NFL Top 5 franchigie “maledette”

Non siamo neanche a metà della lunghissima offseason NFL e chi si è appassionato a questo sport per la prima volta (magari nel corso dell’ultimo Superbowl!) può trovarsi nella situazione di chiedersi…e io che squadra tengo il prossimo anno!?

La scelta più ovvia è legata ad uno dei team maggiormente sulla cresta dell’onda attualmente: i Patriots di Tom Brady, i campioni di Denver, i Packers di Aaron Rodgers, i Seahawks di Russell Wilson e della Legion of Boom o, perchè no, i vice campioni di Carolina con la stella di Cam Newton

Il sistema NFL, basato su un rigido salary cap e sul meccanismo delle scelte universitarie (la squadra peggio classificata in termini di record generale può scegliere, senza lottery, per prima nel draft dell’anno seguente) crea i presupposti perchè tutte le franchigie possano avere gli stessi mezzi per costruire la loro squadra. La ricerca di un’ipotetica “parità” è uno degli elementi di successo di questa Lega perchè si tende a mettere maggiormente in mostra la capacità dei Management e del Coaching Staff nell’allestire o meno un roster competitivo.

Nonostante ciò alcune squadre mettono storicamente a dura prova i loro tifosi la cui fede viene testata ciclicamente da delusioni, illusioni e sconfitte al cardiopalma.
Andiamo a vedere alcune fra le franchigie “maledette” della NFL

Detroit Lions

635890729350292895-AP-49ers-Lions-Football-Qui viene spesso tirata in ballo “La maledizione di Bobby Layne” secondo la quale l’ex quarterback Bobby Layne (campione NFL con i Lions in tre occasioni fra il 1952 e il 1957), arrabbiato per la cessione agli Steelers, avrebbe previsto che i Lions non avrebbero vinto nulla per i successivi cinquanta anni. Sull’autencità di tale battuta permangono tutt’ora molti dubbi; vero è che da quella volta Detroit ha vinto una sola partita playoff (su dodici tentativi), non ha mai giocato un Superbowl (i titoli degli anni ’50 si riferisco all’era pre-Superbowl), ha collezionato l’unica stagione 0-16 della storia NFL ed ha sempre navigato un’oceano di mediocrità.
Anche la scelta al draft di superstar come Barry Sanders (considerato il secondo miglior running back della storia) non ha portato gli esiti sperati negl anni ’90 dove, fra l’altro, “risiede” l’unica vittoria ai playoff (contro i Cowboys). A “rallegrare” ulteriormente il morale dei tifosi blue-honolulu è arrivata, in questo periodo, l’annuncio del ritiro del ricevitore superstar Calvin Johnson.

Cleveland Browns

johnny-manzielL’ultimo titolo dei Browns risale al 1964 quando un certo Jim Brown (il running back più forte della storia) metteva a ferro e fuoco le difese avversarie a suon di corse su corse. Differentemente dai Lions, i Browns hanno conosciuto alcune epoche di estrema competitività (la seconda metà degli anni ’60 e degli anni ’80) in cui, però è sempre mancato il passo decisivo per la conquista dell’agognato Anello.
Nei cuori dei tifosi Browns sono rimasti, in particolare, i team di fine anni ’80 guidati in panchina da Marty Shottenheimer e, sul campo, dall’eclettico quarterback Bernie Kosar: aiutato da un reparto difensivo d’elitè e da un running game di ottimo livello, l’ex prodotto di Miami guidò la franchigia a ben tre apparizioni all’AFC Championship. Sulla loro strada i Browns trovarono sempre i Denver Broncos di John Elway che, in queste tre occasioni, riuscirono a fermare la franchigia dell’Ohio ad un passo dal Superbowl. Parole come “the Drive” e “the Fumble” (che richiamano altrettante azioni decisive in due dei tre championships persi) suonano ancora tremende alle orecchie dei tifosi dei Browns che, dopo il periodo di successo di fine anni ’80 hanno sono precipitati in una situazione di totale inefficenza.

Buffalo Bills

rex-billsA differenza dei Lions i Bills hanno vissuto una prima parte di anni ’90 da protagonisti: Jim Kelly, Thurman Thomas, Bruce Smith, Andre Reed furono gli assi di una delle squadre più forti di sempre, in grado di arrivare a quattro Superbowl consecutivi e di perderli tutti. Dal primo perso per un mancato field goal di Scott Norwood (ma un calcio dalle 47 yards all’aperto per un kicker che non aveva mai avuto quelle distanze nelle gambe è falsamente considerato un errore clamoroso…) agli altri tre in cui i Bills furono battuti abbastanza nettamente. La vicenda di questa magica squadra è stata riassunta, recentemente, in un episodio della serie Espn 30 for 30 “Four falls in Buffalo” che riesce veramente a mettere i brividi e a far simpatizzare, almeno un po’, per questa franchigia e per i suoi tifosi.
Altra “epica” giornata fu quella del cosiddetto Music City Miracle, in cui i Titans, impegnati contro i Bills per un match valido per il primo turno playoff nel 2000, vinsero la partita riportando in endzone, a cronometro 00.00, un kickoff dei Bills che avevano appena segnato quello che sembrava essere il field goal decisivo. La giocata, che alcuni considerano ancora viziata da un passaggio “in avanti” non consentito, chiuse l’esperienza dei Bills ai playoff. Da quella data sono passati quindici anni, la più lunga assenza dai playoff fra i team che partecipano alla NFL. Nonostante questo il Ralph Wilson Stadium è quasi sempre esaurito.

Minnesota Vikings

blair-walsh-nfl-nfc-wild-card-seattle-seahawks-minnesota-vikings-4-850x560Cosa hanno i Vikings in comune con i Bills? L’aver partecipato a quattro Superbowl, averli persi tutti quanti (sebbene non in fila) e non essersi mai messi al dito l’agognato anello.Il team degli anni ’70, guidato dal leggendario coach Bud Grant e dal quarterback Frank Tarkenton si scontrò più volte contro Pittsburgh e Oakland, le altre superpotenze di quegli anni. La difesa dei viola, soprannominata Purple People Eaters per la sua ferocia e guidata dall’Hall of Fame Alan Page, si dimostrò essere uno dei punti di forza della squadra che, nel giro di sette anni riuscì a raggiungere per ben quattro volte il “gran ballo finale”. Purtroppo per la franchigia del Minnesota arrivarono quattro sconfitte (con i Chiefs nel Superbowl IV, Miami Dolphins nel Superbowl VIII, Pittsburgh Steelers nel Superbowl IX e Oakland Raiders nel Superbowl XI) che non sono poi mai state “vendicate” nel corso delle stagioni successive.
Nel corso degli anni, molti anni e bassi hanno contraddistinto le stagioni dei “viola”. Nel 1998 i Vikings entrarono ai playoff con un record di 15-1 e tutti i favori del pronostico: guidati dal quarterback Cunningham e da una coppia di wide receiver superstar come Randy Moss e Cris Carter, niente sembrava poter fermare Minnesota. E invece nel NFC Championship contro Atlanta, con meno di due minuti sul cronometro, il kicker Gary Anderson mancava il field goal della vittoria consentendo ai Falcons di pareggiare e vincere la partita al supplementare. Per Anderson si trattava del primo errore stagionale dopo una stagione in cui non aveva mancato un singolo calcio.
Più recentemente le maledizioni dei tifosi in viola si sono scagliate contro Brett Favre che, nel NFC Championships del 2010 contro i Saints, in situazione di pareggio e con una buona posizione in campo (Minnesota avrebbe anche potuto tentare un lungo field goal) si fece interecettare il lancio che avrebbe dato ai Vikings la possibilità di calciare un comodo field goal che avrebbe spedito il team di Adrian Peterson al Superbowl contro gli Indianapolis Colts. E’ proprio di quest’anno invece l’atroce sconfitta con i Seahawks (10-9) nei playoff con il kicker Blair Walsh a sbagliare un elementare field goal da 27 yards con pochi secondi sul cronometro.

Cincinnati Bengals

635872459054825140-122815BengalsBroncos-43La franchigia dell’Ohio non ha mai dato grosse soddisfazioni ai suoi pur affezionati tifosi e i sogni dei proprio supporters si sono spesso infranti contro lunghi periodi di mediocrità. Negli anni ’80, seppur a fasi alterne, i Bengals riuscirono a guadagnarsi una certa notorietà e la guida dei Coach Forest Gregg e Sam Wyche consentì ai nero-arancio di issarsi fino a due Superbowl (XVI e XXIII). Purtroppo per Cincinnati, sulla sua strada si parò di fronte il talento infinito di Joe Montana che, alla guida dei formidabili San Francisco 49ers degli anni ’80, impedì alla franchigia dell’Ohio di fregiarsi di quel titolo che avrebbe probabilmente meritato.
Dopo un lungo periodo di buio seguito a quegli anni (e alla morte dell’ex proprietario Paul Brown) e ben quattordici stagioni con record perdenti e tragiche scelte al draft, Cincinnati è tornata a brillare, almeno in Regular Season, sotto la guida di Coach Marvin Lewis. L’ex defensive coordinator dei Ravens campioni del Superbowl del 2000, ha saputo creare un gruppo equilibrato che, per la prima volta, da fine anni ’90 si è saputo spesso imporre nel corso dell’autunno. I problemi sono sempre arrivati ai playoff dove sono arrivate ben sette eliminazioni al primo turno (di cui le ultime cinque consecutive). Quantomeno la squadra è valida e anche per il prossimo anno le prospettive sono quelle di conquistare un posto playoff.

Fabio G

Fabio G

Anconetano doc, seguo da anni gli Sport Americani e la NFL in particolare, con un occhio di riguardo per i Detroit Lions. Da poco collaboro con NBA-Evolution come redattore per la sezione NFL.

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