We ‘re Talking ‘bout: Season 1972/73

Estate ed off season 1972 tutto sommato abbastanza tranquilla per Walter Kennedy, che si stava godendo i frutti del lavoro svolto per rendere la NBA una lega solida economicamente, presente in tutto il paese e con un piano di sviluppo in piena azione. Oltretutto la sfida tra Knicks e Lakers per le Finals con conseguente vittoria della franchigia di Los Angeles, aveva ulteriormente incrementato le entrate e l’interesse televisivo.

Altri network bussavano alla porta dell’ufficio del Commissioner, che, infatti, alla proposta di rinnovo del contratto televisivo posta in essere dalla ABC, contratto che sarebbe scaduto alla fine della stagione successiva, rispose no, in quanto avrebbe valutato l’offerta migliore per la lega.

Nate_Archibald_1974.jpegUn’altra questione spinosa si era risolta nel migliore dei modi. Il trend a Cincinnati da più di una stagione era negativo causa gli scarsissimi risultati. Per cui i fratelli Jacobs, i proprietari della franchigia dal 1966, decisero di spostarsi nel midwest del paese, per sondare nuovi mercati. Kansas City, situata nel….Missouri, fece l’offerta migliore, ma c’erano due problemi. Il primo l’assenza totale di un’arena degna di tal nome da dedicare al basket, la seconda si chiamava Kansas City Royals. Già perché dei Royals in città c’erano già dal 1969, giocavano nella MLB. E due franchigie di due leghe diverse con lo stesso nome non potevano condividere la stessa città. Il primo problema venne risolto in maniera bizzarra. In attesa della costruzione di una nuova arena la squadra avrebbe giocato le partite interne tra Kansas City ed Omaha, cittadina del Nebraska distante quasi 200 miglia. Per il secondo problema venne deciso di cambiar nome ma di mantenere un minimo di regalità anche con la nuova denominazione. Nascevano i Kansas City-Omaha Kings. La soluzione magari non era ottimale, specie per la lega, ma anche in questo caso l’idea di abbracciare mercati nuovi fu superiore ai dubbi.

Nel frattempo ad Aprile a New York si era svolto il draft, il 10 ed il 15. Draft che passò alla storia per una delle peggiori prime scelte della storia della lega. Con la #1 i Portland Trail Blazers chiamarono il centro LaRue Martin. Alla #2 i Buffalo Braves scelsero Bob McAdoo. Diciamo che non fu un draft ricco di talenti, anzi. Non viene ricordato nessun altro che abbia lasciato il segno nella lega a parte Paul Westphal, scelto alla #10 e Kevin Porter, scelto dai Bullets alla #39. Poi, solita curiosità, alla #12 i Milwaukee Bucks fecero il nome di Julius Erving, che però, come altri, giocava già nei professionisti, nella rivale ABA.

Come abbiamo detto estate tranquilla per il management NBA, con la solita spina delle partite interlega che continuavano ad essere giocate in pre season. Ma Martedì 10 Ottobre 1972 tutto era pronto, e Buffalo Braves vs Atlanta Hawks si giocarono la prima partita della stagione. Sempre 17 squadre, sempre due Conference e quattro Division, con le prime due per Division ai playoff.

EASTERN CONFERENCE: nella Atlantic Division i Boston Celtics tornarono a dominare facendo letteralmente il vuoto, 68-14. I ragazzi di coach Tom Heinshon, Coach Of The Year, giocarono una pallacanestro davvero bella. Precisi in attacco, duri in difesa, forti a rimbalzo. Una macchina perfetta dietro al totem John Havlicek. Ma chi fece la differenza fu il giovane centro Dave Cowens, undersize di 205 cm scarsi, con una mano educatissima dai 5 metri, ed un ferocia in area ed in difesa da vero Celtics. Venne nominato MVP della Regular Season ed anche dell‘All Star Game. Con loro due fecero una grande stagione anche JoJo White, Paul Silas, fortemente voluto da Red Auerbach per cementare il pitturato, e Don Nelson. Dietro loro i New York Knicks, 57-25 e posto #3 nel tabellone playoff. Red Holzman aveva rivoluzionato il gioco dei Knicks impostandolo su difesa e gioco ordinato in attacco. E su due guardie come Walt Frazier ed Earl Monroe che pochi altri avevano nella lega. Bill Bradley e Dave DeBusschere a dare il solito apporto, Jerry Lucas e Willis Reed a far legna nel pitturato. Una squadra non più giovanissima, senza un realizzatore principe ma con un gioco bilanciato dove in tanti tendevano ad essere pericolosi.
Nella Central i Baltimore Bullets si confermarono al vertice della Division ma con un record vincente, 52-30 e secondo posto nel tabellone. Coach Gene Shue aveva rivoluzionato il suo gioco offensivo, grazie all’arrivo da Houston di Elvin Hayes, PF offensivamente straordinario, che trovò immediatamente l’intesa con il solito solidissimo Wes Unseld, creando una coppia di lunghi potenzialmente, ed a tratti praticamente, dominante. Meno guardie talentuose, ma più pericolose dal perimetro, grazie agli spazi aperti da quei due la sotto. E così Archie Clark, Mike Riordan e soprattutto Phil Chenier divennero armi pericolosissime per ogni difesa. Dietro loro gli Atlanta Hawks del nuovo corso di coach Cotton Fitzsimmons, 46-36. Il nuovo coach decise di dare molto più spazio alla fantasia del talento vero posseduto da Pete “Pistol” Maravich, ed i risultati si videro. Ed a beneficiare della sua grande stagione furono in tanti, a cominciare da Lou Hudson, per continuare con Walt Bellamy e Herm Gilliam. Gioco veloce, basket spettacolare, tanti possessi. Ad est una grande stagione a Buffalo la giocò anche il rookie Bob McAdoo, che vinse il premio come Rookie Of The Year.

Rosen-WorstTeamEver.inddWESTERN CONFERENCE: Nella Midwest Division altra grande stagione dei Milwaukee Bucks, 60-22 e #1 nella Conference. Kareem Abdul Jabbar ancora sopra i 30 ppg., ed oltre 16 rimb., Bob Dandridge sempre micidiale dal perimetro, ed Oscar Robertson ormai in fase calante ma ancor in grado di dire la sua. Per coach Larry Costello i problemi venivano da una panchina cortissima casomai. Secondi nella Divisione e #3 nella Conference i soliti Chicago Bulls di coach Dick Motta, 51-31. Il piano di gioco restava immutato negli anni, gli attori protagonisti anche, Bob Love, Jerry Sloan e Chet Walker a cui si era aggiunto il PG Norm Van Lier. Ma anche qui una panchina corta, ed un gioco troppo duro, punito spesso dagli arbitri. Nella Pacific Division i campioni in carica Los Angeles Lakers di coach Bill Sharman andarono ancora oltre le 60 W, 60-22, ma dovettero accontentarsi della #2 nel tabellone della Conference. Wilt Chamberlain era in chiara fase calante, almeno a livello realizzativo, ma i suoi 18,6 rimb., ed il suo 72% dal campo fecero la differenza.
Giocava per la squadra, e Jerry West, Gail Goodrich e Jim McMillian ne traevano grossi vantaggi. Oltretutto da Philadelphia allo sbando, finirono la stagione i poveri Sixers con un 9-73 da record, era arrivato Bill Bridges ad alzare il livello dell’attacco. Dietro loro i Golden State Warriors, 47-35. La squadra di coach Al Attles aveva rifirmato in estate il figliol prodigo Rick Barry, fuggito dalla ABA, ed i risultati si erano visti. In questo roster che già disponeva di campioni come Nate Thurmond, Jeff Mullins e Cazzie Russell, il ritorno di Barry fu un upgrade importantissimo. Una stagione incredibile la fece Nate Archibald a Kansas City. Giocando praticamente da solo vinse il titolo di capocannoniere della lega e di miglior assist man, mai accaduto prima.

Ad est il primo turno dei playoff fu sorprendentemente facile per i Knicks, che spazzarono via 4-1 Baltimore senza troppo soffrire il duo Hayes-Unseld, rimesso a miti consigli dal gioco corale difensivo di Reed, Lucas e compagni, con Monroe e Frazier a dominare i pari ruolo avversari. Boston invece fece più fatica contro i rapidi Hawks. Sotto 2-0 gli Hawks replicarono vincendo le due in casa con un Maravich imprendibile per la difesa Celtics. Poi la profondità della panchina dei verdi ed il solito John Havlicek fecero la differenza. Nelle finali di Conference regnò l’equilibrio. Poi in gara 3 Havlicek si infortunò alla spalla destra. Non giocò gara 4 ed i Knicks si portarono 3-1. Allora decise di giocare gara 5 e 6 tirando con la sinistra, ed i Celtics si riportarono sul 3-3. Ma in gara 7 il dolore ebbe il sopravvento, Havlicek non riuscì più a rendersi utile e la difesa di New York insieme alla grande partita di Frazier riportarono i Knicks alle Finals.

1973-KnicksAd ovest i playoff iniziarono con il botto. I favoritissimi Bucks vennero eliminati 4-2 dai Warriors. La differenza la fece Nate Thurmond, capace di immolarsi su Jabbar con una difesa commovente e che fece vedere, in assenza del centro, la carenza di alternative dei Bucks. Poi Rick Barry e Jim Burnett decisero gara 6. Ed anche nell’altra serie i Bulls sfiorarono l’impresa portando a gara 7 i Lakers. Dopo 6 partite combattutissime il duo West-Chamberlain prese in mano la situazione portando L.A. alle finali di Conference. Che non ebbero storia, 4-1 facile per i Lakers, con Chamberlain che sembrò riposarsi in campo, mentre West e Goodrich dominavano la serie.

Ancora Finals Knicks vs Lakers, Los Angeles Vs New York.

Ed ancora una volta Lakers favoritissimi, Lakers che vanno 1-0 sembrando infermabili e Lakers che si fermano lì.

Troppo squadra i Knicks, che spensero l’attacco di West and Company e che dominarono con Willis Reed nel pitturato. 4-1 Knicks e secondo titolo a New York, con Reed nominato MVP delle Finals. Era il canto del cigno per Wilt e forse non solo per lui, era la vittoria di una squadra contro delle stelle.

Arrivederci alla prossima puntata.

Doc. Abbati

Doc. Abbati

Il diversamente giovane del gruppo, appassionato di motociclismo e, soprattutto, dello sport made in USA , fan dei Lakers, dei Raiders e dei Mets rigorosamente in quest’ordine, seguo il basket NBA fin dagli anni 70 Nickname: Doc.Abbati