We ‘re Talking ‘bout: Season 1974/75

Per il vulcanico Commissioner della lega non c’erano off season tranquille. Walter Kennedy sin dall’inizio del suo incarico, aveva una chiara idea in testa, quella di far diventare la NBA una lega professionistica forte come le rivali MLB ed NFL, ed il suo piano si stava concretizzando.

Schermata 2016-02-10 alle 11.59.42Così l’estate del 1974 vide la nascita di una nuova franchigia. Sam Battistone, californiano e fondatore e proprietario della catena di ristoranti Sambo’s, si era messo in testa l’idea meravigliosa di creare una franchigia di basket. Possibilmente in una delle città dove era presente uno dei suoi ristoranti. Dopo attente valutazioni ed in accordo con la commissione degli owner delle franchigie NBA la scelta cadde su New Orleans. Mercato nuovo, città che amava la pallacanestro, almeno quella NCAA, e mega impianto da occupare, il Silverdome. Così il 7 Maggio 1974, Kennedy annunciava la nascita della diciottesima squadra NBA, i New Orleans Jazz. Ed il vulcanico proprietario dei Jazz mise subito a segno una trade che accese entusiasmi ed animi in Louisiana, facendo tornare a casa l’idolo locale, Pete Maravich, lo stesso giorno dell’expansion draft.

Servivano notizie del genere alla lega, in un’estate di addii. Jerry West ed Oscar Robertson praticamente in simultanea annunciarono il loro ritiro, Dave DeBusschere, Willis Reed e Jerry Lucas fecero altrettanto. La lega perdeva vecchie stelle che avevano segnato un’epoca. Servivano ricambi, servivano facce nuove, che portassero nuova linfa alla lega.

E alla voce facce nuove non c’era niente di meglio del draft. Il 28 Maggio 1974 a New York venne lanciata la solita moneta che premiò i Portland Trail Blazers a scapito dei Philadelphia Sixers. Alla #1 i Blazers chiamarono il centrone bianco di UCLA Bill Walton. #2 Philadelphia Sixers-Marvin “Bad News” Barnes, e mai soprannome fu più azzeccato, #3 Seattle SupersonicsTom Burleson, altro centro. Altre scelte degne di nota di quel draft: #5 Bobby JonesHouston Rockets, #5 Scott WedmanKansas City Kings, #11 Keith WilkesGolden State Warriors, che cambierà il nome in Jamaal abbracciando la religione islamica, #14 Maurice LucasChicago Bulls, #40 George GervinPhoenix Suns, scelto così alto perché aveva un contratto in essere con i Virginia Squires della ABA.

bob-mcadoo-300-070811Kennedy fece anche dei cambiamenti regolamentari, incrementando le multe per condotta antisportiva, la lega iniziava ad avere qualche problema con il gioco duro e le risse in campo. Venne anche deciso che una squadra potesse chiedere un time out negli ultimi due minuti di una partita o dell’overtime solo se la palla fosse nella metà campo offensiva, e venne creata la “force out rule”. Altra decisione importante fu quella di portare a cinque per Conference i posti playoff. La lega viaggiava velocemente verso il futuro, ed il solido contratto televisivo con la CBS dava solide garanzie.

Prima dell’inizio della regular season Abe Pollin, il proprietario dei Bullets, decise di cambiare nuovamente nome alla squadra, da Capital a Washington Bullets. A questo punto era tutto pronto, e giovedì 17 Ottobre 1974 i New York Knicks ospitarono i nuovi arrivati New Orleans Jazz per l’opening game.

EASTERN CONFERENCE: nella Atlantic Division dominio dei campioni in carica Boston Celtics di coach Tom Heinshon, 60-22. Costruiti solidamente intorno al solito duo John Havlicek e Dave Cowens, nulla sembrava cambiato rispetto all’anno precedente. Jojo White e Paul Silas erano sempre lì, Don Nelson e Don Cheaney erano più che semplici cambi. Red Auerbach sembrava aver ricreato la stessa macchina da guerra di dieci anni prima, con buona pace della lega. Dietro loro nuovi rivali, i Buffalo Braves, 49-33 e #3 ai playoff. Coach Jack Ramsay aveva impostato la squadra su un basket offensivo e veloce a tanti possessi, Bob McAdoo, MVP della Regular Season, rivinse il titolo di realizzatore principe, Randy Smith, Gar Heard e Jack Marin fecero la loro parte, mentre Ernie Di Gregorio e Jim McMillian ebbero molti problemi fisici che ne ridussero l’impiego. Anche i New York Knicks raggiunsero la post season con l’ultimo posto disponibile, 40-42. Coach Red Holzman dovette affidarsi ai tre veterani rimasti, Earl Monroe, Walt Frazier, MVP dell’All Star Game, e Bill Bradley, ma le perdite soprattutto nel gioco vicino a canestro ed in difesa erano di livello troppo alto per essere sostituite bene dai vari Phil Jackson, John Gianelli ed Hawthorne Wingo. Nella Central Division dominio dei Washington Bullets, 60-22 anche loro ma posto #2. Coach K.C. Jones ebbe finalmente per una intera stagione sano Wes Unseld, formando con Elvin Hayes un duo di lunghi difficilmente fermabile da altri pari ruolo. Oltretutto il dominio delle plance mise in luce le doti offensive di Kevin Porter, PG rapidissima, e le capacità balistiche di Phil Chenier e Mike Riordan, ala piccola molto forte fisicamente. Secondi nella divisione #4 alla post season i sorprendenti Houston Rockets, 41-41. Coach Johnny Egan, alla terza stagione sulla panchina dei texani, vide la maturazione cestistica di Rudy Tomjanovich e Calvin Murphy, PG piccolo ma fortissimo fisicamente, che con Mike Newlin formano un trio di tiratori micidiale.

WESTERN CONFERENCE: primi nella Pacific Division e nella Conference i Golden State Warriors, 48-34. Coach Al Attles trovò una grande stagione da parte di Rick Barry, ad oltre 30 ppg., e leader delle palle recuperate. Con lui la rivelazione Jamaal Wilkes, premiato come Rookie Of The Year, Butch Beard e Clifford Ray, arrivato per Nate Thurmond, accolto con molto scetticismo, ma che fu perfetto difensivamente e sotto le plance. Dietro loro nella division e #4 i sorprendenti Seattle Sonics. Dalla stagione precedente in panchina era arrivato il grandissimo Bill Russell, ed il lavoro iniziava a pagare. 43-39, un gioco offensivamente spumeggiante, intorno a Spencer Haywood, che aveva trovato un coach che lo facesse rigare diritto, con Fred Brown a tirare da distanze incredibili, Archie Clark, Leonard Gray e Slick Watts a portare il loro mattoncino. Nella Midwes Division tre squadre ai playoff. Con la #2 e vincitori della Division i Chicago Bulls di coach Dick Motta, 47-35. Solita ossatura con Bob Love, Jerry Sloan e Chet Walker, con in più Nate Thurmond, arrivato nello scambio con Ray. Altra sorpresa #3 nella Conference i Kansas City Kings, 44-38, di coach Phil Johnson, Coach Of The Year. Squadra costruita intorno al PG Nate Archibald, attaccante incredibile, con Sam Lacey a presidiare le plance, e Scott Wedman, Ron Beaghen e Jimmy Walker a portare un valido contributo in punti. Con l’ultimo posto disponibile i Detroit Pistons, 40-42. Coach Ray Scott aveva cambiato pochissimo, l’asse play-pivot, Dave Bing e Bob Lanier, funzionava benissimo e tanto bastava. Sorprendentemente rimasero fuori i Los Angeles Lakers ed i Milwaukee Bucks, entrambe avevano pagato le perdite di giocatori importanti, ed i Bucks l’infortunio a Kareem Abdul Jabbar.

ap_golden_warriors_3_kb_150528_16x9_992PLAYOFF: ad est il turno preliminare vide i Rockets imporsi 2-1 sui Knicks. Nelle semifinali di Conference Boston ebbe pochi problemi con Houston 4-1, mentre tra Bullets e Braves fu un’autentica battaglia durata 7 partite, che vide i Bullets prevalere grazie alla maggiore profondità del roster nei momenti fondamentali, malgrado la grandissima serie giocata da McAdoo. Finale di Conference tra Celtics e Bullets. Tanti si aspettavano un facile successo dei verdi del Massachussets, ma coach K.C. Jones riuscì ad imbrigliare il gioco Celtics grazie al dominio del pitturato del duo Unseld-Hayes, complice anche l’infortunio al ginocchio di Cowens, che scatenò Porter e Chenier, imprendibili per la difesa di Boston. 4-2 Bullets e Finals raggiunte. Nella Western i Sonics passarono il primo turno 2-1 sui Pistons. Nelle semifinali di Conference Warriors che faticarono forse più del dovuto per aver ragione dei Sonics di un grande Haywood, ma Barry e Beard giocarono una grande serie, portando Golden State a vincere 4-2. I Bulls riuscirono nell’altra serie a limitare bene Archibald, trovarono un ottimo Bob Love, aiutato da Norm Van Lier, e vinsero 4-2. La finale di Conference tra Warriors e Bulls fu molto intensa e durò sette partite. Chicago si portò sul 3-2 vincendo gara 5 nella baia. Ma in gara 6 Barry dominò la partita, Ray comandò il gioco sotto i tabelloni e si arrivò a gara 7. Partita nervosa ed a basso punteggio, decisa dal rookie Wilkes, che trovò i canestri decisivi nel finale per il 4-3 con cui i Warriors ritrovavano le Finals.

Warriors vs Bullets, un inedito, finalmente.

Washington veniva data come grande favorita, troppo più forte vicino a canestro, con un roster più lungo. Ma i Warriors riuscirono a sovvertire il pronostico, ed anche in maniera sorprendente. Furono quattro partite tiratissime certo, ma quattro partite. 4-0 Golden State, con due partite vinte di un punto, con un Rick Barry sopra tutti, con Wilkes, Ray ed anche il veteranissimo Jeff Mullins a dare il loro contributo. L’anello tornava in California, ma destinazione baia. I Golden State Warriors erano campioni NBA, uno dei più grandi upset della storia NBA, Rick Barry venne nominato MVP delle Finals.

Durante la cerimonia di premiazione Walter Kennedy annunciò il suo ritiro.

Iniziava una nuova era.

Arrivederci alla prossima puntata.

Doc. Abbati

Doc. Abbati

Il diversamente giovane del gruppo, appassionato di motociclismo e, soprattutto, dello sport made in USA , fan dei Lakers, dei Raiders e dei Mets rigorosamente in quest’ordine, seguo il basket NBA fin dagli anni 70

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