Rocky Bleier, dal Vietnam all’anello!

military-appreciation-nflL’11 Novembre ricorre, negli Stati Uniti, il Veterans Day: la festa serve a ricordare tutti coloro che prestano o hanno prestato servizio nelle forze armate statunitensi: ovunque, nel Paese nordamericano, si susseguono le celebrazioni e anche la NFL contribuisce in maniera fattiva ai festeggiamenti.
Le squadre indossano felpe e giacche in stile “mimetico”, dagli stadi ci si collega in diretta con le tante basi americane sparse nel mondo e, in generale, si assiste ad un clima di vicinanza e rispetto che fa tradizionalmente parte della cultura americana.

Le celebrazioni di quest’anno hanno avuto un particolare significato perchè sono cadute a settanta anni dalla fine della fine della Seconda Guerra Mondiale e nel quarantesimo anniversario della fine della Guerra del Vietnam. A quello che è considerato ancora oggi come uno dei conflitti e delle situazioni che più hanno diviso l’opinione pubblica americana, parteciparono anche alcuni atleti sportivi. Uno di questi fu Rocky Bleier.

Facciamo un passio indietro.

Quando, nel 1967, Rocky Bleier lascia la prestigiosa università di Notre Dame ha già alle spalle moltissimo football. Nel 1966 ha fatto parte della squadra che si è laurata campione nazionale a livello di College e l’anno seguente è stato addirittura il capitano dei Fighting Irish.

Nel draft del 1968 il suo nome esce solamente alla 417sima posizione, nel sedicesimo giro delle selezioni di quell’anno. La squadra che “lo chiama” sono i Pittsburgh Steelers che, dopo anni di buio, stanno cercando di costruire una franchigia di successo. Il primo anno di Bleier in Pennsylvania non è dei migliori e poche sono le occasioni per mettersi in mostra. La vera doccia gelata arriva, però, verso la fine della stagione: Bleier “riceve” la chiamata alle armi da parte dell’esercito americano, in quel periodo impegnato nella Guerra del Vietnam.

042915-OTHER-VIETNAM-SLEEP-PHOTO-AS-PI.vadapt.620.high.83Nei primi mesi del 1969, quando gli Steelers annunciano l’arrivo di Chuck Noll come capo allenatore, Rocky viene spedito nel sud del Vietnam e viene aggregato alla 196esima brigata di fanteria leggera. Il periodo vietnamita è molto duro per Bleier che, ad agosto dello stesso anno, viene ferito da un proiettile al polpaccio e, sempre nel corso della stessa imboscata, viene colpito da schegge di una granata.

Per fortuna i danni si limitano agli arti inferiori e Bleier riesce ad aver salva la vita. Il suo periodo vietnamita si chiude in quel preciso istante e le settimane successive sono dedicate a completare il percorso di cure in una struttura di Tokyo. Rocky viene più volte operato per rimuovere le schegge di proiettile presenti nei suoi arti inferiori e il periodo di riabilitazione allunga i suoi tempi. I medici che lo hanno in cura sono concordi su una cosa: Bleier non potrà più giocare a football avendo riportato lesioni non compatibili con una disciplina sportivamente violenta come lo sport più amato negli Usa.

Nonostante la diagnosi sia impietosa, Rocky cerca di tenere duro: a fargli forza arriva anche una cartolina dalla Pennsylvania. La manda Art Rooney, leggendario proprietario dei Pittsburgh Steleers, e recita sostanzialmente così: “Rock, non puoi mollare. La squadra non va bene e abbiamo bisogno di te”.

Spinto dalla voglia di tornare protagonista sul campo da gioco e non volersi chiedere un giorno “come sarebbe andata se non avessi mollato”, Bleier decide di tentare il ritorno al football e si presenta al camp degli Steelers desideroso di trovare posto nel roster dei titolari. Il prezzo da pagare per il periodo vietnamita è, però, molto alto e fisicamente Rocky risente di quanto passato nel sud-est asiatico: quindici chili in meno sono tanti in uno sport fisicamente provante come il football e i problemi alle gambe continuano a farsi sentire.

La stagione 1970 viene passata in lista infortunati e nel 1971 viene “selezionato” per la squadra riserve degli Steelers. La franchigia della Pennsylvania sta nel frattempo costruendo, a suon di grandi scelte al draft, quella che diventerà una corazzata inaffondabile. Joe “Mean” Green, Mel Blount, Terry Bradshaw, Franco Harris, Jack Ham, Jack Lambert, L.C. Greenwod, Lynn Swann, John Stallworth saranno alcuni fra i nomi che renderanno leggendari gli Steelers della seconda metà degli anni ’70.

Nel suo piccolo Bleier continua a lavorare sodo per tornare quello di un tempo e adeguarsi ai ritmi dei professionisti. Nel 1972 e nel 1973 entra a far parte stabilmente della squadra e si ritaglia un posto di primo piano come “special teamer”. Lo stesso Chuck Noll, arteficie di quel prodigio che sono gli Steelers anni ’70, stenta a credere che quel ragazzo del Wisconsin, con tali esperienze alle spalle, riesca ad esprimersi ad alto livello e a ritagliarsi un posto in squadra.

Il 1974 è l’anno della svolta. Gli Steelers sono una potenza del Football e partono fra i favoriti per la vittoria finale. Rocky Bleier conquista il posto di back up running back alle spalle dell’inarrestabile Franco Harris: Pittsburgh arriva fino al “gran ballo” dove, nel Superbowl IX, batte i Minnesota Vikings per 16-6.
Rocky si fa notare per 65 yards su 17 corse e porta il suo mattoncino per la conquista del primo storico titolo per Pittsburgh. Il sogno di essere protagonista nella NFL, di vincere l’Anello, di tornare alla normalità è finalmente compiuto. Quanto devono essere sembrati lontani, in quel momento, le interminabili ore passate disteso nella giungla vietnamita, al buio e con la vita come “touchdown” da segnare.

Bleier continuerà la sua carriera con gli Steleers per altri sei anni: vincerà altri tre Superbowl e, in uno di questi, riuscirà anche a segnare un fondamentale touchdown su ricezione. Nel 1976 lui e Harris entreranno nei libri dei record come il secondo duo di running back a correre per oltre 1000 yards ciascuno. Si ritirerà nel 1980, al quarto posto di sempre per yards corse nella storia della franchigia della Pennsylvania.

La vita post-NFL di Rocky Bleier verrà contraddistinta dall’attività di speaker e dall’impegno in molte organizzazioni a carattere sociale, fra cui la National Multiple Sclerosis Society e la Pennsylvania Association for Retarded Children. Farà parte del Board per le Olimpiadi Paraolimpiche e, come membro del Vietnam Veterans Memorial Fund, darà il suo contributo per far realizzare il noto memoriale ai caduti in Vietnam che si può ammirare vicino al Lincoln Memorial a Washington.

Oltre ai numerosi premi ricevuti in ambito sportivo Rocky Bleier verrà insignito della Bronze Star e del Purple Heart per il suo impegno militare.

Fabio G

Fabio G

Anconetano doc, seguo da anni gli Sport Americani e la NFL in particolare, con un occhio di riguardo per i Detroit Lions. Da poco collaboro con NBA-Evolution come redattore per la sezione NFL.

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