Playoffs 2016, pagelle Semifinali Conference

Terminato il 2° turno con la sfida dell’Air Canada Centre, non potevano mancare le nostre pagelle. Premiato l’agonismo dei Thunder, la potenza terrificante dei Cavs e la comunque magnifica stagione di Portland. Il fisico ha tradito San Antonio mentre dietro la lavagna ci vanno gli Hawks che vedono solo nero quando incontrano LeBron James.

PAGELLE

Voto 10 agli Oklahoma City Thunder: perdere di oltre 30 punti in gara-1 contro gli Spurs per poi vincere la serie in 6 gare, sbancando due volte in Texas dove San Antonio aveva perso solo una volta in tutta la regular season…beh pazzesco..in pochissimi avrebbero immaginato questa sceneggiatura ma la squadra di Donovan – che ha non pochi meriti – ha strameritato le finali di Conference, dimostrando quella maturità che fino ad oggi era mancata, il tutto grazie ad una solidità di squadra impressionante (Adams mo-nu-men-ta-le) oltre che al talento dei due fari Westbrook e KD ormai consci della loro forza ed in grado di esprimerla al meglio. Allacciamoci le cinture, la serie contro i Warriors promette scintille. Chapeau.

Voto 9 ai Cleveland Cavaliers: senza se e senza ma per ora sono quelli che hanno dato la miglior dimostrazione di forza bruta in questi Playoffs 2016. Otto vittorie su altrettante gare disputate e in almeno 4 di queste il trio Love-James-Irving è andato oltre i 20 punti, segno che il feeling e la fiducia sono ai massimi livelli da due anni a questa parte.
Pazzesche le percentuali da dietro l’arco: le 77 triple messe a segno (25/45 in g-2 con un irreale 55,6% mentre 46,2% è la media in postseason) contro gli spennati Hawks sono un record così come le medie oltre il 50% di Jr, Irving, Frye e Jefferson.

Voto 8 ai Portland Trail Blazers: che dire di questa magnifica stagione condotta da Lillard e McCollum e magistralmente orchestrata da Stotts?! Che con programmazione e spirito di sacrificio anche nel temibile Ovest è possibile togliersi delle grandi soddisfazioni. Dopo i KO di Paul e Griffin hanno saputo sfruttare la chance data dal destino e pur avendo rimediato un sonoro 4-1 contro Curry & co. escono a testa altissima, avendo ceduto in gara-4 solo di fronte al miglior OT della storia da parte di un singolo giocatore e in gara-5 sul filo di lana dopo una battaglia di 48 minuti. Sperando che in estate possano ampliare ed approfondire il loro roster, magari con qualche big (KD?) per poter creare, chissà, una nuova reale contender dalle macerie dell’estate 2015. Solo applausi.

Voto 7 ai Toronto Raptors: sono riusciti a venir fuori vincitori anche da queste 7 battaglie contro Miami dopo quelle altrettanto ardue giocate contro i Pacers. Nonostante Lowry (decisivo in gara-7 ed in crescita come personalità sul parquet) e DeRozan tirino dal campo con poco più del 35% i ragazzi del Nord si son fatti trovare più pronti negli ultimi 48’ chiudendo bene l’area con un Byombo in grande spolvero dopo il KO di Valanciunas e limitando i pericoli dal perimetro dati da Wade (forse arrivato sulle gambe ma playoff sontuosi per lui) e Dragic. Sono per la prima volta ad una Finals di conference, hanno l’occasione della vita ma contro questi Cavs l’ostacolo sembra davvero insormontabile. Ma, in fondo, non dicevamo lo stesso per Oklahoma?

Voto 5 agli Atlanta Hawks: troppo incostanti nell’arco dei 4 match e di conseguenza annichiliti dalla forza bruta messa sul parquet dai Cavs. All’appello non hanno risposto Teague (nella decisiva gara-4 in campo nel finale c’era Schroeder), Korver, buona parte della panchina non ha retto il confronto con quella avversaria e l’ultimo ad arrendersi è stato quel Millsap, unico sempre in doppiacifra assieme ad Al Horford. Sono 8 i KO in postseason in due anni contro Cleveland a fronte di un poco onorevole “ZERO” nella casella dei successi.

Voto “Cos’è la pressione?” ai Golden State Warriors: record di vittorie dei Bulls infranto, spazzati via i Rockets, ma Curry out per almeno 3 gare e loro non tremano MAI. Reagiscono da grande squadra quali sono, dimostrando a tutti, come se ce ne fosse bisogno, che anche senza l’MVP sanno reggere la pressione. Klay Thompson monumentale (31 di media vs Portland), Livingston tira con il 53% dal campo, Green solito tassello imprescindibile (22.2 punti, 11.2 rimbalzi, 7.4 assist, 3.2 stoppate, 1.8 recuperi, basta no?) e poi, va beh, il ritorno di Curry con quei 17 punti nell’OT nella fondamentale gara-4. E ora viene il bello. Occhiaie nun ve temo.

Voto “Ci vuole un fisico bestiale” ai San Antonio Spurs: dopo gara-1 sembrava di dover assistere ad un massacro per i malcapitati Thunder. Sembrava, appunto. Perchè man mano che la serie proseguiva saliva la condizione atletica dei Thunder e si squagliava la loro. Aldridge e Leonard hanno provato a tener in piedi le speranze – dalla panchina quasi sempre poco o niente – ma anche per loro sono scese le percentuali (fatale quel 39% dal campo di squadra in gara-5) e l’intensità sul parquet dopo i primi 2 match. Popovich ha ammesso con la consueta eleganza la sconfitta, e sui “Tri Amigos” che dire…si intravede ahinoi il crepuscolo (Duncan e Ginobili praticamente mai nella serie, Parker troppo incostante) e solo tra qualche settimana conosceremo il loro destino. Probabile un “Thanks for the Memories” per almeno uno di loro, visto che l’ex Virtus lo ritroveremo in estate alle Olimpiadi. Ma le sorprese in Texas sono sempre dietro l’angolo.

Voto “Aggrappati a D-Wade” ai Miami Heat: prima Bosh, poi Whiteside. Che jella. L’unica era mettere tutto in mano a quel talento classe 1982 da Chicago che dopo una serie strepitosa contro Charlotte si è caricato il peso della sua franchigia sulle spalle (gara-3 e 4 da antologia) per provare ad andare a sfidare il suo amico LeBron James. Bravo Spolestra a lanciare coraggiosamente (o come ultima spiaggia) il quintetto small-ball dopo aver ottenuto poco niente dai vari Stoudemire, Haslem, McRoberts, Gerald Green ecc.. Un azzardo che ha pagato in gara-6 ma che nulla ha potuto contro il bombardamento di Lowry e il fisico di ToInfinityAndByombo nel match decisivo. Buone vacanze, e che il destino ci regali ancora tanto, ma tanto Wade.

N.S

N.S

Sangue Romagnolo ma cresciuto 19 anni a Como, si innamora della palla a spicchi nell’ormai preistorico 2001 (militando in squadra con FMB), al Pianella di Cantù per il derby contro i cugini varesotti. Tifoso Lakers, Packers e del Cesena calcio, venera Jason Williams, le IPA fortemente luppolate e la jersey viola dei Raptors di Damon Stoudamire. Nickname: N.S