellissime, sei partite che appassionarono gli USA interi, New York vs Boston. Nella decisiva gara sei un redivivo Sam Jones ed il sorprendente Em Bryant portarono alla vittoria 106-105 i Celtics. Malgrado il quarto record di Division, Bill Russell e compagni arrivavano ancora alle Finals.

Ad ovest tutto molto facile per i Lakers, che piegarono 4-2 i Warriors, ed in finale di Division spazzarono via 4-1 gli Hawks. Chamberlain, West e Baylor sembravano dire alla lega fermateci voi, se ci riuscite.

1969-NBA-Championship-Ring_01Tanto per cambiare ancora Lakers vs Celtics. Ma con i lacustri dati grandi favoriti.

In gara 1 Jerry West mise 53 punti a referto, in gara 2 41. 2-0 e strada in discesa per i Lakers. Ma al Boston Garden cambiò tutto, gara 3 venne dominata da Havlicek, gara 4 fu drammatica e bellissima, oltre che l’evento sportivo più seguito dell’anno in televisione nazionale. Sam Jones segnò un canestro folle sulla sirena per il 2-2 con cui si tornò in California. Fattore campo rispettato per gara 5 e 6 e gara 7 al Forum di Inglewood.

Anche quella fu una partita meravigliosa, contraddistinta dal caso Chamberlain nel finale di partita. Dopo un rimbalzo il centrone dei Lakers si procurò una distorsione alla caviglia e chiese il cambio nei momenti finali decisivi della partita. La cosa non piacque a Van Breda Kolff, e quando Wilt si rese disponibile a rientrare il coach dei Lakers si rifiutò di farlo. Con il risultato che i Celtics con un Russell dominante a rimbalzo, vinsero partita e titolo, 108-106. Undicesimo titolo, vinto questo da under dog in maniera incredibile, la vera vittoria di squadra.

Walter Kennedy aveva istituito anche il premio come MVP dei playoff, che venne dato a Jerry West, unico caso nella storia di MVP dato ad un giocatore della squadra perdente.

Finiva così, tutto sembrava rivoluzionato, tutto tornò nella norma alla fine.

Nella NBA come nel mondo.

Arrivederci alla prossima puntata.

Doc. Abbati

Doc. Abbati

Il diversamente giovane del gruppo, appassionato di motociclismo e, soprattutto, dello sport made in USA , fan dei Lakers, dei Raiders e dei Mets rigorosamente in quest’ordine, seguo il basket NBA fin dagli anni 70

Nickname: Doc.Abbati

  • Alessio Cecchi

    Di quella finale rimane famoso il fatto che il proprietario dei lakers aveva fatto appendere al soffitto migliaia di palloni celebrativi della vittoria di los angeles e aveva già preparato e diffuso il piano delle celebrazioni. Questo finì nelle mani dei giocatori dei celtics caricandoli a mille tant’è che pare che Russell sia andato da West a dirgli: “those fu**ing balloon are staying up there”.
    Trovo un po’ scorretto, invece, raccontare la storia dell’infortunio di Chamberlain in quel modo, come se l’allenatore fosse un pazzo. In realtà chamberlain uscì a 5 minuti dalla fine con la squadra sotto di 7 accusando un (presunto) infortunio. Poi, come tornano, a due minuti dalla fine, sotto di uno chiese di rientrare. L’allenatore dei lakers, ritenendo il suo comportamento scorretto (il classico finto infortunio per non prendersi le colpe della sconfitta) decise di lasciare in campo la riserva, visto anche che stavano andando bene.
    Infine: questa sconfitta è il più grosso rimpianto di West che ha sempre detto che molto spesso avevano perso contro i celtics perché i verdi erano più forti ma quell’anno no. Quell’anno erano più forti loro. Ma hanno perso lo stesso. Il che rendeva lui e Chamberlain i più forti perdenti della storia del basket (non lo dico io; l’ha detto west stesso)…