We’re Talking ‘bout: Season 77/78 (2^ parte)

Come abbiamo visto nella prima parte la Regular Season visse dei momenti difficili, causa l’inasprimento del gioco duro, che, in molti casi, portava ad autentiche risse. Ma fu anche una stagione regolare decisamente interessante, che per lungo tempo venne dominata dai campioni in carica, i Portland Trail Blazers. Ma entriamo nel dettaglio.

A livello regolamentare rimanevano le sei squadre per Conference ai playoff, con le vincitrici delle Division direttamente al secondo turno.

12834446_10207844486657548_275966855_nEASTERN CONFERENCE: Nella Atlantic Division tutto abbastanza sotto controllo per i Philadelphia Sixers. E questo malgrado il cambio di coach dopo le prime sei partite. Coach Gene Shue, già in difficoltà dopo aver perso, a detta di tutta Phila, in malo modo le Finals 1977, iniziò con un record di 2-4. Buon pretesto per licenziarlo, ed il suo posto venne preso dall’ex grande giocatore dei Sixers stessi, ben visto da tutta la Pennsylvania, Billy Cunningham. 55-27 alla fine, e questo con un Julius Erving molto ecumenico e meno one man show, ma con il solito grande Doug Collins, assistiti dal solito George Mc Ginnis, da un grande attaccante come Lloyd Free e dalla crescita continua del giovane enorme centro Darryl Dawkins.
A completare il quadro l’esperienza di Henry Bibby e Steve Mix, insomma un roster pronto a vincere. Dietro loro nella Division e #5 nel tabellone playoff il ritorno dei New York Knicks. Nuovo coach, anche qui l’ex stella Willis Reed, gioco impostato su una grande difesa e due stelle assolute sotto canestro. 43-39 il record, grazie alla coppia di lunghi Bob McAdoo e Spencer Haywood, aiutati dal veterano Earl Monroe e dal giovane Lonnie Shelton, ma una panchina troppo corta. In questa division va segnalata la grande stagione di Randy Smith, G dei Buffalo Braves, premiato con l’MVP dell’All Star Game. Nella Central Division vittoria dei San Antonio Spurs. 52-30 per la squadra di coach Doug Moe, che giocò un bel basket offensivo, dietro al miglior realizzatore della stagione, George Gervin, coadiuvato da un Larry Kenon al meglio della sua carriera. Il duello tra Gervin e David Thompson per la corona di miglior marcatore si risolse solo all’ultima partita, con una differenza di punti che rimane tutt’ora la più vicina tra primo e seconda nella storia della lega. Da segnalare, per la franchigia texana, anche la bella stagione del C bianco Billy Paultz, e della batteria di lunghi, Mark Olberding, Coby Dietrich e Mike Green.
Qualche problema in più nel settore Guardie, Gervin a parte, con Mike Gale e Louie Dampier troppo discontinui. Dietro loro i Washington Bullets, 44-38. Coach Dick Motta aveva cambiato qualcosa nel sistema di gioco, spazio a più giocatori offensivamente e meno minuti in stagione regolare a Wes Unseld. In pratica sei giocatori in doppia cifra, Elvin Hayes sempre nel ruolo di go to guy, ma con lui anche il neo arrivato Bob Dandridge, uno che sapeva come vincere, il giovane lungo Mitch Kupchack, fondamentale sotto i tabelloni e da sesto uomo, Tom Henderson e Kevin Grevey, guardia micidiale dal perimetro. Con la #4 alla post season i Cleveland Cavaliers, 43-39. Coach Bill Fitch continuava nella sua opera, difesa, controllo del pitturato e molte opzioni offensive. Era arrivato Walt Frazier a far coppia con Bingo Smith in G. Poi i soliti Jim Chones e Jim Brewer, Elmore Smith, C rimbalzista e stoppatore, Campy Russell e Austin Carr. Ultimo posto utile per gli Atlanta Hawks, 41-41. Coach Hubie Brown vinse il premio come Coach Of The Year, riuscendo a raggiungere i playoff con una squadra con in pratica una sola stella, ma con qualche problemino extra cestistico, John Drew, e degli onesti mestieranti del parquet, dal C Steve Hawes al PG Armond Hill, da Eddie Johnson a Tom McMillen per arrivare a Wayne “Tree” Rollins. Una squadra che giocava con il cuore e con ampie rotazioni.

WESTERN CONFERENCE: Nella Pacific Division e nella regular season dominio totale dei Portland Trail Blazers di coach Jack Ramsay, 58-24. Ma per 60 partite fu ancora più che dominio totale. Con un Bill Walton infermabile in attacco ed in difesa ed MVP della Regular Season, il record fu 50-10. Poi il grave infortunio al piede e l’insapettato calo, con solo 8 partite vinte da li alla fine, che fece venire qualche dubbio sulle reali capacità dei vari Lionel Hollins, Maurice Lucas, Bob Gross e Johnny Davis. Dietro loro e #3 ai playoff i Phoenix Suns, 49-33. Coach John McLeod aveva trovato una coppia di guardie fenomenali, con Paul Westphal e Walter Davis, nominato Rookie Of The Year. Alvan Adams sempre grande uomo squadra sotto i tabelloni, Ron Lee e Gar Heard su ottimi livelli. Qualificati alla post season anche i Seattle Supersonics, 47-35, dopo un inizio terrificante. Coach Bob Hopkins cacciato dopo 22 partite, e cinque sole vittorie, squadra a Lenny Wilkens e trasformazione kafkiana.
Gus Williams
, Dennis Johnson e Fred Brown e portare punti e leadership, Marvin Webster e Jack Sikma sotto le plance, Paul Silas e Slick Watts come veterani. Anche i Los Angeles Lakers raggiunsero la post season, 45-37. Ma la franchigia di coach Jerry West ebbe grossi problemi causati da quanto raccontato nella prima parte. Kareem Abdul Jabbar in una stagione normale, causa problemi alla mano fratturata, Norm Nixon a correre il parquet meravigliosamente, squadra anche ringiovanita in Jamaal Wilkes ed Adrian Dantley, ma troppi cambi nel roster per poter trovare la quadratura del cerchio in una stagione difficile. Nella Midwest Division solita vittoria dei Denver Nuggets, 48-34. Coach Larry Brown faceva giocare un basket offensivo spettacolare, con David Thompson e Dan Issell su tutti. Senza contare Bobby Jones, sempre meraviglioso, Bob Wilkerson e Brian Taylor. Dietro loro ed ultimo posto alla post season i Milwaukee Bucks, 44-38. Coach Don Nelson stava iniziando un’opera di ringiovanimento della squadra, ed aveva in Marques Johnson e Brian Winters due leader naturali, oltre che due notevoli attaccanti. Quinn Buckner, Junior Bridgeman e Dave Meyers altrettanto importanti. Una squadra giovane, con rotazioni lunghe e tanti buoni attaccanti.

PLAYOFF: Ad est turno preliminare con i Knicks che con un grande McAdoo sorpresero dei Cavs molto poco cattivi nel pitturato, ed i Bullets che non persero molto tempo a piegare le resistenze, vane, degli Hawks. Malgrado un Hayes sotto tono, Grevey e la panchina, Larry Wright e Kupchack su tutti, dominarono il solo Drew. Nelle semifinali di Conference i Sixers dominarono i Knicks, 4-0. McGinnis si immolò in difesa su McAdoo, mentre Collins, Erving e Free facevano il loro lavoro in attacco. Nell’altra semifinale i Bullets sorpresero gli Spurs giocando il basket dei texani, ma ritrovando il duo Hayes-Unseld sotto i tabelloni. Malgrado un Gervin da oltre 33 ppg., troppo squadra nel roster Washington, 4-2 e finali di Conference. I Sixers entrarono nelle finali di Conference da grandissimi favoriti. Ma i Bullets riuscirono a dimostrarsi più squadra, e tronati nella capitale sull’1-1 imposero la loro legge, fatta di controllo dei rimbalzi e contropiede. Dandridge, Grevey e Wright giocarono una grande serie, ed a nulla servì il prodigarsi di Doc.J. e Collins per ribaltare le sorti della serie. 4-2 e Finals per i Washington Bullets.

Nella Western Conference apertura dei playoff con botto. I Bucks guidati da un grande Marques Johnson eliminarono 2-0 i favoriti Suns, mentre i Sonics sfruttarono al meglio il fattore campo contro i Lakers, 2-1. Nelle semifinali di Conference i Sonics affrontarono dei Blazers orfanissimi di Walton, che due partite provò a giocarle, e sorpresero la NBA, ma forse nemmeno troppo, dominando vicino a canestro con Sikma e Webster, 4-2. La serie tra Nuggets e Bucks fece vedere un basket incredibile e spettacolare e si arrivò alla settima partita. In gara 3 i Bucks segnarono 143 punti, ma Denver non smise mai di cercare il proprio basket offensivo e veloce ed alla fine ebbero ragione. 4-3 e finali di Conference. I Nuggets avevano il vantaggio del fattore campo, ma i Sonics sembravano avere qualcosa in più, una missione da compiere. Tutti diedero, specie in difesa, qualcosa in più, e le rotazioni più lunghe dei Sonics fecero il resto. 4-2 Seattle e Finals.

Washington Bullets vs Seattle Supersonics, Finals del tutto inedite.

12822155_10207844487657573_1462841364_nGiocate in una formula strana, con i Sonics con il vantaggio della settima in casa, tutto sembrò far pendere l’ago della bilancia verso la squadra dello stato di Washington. Ma i Bullets la pensavano diversamente. Sotto 3-2 i Bullets in gara 6 demolirono le certezze dei Sonics dominandoli in ogni parte del campo, con una grande partita di Unseld, Kupchack e Wright.

Gara 7 fu come sempre emozionante. I Bullets andarono avanti fin dal primo quarto, con i Sonics sempre molto vicini. Charles Johnson e Bob Dandridge da una parte e Marvin Webster e Fred Brown dall’altra fecero una grande partita. Ma con 12 secondi da giocare Unseld, sul 101-99 Bullets, fece una grande giocata difensiva su Webster prese rimbalzo e fallo e segnò i due liberi decisivi. 105-99.

I Washington Bullets vinsero l’agognato anello.

Per Hayes e Wes Unseld, MVP delle Finals, il titolo tanto voluto.

Arrivederci alla prossima puntata.

Doc. Abbati

Doc. Abbati

Il diversamente giovane del gruppo, appassionato di motociclismo e, soprattutto, dello sport made in USA , fan dei Lakers, dei Raiders e dei Mets rigorosamente in quest’ordine, seguo il basket NBA fin dagli anni 70

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