We’re Talking ‘Bout: Season 1970/71

Gli anni 70 erano iniziati in pompa magna per la NBA ed il suo Commissioner Walter Kennedy. Dal punto di vista del gioco le Finals tra New York Knicks e Los Angeles Lakers, e quello che era accaduto, aveva rappresentato una fenomenale cassa di risonanza. La ABC era entusiasta, e disposta a pagare molti soldi per continuare ad avere i diritti televisivi, tutte le franchigie seguite da un’emittente radiofonica “personalizzata”, giornali con più inviati nelle arene. Il basket NBA funzionava benissimo. Ed il progetto Kennedy di aumentare il numero di squadre proseguiva.

Così a Gennaio 1970 gli Owner delle franchigie della lega si erano visti recapitare nei loro uffici le richieste di approvazione per tre nuove squadre. Harry Glickman, promoter nel mondo dello spettacolo e giornalista sportivo, sin dal 1955 stava cercando di portare una franchigia di baskPaulet professionistico nell’Oregon, a Portland, ma non era mai riuscito a convincere altri investitori a partecipare al progetto.

CavslogoNel 1960 era stato costruito il Portland Memorial Coliseum, e finalmente dieci anni dopo tutto sembrava pronto. A Glickman si erano associati due imprenditori della costa ovest degli USA, Larry Weinberg di Los Angeles e Herman Sarkowsky di Seattle e con Bob Schmertz, ricco industriale del New Jersey, versarono la cifra richiesta dalla lega, 3,7 mln $, per far nascere i Portland Trail Blazers. Sempre in quel periodo anche nella piccola Buffalo, cittadina dello stato di New York praticamente al confine con il Canada, Paul Snyder, l’inventore del cibo mono porzione da conservare congelato, versava la stessa cifra per dar vita ai Buffalo Braves. E per finire a Cleveland Nick Mileti, business man, autore televisivo e proprietario di stazioni radiofoniche in Ohio, insieme al socio Jerry Tomko, pagavano la stessa tassa ed i Cleveland Cavaliers erano cosa fatta.

Un’ estate piena di attività frenetiche.

Kennedy aveva ulteriormente anticipato il draft, che si tenne sempre a New York il 23 Marzo 1970, questa volta in un unico giorno. La moneta premiò i Detroit Pistons, che scelsero un talentuoso centro, Bob Lanier. Fu un draft ricco di giocatori di grande talento: #2 Rudy Tomjanovich-San Diego Rockets, #3 Pete Maravich-Atlanta Hawks, #4 Dave Cowens-Boston Celtics, #5 Sam Lacey-Cincinnati Royals, #8 Geoff Petrie-Portland Trail Blazers. E citerei anche #18 Calvin Murphy-San Diego Rockets, #19 Nate Archibald-Cincinnati Roylas, e buon ultimo Dan Issell, scelto alla 122…..

Poi accaddero anche due cose per cui la parola Italia comparve per la prima volta in un draft NBA. Alla #10 i Phoenix Suns chiamarono Greg Howard, ma non come giocatore proveniente da un college, bensì come giocatore della Brill Cagliari. Questo perché Howard aveva deciso di uscire dall’università un anno prima del previsto, senza rendersi eleggibile al draft, per giocare in Italia. Poi la scelta #182 degli Atlanta Hawks fu un centro di 204 cm della Ignis Varese: Dino Meneghin.

Il 21 Aprile i Cincinnati Royals, che avevano iniziato un’opera di ringiovanimento, spedirono a Milwaukee, Oscar Robertson, in cambio di Flynn Robinson e Charlie Paulk. Robertson raggiungeva Kareem Abdul Jabbar in Wisconsin. Non fu chiaro per tutti cosa questo comportasse, anche perché in tanti avevano già battezzato come finito la guardia dei Royals.

85886541_crop_northIn questa stagione vanno ricordate altre due cose che cambiarono il volto della lega. Intanto il 20 Gennaio 1971 i Phoenix Suns fecero uno scambio con i….Pittsburgh Condors della ABA!! Kennedy non gradì molto l’accaduto, tra le due leghe era guerra, ma da un punto di vista del regolamento nessuna norma era stata violata, anche perché non ne esisteva una. Per cui si dovette far buon viso a cattivo gioco, ed avallare quanto successo. Prima però era successa una cosa decisamente più importante.
I Seattle Sonics il 30 Dicembre 1970, avevano firmato come Free Agent Spencer Haywood, che era uscito dal contratto con i Denver Rockets della ABA. La cosa venne bloccata dai vertici della lega, perché Haywood era diventato professionista senza finire i quattro canonici anni di college, quesito richiesto dalla lega. Dave Schulman, il proprietario dei Sonics si rivolse fino alla Corte Suprema, che l’8 Marzo 1971 sentenziò in favore di Haywood e dei Sonics, creando un precedente.

Come se non bastasse altre polemiche erano all’orizzonte. Viste le 17 squadre presenti, Kennedy aveva deciso di aumentare a quattro le division, creando due Conference. In pratica nasceva la divisone in Conference che ci accompagna fino ai nostri giorni. Solo che, per motivi oscuri, venne anche deciso che le prime due per Division, con la prima testa di serie, andassero ai playoff, senza fare una classifica di Conference. E questo creò non poche polemiche come vedremo poi. Milwaukee venne spostata nella Western Conference ed Atlanta nella Eastern.

Tutto era pronto per iniziare questa stagione di rinnovamento ed ampliamento. Il 13 Ottobre 1970, Martedì, i Chicago Bulls ospitarono i San Diego Rockets per la prima stagionale.

Eastern Conference: nella Atlantic Division i New York Knicks imposero la legge dei campioni in carica. Coach Red Holzman aveva creato una splendida macchina da guerra prettamente difensiva, ma con tanti realizzatori in grado di fare la differenza offensivamente. 52-30 il record, Willis Reed in versione idolo del Madison, ed i soliti Walt Frazier, Dave DeBusschere e Bill Bradley come contorno. Dietro loro i Philadelphia Sixers, 47-35. Pochi cambiamenti da parte di coach Jack Ramsay, tutto nelle mani di Billy Cunningham ed Hal Greer, a cui era stato affiancato il veteranissimo ex Celtics Bailey Howell. Terzi ma fuori dai playoff dei redivivi Boston Celtics, 44-38. Si iniziava a vedere il frutto del lavoro di caoch Tom Heinshon, ed al di là del solito John Havlicek, i giovani JoJo White ed il Rookie Of The Year Dave Cowens davano belle speranze per il futuro Celtics. Nella Central Division i Baltimore Bullets ottennero la testa di serie #2 vincendola, ma non entusiasmando, 42-40. Il gioco veloce di coach Gene Shue iniziava a diventare prevedibile, oltretutto una marea di infortuni colpirono il roster. Certo Kevin Loughery, Earl Monroe e Wes Unseld non erano in discussione, caso mai lo scarso pubblico alle partite casalinghe dei Bullets lo era. Secondi ed ai playoff, 36-46 gli Atlanta Hawks. Record negativo, malgrado coach Richie Guerin possedesse un roster di primissimo ordine, Da Walt Bellamy a Walt Hazzard, passando per Bill Bridges e Lou Hudson, a cui era stato aggiunto quell’assoluto folle talento di Pete Maravich. Inizio difficoltoso, seconda parte di stagione sensazionale, playoff con mugugni da parte dei Celtics.

Western Conference: nella Midwest Division, e nella regular season, dominio dei Milwaukee Bucks: 66-16. Presto tutti si accorsero che il duo Robertson-Jabbar era qualcosa che non si era ancora visto nella lega. Ed a completare l’opera nel roster di coach Larry Costello c’erano Bob Dandridge e John McGlocklin, Greg Smith e Lucius Allen. Secondi i Chicago Bulls, 51-31, con coach Dick Motta vincitore del premio come Coach Of The Year. Stagione incredibile di Bob Love e Chet Walker, ma su tutti il solito Jerry Sloan, vera anima della franchigia. Nella Pacific Division i Los Angeles Lakers chiusero primi, 48-34. Coach Joe Mullaney aveva fortemente rivoluto ad L.A. Gail Goodrich, che con Jerry West dava vita ad un duo di guardie che non aveva nessun altro nella lega. Poi c’era sempre lui in mezzo, Wilt Chamberlain, garanzia di punti e rimbalzi, tanti. Elgyn Baylor giocò solo due partite, Keith Erickson ed Happy Hairston non fecero sentire la sua mancanza. Dietro loro ed ai playoff i San Francisco Warriors, 41-41. Coach Al Attles aveva per le mani due lunghi di altissimo livello, Nate Thurmond e Jerry Lucas, in un roster con Jeff Mullins e Ron Williams. Ad ovest una stagione splendida la fecero anche Lenny Wilkens, da giocatore/allenatore vinse l’MVP all’All Star Game, e Geoff Petrie, che ai Portland Trail Blazers vincerà anche lui il premio di Rookie Of The Year. Diciamo che le altre due squadre della Midwest, Phoenix Suns e Detroit Pistons, si lamentarono parecchio del nuovo regolamento, avendo chiuso ad ovest la stagione regolare rispettivamente 48-34 e 45-37, qualcosa andava rivisto.

Bucks 71 Champs.jpgI playoff ad est furono come sempre entusiasmanti. I Knicks fecero più fatica di quanto non dica il 4-1 finale per sbarazzarsi di un’Atlanta guidata sul parquet da un Maravich incredibile, con lui anche un eccezionale Hudson. Ma la forza del collettivo Knicks, con cinque diversi top scorer nelle cinque partite, travolse le resistenze degli Hawks. Nell’altra semifinale si dovette arrivare a gara 7 per decidere chi doveva passare il turno. 3-1 Bullets, con Johnson ed Unseld su tutti, poi rimonta Sixers, con gara 5 vinta con un canestro sulla sirena di Archie Clark, e 3-3. Ma in gara 7 Phila accettò il corri e tira dei Bullets, che con un Jack Marin da 33 pt., e un Monroe da 20 pt. e 15 ass. riuscirono a piegare la resistenza Sixers. Le prime finali di Conference della Eastern non tradirono le attese. Anche qui 7 intensissime partite, giocate da due squadre solide, dure ed anche cattive. Fattore campo rispettato nelle prime sei, poi, quando tutto sembrava far pendere l’ago della bilancia sui Knicks, infortuni di Johnson e Loughery compresi, ecco che Monroe, il solito Unseld ed il sorprendente Fred Carter riuscirono nell’impresa di sbancare il Madison per approdare alle prime Finals della loro storia.

Nella Western i Bucks spazzarono via 4-1 dei Warriors incapaci di contenere Abdul Jabbar e Robertson. Ai Lakers invece servirono sette soffertissime partite per avere ragione dei Bulls. Privi di West, infortunatosi sul finire della regular season, e di Baylor, furono Goodrich ed Erickson ad aiutare Chamberlain. Ma nelle finali di Conference nessuno potè opporsi al #33 in maglia Bucks. Nemmeno Wilt. Ed i raddoppi chiamati da Mullaney sul centrone avversario liberarono i vari Robertson, Dandridge e Bob Boozer per il 4-1 finale.

Finals Bucks vs Bullets. Che non ebbero storia. Baltimore arrivò alle Finals con Unseld, Johnson e Loghery infortunati. E dall’altra parte due giocatori in missione. Lo strapotere di Jabbar fu assoluto, e Oscar Robertson giocò quelle partite come se avesse dieci anni di meno.

4-0 e titolo ai Bucks al loro terzo anno di vita. Kareem Abdul Jabbar venne nominato MVP delle Finals, il primo di una lunga serie.

Arrivederci alla prossima puntata.

Doc. Abbati

Doc. Abbati

Il diversamente giovane del gruppo, appassionato di motociclismo e, soprattutto, dello sport made in USA , fan dei Lakers, dei Raiders e dei Mets rigorosamente in quest’ordine, seguo il basket NBA fin dagli anni 70

Nickname: Doc.Abbati